Friday, July 31, 2009

Scandalo alla GAMeC di Bergamo


Sullo scandalo GAMEC di Bergamo (Galleria Arte Moderna e Contemporanea): le mie riflessioni
Ho già accenato qui in merito al rifiuto della GAMEC di rispondere alla scaletta di domande redatta dalla redazione del Giornale di Bergamo (formulata in seguito alla mia lettera al giornale). Per quale ragione GAMEC si sottrae ad un confronto con l'opinione pubblica? Se davvero i linguaggi dell'arte contemporanea sono importanti in quanto strumenti di produzione di pensiero, perché vediamo critici d'arte e specialisti della materia evitare un dibattito che potrebbe avere funzione didattica verso i lettori di un quotidiano, quindi di un pubblico non specialistico?
Il sistema dell'arte internazionale parrebbe agire, quando si inserisce in contesti locali, come un livellatore del gusto che tende a porre in secondo piano le tematiche legate al territorio per privilegiare motivi e stili elaborati da pochi centri di riferimento. Di fatto la realtà è più articolata, le variazioni del medesimo modello (che all'apparenza sembrerebbe ripetersi sempre uguale) sono innumerevoli; il sistema, innestandosi nelle differenti situazioni locali, produce ibridi e interagisce con i diversi microclimi culturali.
Certo non è semplice riuscire ad individuare le linee di continuità della cultura locale, gli elementi ricorrenti, le matrici che nemmeno una schiacciante omologazione imposta dall'alto può completamente annullare. L'omologazione in corso è pervasiva e aggressiva, ma superficiale: si nutre di stereotipi, raramente arriva al dettaglio. Fondamentale rimane, quindi, eliminare ogni stereotipo, porre tra parentesi i luoghi comuni tanto cari a certa critica d'arte avvicinandosi ad un determinato territorio con grande cautela, cercando di acquisirne una conoscenza più di dettagli che d'insieme; il tentativo potrebbe consistere nell'effettuare collegamenti, raffronti, paralleli tra passato e presente capaci di restituire alla contemporaneità uno spessore storico, spostandola dalla concezione di un presente ridotto ad attualità e cronaca (vedi il mio blog su Venezia).
Altra cosa ancora è riuscire a stabilire con precisione dove si collocano gli snodi delicatissimi che legano la parte più profonda del fare intuitivo dell'artista al suo ruolo sociale, al rapporto con il pubblico, e la posizione delle mediazioni che la critica attua tra essi: tale indagine richiede un occhio allenato, poiché come conferma un noto critico in un'intervista al Corriere, con un linguaggio esplicito che non lascia spazio ad ambiguità:

“le varie importanti rassegne, le grandi mostre, tutto il sistema dell’arte dove un centinaio di persone decidono e oliano i meccanismi in un gioco di connivenze, complicità e lobby. Nessuno è indenne. E guardando questo mondo un po’ da lontano mi viene in mente una celebre battuta di Sordi: Qua er più pulito c’ha la rogna”.

Nel sistema dell'arte molto è retroscena, molto di quello che accade, certe dinamiche assolutamente determinanti nella scelta di un artista, ci vengono taciute.
Le possibili soluzioni? Immettere negli schemi ingessati del sistema dell'arte un reagente, elementi disturbanti atti a produrre una modificazione chimica dei composti; gesto impossibile all'interno dei circoli chiusi, nelle riviste specializzate, nei luoghi dove le corporazioni difendono e promuovono se stesse. Il muro di gomma del sistema si può affrontare solo avvicinandolo dall'esterno: quotidiani, opinione pubblica, ecc..
L'altra possibilità è di prendere molto sul serio gli scritti di una critica d'arte alla quale siamo ormai abituati a prestare un'attenzione distratta, quasi si trattasse di cattiva letteratura o, al massimo, di giornalismo d'arte; spesso sono testi costruiti con asserzioni gratuite ed idee tra loro inconciliabili malamente rappattumate, tali da rasentare l'umorismo involontario. La spericolata presentazione della Galleria Contemporaneo di Riccardo Caldura, i pasticci della Fondazione March, l'ingenua "anti-arte" di Wolfgang Scheppe, gli interventi "fantasy"di Vettese, fino ad episodi clamorosi come i “premi non dati” Bevilacqua La Masa firmati Luca Massimo Barbero - vicenda pressoché unica -, sono conseguenze indirette, scorie, direi, risultanti da problematiche irrisolte, residui di un qualcosa d'altro la cui traccia rimane, visibile in trasparenza.

Sì, il silenzio di GAMEC - Bergamo ci suggerisce che in quel luogo si è prodotto, è in corso un coma, un buco nero di comunicazione, una frattura traumatica tra l'intellighenzia espressione del sistema e l'ambiente nel quale essa opera - territorio, opinione pubblica - e ci indica quali sono le tecniche attuate da una casta che si trincera dietro i propri codici specialistici utilizzandoli per accrescere il proprio potere intimidatorio verso il “pubblico” aka “cittadini”.Si tratta di ambienti molto elitari dove le decisioni e tutti i passaggi di consenso del sistema dell'arte vengono prese intorno ad un tavolo da pochi soggetti; individui che pur essendo rappresentanti di istituzioni pubbliche sono incapaci di attuare un confronto dinamico, di dialogo verso l'esterno (artisti, giornali, intellettuali), se non attraverso rigidi canali di gerarchie precostituite.
Intendiamoci: quando si parla, per centri d'arte come la GAMeC, di aperture e nomi "internazionali" dobbiamo pensare non ad un vero interscambio con realtà di differenti culture, diverse in quanto "altre", bensì a collaborazioni tra centri ugualmente isolati nei contesti nei quali si situano; versione odierna di un provincialismo - sinonimo di chiusura - che si colora di globalizzazione e omologazione: sistema dell'arte diluito capillarmente sul territorio in un arcipelago di piccoli centri in rete che rendono sempre più difficile individuare chi è responsabile di cosa e fornisce un potente alibi a chi vuole concentrare il potere in pochissime mani. La loro resistenza come meccanismo di potere risiede nel mantenere una coesione cementata da una koiné comune e dall'esclusione di artisti, pubblico e opinione pubblica dai passaggi di consenso e decisionali all'interno del sistema dell'arte.
Provincialismo + globalizzazione + sistema : "Sistemalismo"?

La lettera:


Un mio precedente intervento:

Tempo fa ho inviato al Giornale di Bergamo una lettera che poneva alcuni interrogativi sulla metodologia adottata dalla GAMeC, la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, nella scelta degli artisti esposti. I giornalisti del quotidiano hanno deciso di dare spazio al mio scritto, formulando una scaletta di domande da sottoporre alla direzione della galleria bergamasca. Incredibilmente, adducendo scuse del tutto risibili, la GAMeC si è rifiutata di rispondere.
Di fatto solo nel mondo dell'arte contemporanea, al contrario di ciò che accade in tutti i settori della cultura, vediamo istituzioni pubbliche - non stiamo parlando di fondazioni private - guidate da intellettuali che si sottraggono al confronto con l'opinione pubblica, al dibattito.
La lettera:
http://www.ilnuovogiornaledibergamo.it/giornalenew/view.asp?id=3703