La mia lettera al Gazzettino che, nel febbraio 2004, ha avviato ad una proficua discussione sul rapporto cultura locale - sistema dell'arte - circuiti internazionali - omologazione culturale.
Il Gazzettino. Sabato 28 febbraio 2004
“Bevilacqua La Masa snobba i giovani artisti” di D.S.K
Alcuni mesi fa il curatore dell’archivio della fondazione Bevilacqua La Masa mi chiese una cartella di documentazione dei miei dipinti da spedire all’archivio di Via Farini a Milano ed una seconda da inserire in quello della fondazione. Per me è stata una sorpresa perché dalla maggiore età in poi non ho più partecipato alle collettive della Bevilacqua né ho mai fatto richiesta di uno studio a Palazzo Carminati. Il responsabile dell’archivio aveva visto alcuni miei quadri anni fa ad una collettiva di artisti alla Querini Stampalia.Ho sempre preferito osservare con un certo distacco (da spettatore attento) questa importante istituzione che documenta gli sviluppi contemporanei di una tradizione culturale unica, ma l’invito mi dà lo spunto per considerazioni chi vi voglio proporre.L’idea di un archivio che sia anche mappatura degli artisti presenti sul territorio è giusta e forse necessaria, così come l’apertura alla realtà internazionale può avere degli effetti di ritorno positivi, però bisogna dare uno sguardo più generale a tutta la programmazione 2004 della Bevilacqua.In una vetrina così ricca di proposte non ci sono spazi adeguati che valorizzino veramente gli artisti che operano sul territorio, né è prevista una mostra di ricognizione sulla loro attività. Chiaramente non è corretto attribuire tutte le responsabilità della situazione attuale alla presidente Angela Vettese (dietro di lei è ben visibile l’ambigua ombra del Comune di Venezia), però alcune sue scelte vanno analizzate in profondità perché sono l’estrema espressione di un modello culturale oggi vincente non solo nell’ambito delle arti visive ma in molti settori della cultura giovanile intesa in senso lato, e persino nella visione di cultura “locale” dell’attuale classe politica che amministra la città. Domina su tutto un’ossessione internazionalista che sembra fornire l’unico possibile parametro di confronto perfino per la produzione artistica di una realtà come quella veneziana. Ma la cultura locale vista dai ristretti, elitari e spesso manipolati circuiti dell’arte contemporanea internazionale appare come un dato ininfluente: che senso ha, con queste premesse, dare spazio a chi opera sul territorio? Molto meglio presentare i già noti (e ricchi) artisti già premiati dal circuito internazionale (Alex Katz) facendo ben capire in questo modo che il percorso da attuare per un artista è un altro: ed, in effetti, accade oggi che i nomi italiani ritenuti di rilievo internazionale non sono selezionati in Italia, ma scelti all’estero all’interno di quegli stessi circuiti. Molti segnali indicano che sempre più Venezia viene considerata come un palcoscenico dove premiare il già noto a livello internazionale, una sorta di piedistallo di particolare prestigio, ed anche in questa prospettiva la cultura locale appare come un dato quasi irrilevante: il passo ulteriore è quello di teorizzarne la fine e di considerare la sua sopravvivenza provincialismo da superare.Ringrazio davvero nuovamente il curatore dell’archivio per questa iniziativa nei miei confronti che ho molto apprezzato (infatti sono input che per un pittore nella mia situazione non facile sono certamente positivi e di stimolo). Ho consegnato la cartella per quanto riguarda Via Farini, non ho dato invece una cartella per la Bevilacqua, e ciò perché questa istituzione, nei suoi obbiettivi generali, sembra poter offrire pochissimo di concreto ad un artista veneziano della mia età, inoltre non condivido i loro complessi d’inferiorità verso i manipolati circuiti d’arte dei paesi più ricchi e potenti del pianeta. Certo in confronto qui lavoriamo con meno possibilità, però abbiamo un’identità culturale alla quale teniamo: per difenderla ormai c’è bisogno di un lavoro di resistenza.Nella presentazione della mostra inaugurata alla B.L.M è scritto: “la mostra di Roni Horn, che con i suoi frammenti di disegni e di clown, intende essere un controcanto doloroso e sensibile all’opulento carnevale veneziano”. Ma quale opulenza? L’autore della presentazione ragiona per stereotipi. Negli ultimi anni il carnevale veneziano è stato immiserito da una gestione insensata, sullo sfondo della preoccupante crisi economica della città. Chi propone da posizioni istituzionali certi modelli culturali abbia almeno l’accortezza di non farlo ponendosi in polemica con la cultura locale.