Friday, August 8, 2008

Sulla Galleria Contemporaneo Mestre

Miei interventi su EXIBART 30/07/2007 e EXIBART 26/10/2006

http://www.exibart.com/notizia.asp/IDNotizia/20197
La programmazione 2006 della Galleria Contemporaneo di Mestre resta ancor oggi un memorabile repertorio di banalità utile da analizzare per capire i più comuni errori compiuti dalle istituzioni italiane d’arte contemporanea e premessa delle successive mostre 2007 firmate Riccardo Caldura. Già leggendo la lista dei tre artisti invitati nel 2006 notiamo che essi rispecchiano una sola tendenza dell'arte contemporanea, evidentemente quell’unica che piace al curatore, eppure il Contemporaneo non è una galleria privata ma uno spazio espositivo pubblico che ha il dovere restituire un'immagine credibile della produzione artistica attuale. “Esther Stocker”, “Attila Csorgo”, “Marotta & Russo”: la formula scelta è quella del nome-cognome; escluse esposizioni di ricognizione o mostre con un’idea tematica innovativa. Caldura, in un articolo apparso nel 2006 su “News Candiani”, definiva il Contemporaneo di Mestre come un “spazio pubblico di ricerca”, e anche nel sito web dell’istituzione il termine “ricerca” ritornava più volte in presentazioni di esposizioni e incontri del 2006; nel medesimo articolo, lo spazio mestrino veniva descritto come istituzione per artisti che hanno “già maturato una significativa attività espositiva sia in spazi pubblici che privati”, in altre parole una realtà appiattita su percorsi sicuri di circuito, nomi noti, già mid-career, non certo delle scoperte inedite. Chiaramente una selezione di base così restrittiva esclude l’autentica ricerca. La monotona e prevedibile programmazione di una gestione provinciale ci è stata venduta per operazione di “ricerca” dove la routine del sistema dell’arte doveva apparire il massimo dell’innovazione; in questo disastro non basta qualche evento collaterale a cambiare la sostanza delle cose. Ma veniamo ora al presente. Gazzettino dell’11 gennaio 2007: “La Galleria mestrina si rilancia in una nuova veste incentrata sulle personali e collettive di artisti locali e internazionali”. Dopo le critiche alla gestione Caldura il Contemporaneo cerca ora un rinnovamento che appare faticoso, comunque condizionato dal background del curatore, fatalmente datato, segnato da dogmatismi e rigidità anni ’90: sembra di trovarci dinnanzi ad una programmazione di dieci anni fa. La mancanza di metodo, l’incapacità di articolare progetti complessi riducono le scelte curatoriali ad una contemporaneità di maniera, dove una sembianza di rigore viene simulata con la ripetitività delle proposte e la censura su intere aree della produzione dell’arte visiva contemporanea.

http://41.exibart.com/notizia.asp?IDCategoria=59&IDNotizia=17198
Chi vincerebbe oggi un concorso analogo a quello illustrato dall'esposizione? Meno stimolanti, invece, i quesiti suggeriti dalla mostra in corso, a Mestre, alla Galleria Contemporaneo, seconda puntata della noiosa, ripetitiva, ingessata programmazione del nuovo curatore che è l'autore, in “News Candiani”, di questo testo di presentazione:
“in maniera tale che si possa meglio comprendere in quale direzione si va indirizzando la proposta culturale di uno spazio pubblico di ricerca oggi”.
"Spazio pubblico di ricerca" la Galleria Contemporaneo di Mestre? Certamente no: essa espone artisti che, come spiega l’articolo, hanno “già maturato una significativa attività espositiva sia in spazi pubblici che privati”. Una selezione di base così restrittiva esclude l’autentica ricerca. Il Contemporaneo-Mestre rimane sostanzialmente realtà appiattita su percorsi sicuri di circuito, quindi artisti di mid-career con in più alcune attività collaterali; o - magari - luogo dove, come spesso succede, persino il gusto personale del curatore viene scambiato per “ricerca”.