Tuesday, November 11, 2008

Ancora su MIGROPOLIS-STATOPOLIS

Postilla a MIGROPOLIS-STATOPOLIS. ATTENZIONE: è un topic "lavori in corso". Testo e correzioni in via di stesura.

#4 Un errore analogo (rapporto tra sistema dell'arte e arte di ricerca) l'avevamo visto al Contemporaneo di Mestre nella nuova gestione di Riccardo Caldura. Si tratta di intellettuali il cui operato deve essere analizzato con molta attenzione: tendono invariabilmente a sostituire o sovrapporre i loro schemi mentali improntati ad un rigido massimalismo (mai loro teorizzazioni originali) alla centralità della poetica dell'artista. Per comprendere appieno quest'impostazione assai frequente nei progetti curatoriali di mostre d'arte contemporanea dobbiamo confrontare i vari nodi delle problematiche poste da MIGROPOLIS:
- assenza di una poetica d'artista
- creatività prodotta non in autonomia ma all'interno di circuiti istituzionali luoghi di attribuzione del valore e gerarchici
- sguardo sensazionalistico sulla realtà
- catalogo in inglese (pubblico internazionale)
- teorizzazioni di riferimento, illustrate in senso divulgativo, proposte come "ricerca"
- polemica con produzioni iconografiche che nulla hanno in comune con l'arte contemporanea (qui la "Venezia da cartolina")

Quando Scheppe definisce la mostra come anti-arte, vuole a suo modo - certo ingenuamente - sottolineare l'esplicita oggettività (dati, documentazione, fotografie) del metodo adottato. Esso dovrebbe costituire il nucleo teorico di una pratica creativa antitetica alla soggettività della poetica d'artista; prassi, questa, che prevede, in tutte le sue fasi, una continua negazione e presa di distanza dall'arte come linguaggio espressione d'intuizione pura, atto generato dall'intima elaborazione interiore: la sua motivazione profonda rimane esterna all'artista. Un'ossessione di autorevolezza permea di conseguenza tutte le fasi del fare creativo: dal recinto istituzionale di trasmissione del sapere alla sede del sistema dell'arte, dalle teorizzazioni di riferimento restituite illustrativamente alla falsa polemica con la Venezia da cartolina.

#5 La mostra non ci informa su un dato: la realtà dei migranti è ancor più cruda di quella che vediamo in MIGROPOLIS. Le STATOPOLIS esistenti in alcuni dei loro paesi di provenienza sono talmente radicali che negano ai cittadini persino i bisogni primari; i migranti non sempre fuggono da una condizione sociale di povertà, ma dallo sfruttamento che è cosa assai diversa. Sfruttamento significa mancanza di diritti. Ritornano ancora, al centro del problema, i poli opposti potere/fasce deboli. Troppo facile inventarsi una comoda cartolina di povertà; anche gli artisti veneziani (nuovi migranti anch'essi in fuga dalla mancanza di diritti) sono costretti a lasciare una città preda di una STATOPOLIS che li estromessi, in quanto cittadini "diversi" facilmente ricattabili e manipolabili, dai meccanismi decisionali dei loro spazi istituzionali. Ci stiamo dimenticando che le fasce sociali deboli della società contemporanea sono varie e di diversa natura. Alcune richiedono bisogni primari, altre bisogni complessi. Le prime provengono, sono in relazione con situazioni di povertà, sfruttamento, assenza di diritti. Le seconde (creativi, ricercatori, innovatori) sono in relazione con le punte più competitive delle culture europee e dello scenario internazionale. Il pericolo di fondo rimane quindi in un abbassamento della soglia dei diritti, conquista d'intere generazioni, verso uno sfruttamento cronicizzato e appiattito sui bisogni primari, emarginando le aree di innovazione e ricerca. Ricordiamoci che STATOPOLIS fornisce servizi ma raramente offre spazi, casomai li sottrae (togliendo autonomia, accentrando, consegnando ad esasperati individualismi la gestine della cosa pubblica). Nella gabbia chiusa di STATOPOLIS chi ha un talento e lo esprime risulta un eversore sovvertitore di schemi consolidati.

#6 Voglio inserire in TRANQUI2 molti materiali su questa mostra, per consentire un dibattito fecondo sulla questione. Segnalo un'intervista ad Angela Vettese tratta da: http://www.globalproject.info/it/