Cari lettori di TRANQUI2, questo intervento sulla mostra Migropolis. Venice / Atlas of a Global Situation in corso alla Fondazione Bevilacqua La Masa è solo la prima parte di un brogliaccio work in progress (o meglio in regress, se volete) ancora tutto da scrivere (correzioni comprese).Diciamolo subito, MIGROPOLIS non può essere definita mostra d'arte contemporanea né mostra di ricerca. La Bevilacqua La Masa ha semplicemente fornito spazi e risorse per dare visibilità ad un progetto avviato nel 2006 da Wolfgang Scheppe come esperienza didattica degli studenti del Corso di Laurea specialistica in Comunicazioni visive e multimediali dell'Università IUAV sul quale sono stati, nel tempo, innestati diversi filoni più o meno coerenti con l'assunto iniziale, più o meno pertinenti con l'indirizzo generale del progetto. I materiali eterogenei esposti assumono in questo contesto la funzione di corredo iconografico illustrazione di teorizzazioni che trovano una ragion d'essere al di fuori del lavoro artistico e creativo delle opere: l'evento, se visto come mostra-d'arte-contemporanea, presenta il limite di svilupparsi fin dall'inizio con questo vizio di forma; preso invece per quello che è - il frutto di un corso di studenti ospitato, con alcune integrazioni, in una sede istituzionale d'arte - fornisce spunti di discussione ed alcuni momenti (prevalentemente fotografie) capaci di emergere, per forza poetica, dal freddo repertorio di mappe e dati statistici. Non quindi un'esposizione di giovani artisti ma, più precisamente, elaborati di giovani studenti e, successivamente, di giovani artisti. La differenza ha una sua rilevanza, soprattutto in un luogo come Venezia e in un'istituzione pubblica. Perché? Il caso-Venezia, sul quale MIGROPOLIS tenta di formulare dei percorsi didattici, è un territorio da tempo teatro di una progressiva invisibile statalizzazione del tessuto sociale ed economico. Io stesso, come artista-libero professionista, mi ritrovo attorniato da amici e conoscenti che lavorano al Comune, alla Regione, alla Provincia, per la Biennale Arte-Cinema-Danza-Teatro, nella Sanità, insegnano (scuola, università ecc..), lavorano nelle cooperative (le quali ricevono appalti dal Comune), per la Fondazione Musei ecc... la lista completa sarebbe lunghissima. La società civile, le categorie, l'associazionismo, appaiono a volte in una posizione subalterna rispetto ad una STATOPOLIS capace di vampirizzare anche le risorse degli sponsor e di tessere alleanze con fondazioni private nazionali ed internazionali. STATOPOLIS accentra (Fondazione Musei) e sottrae autonomia (vedi lo sfratto subito da chi gestiva la Torre dell'Orologio, e lo sconcertante "restauro" interno che ne è seguito http://digilander.libero.it/orologiodellatorre/Italiano/confronti.htm) STATOPOLIS si espande con risorse che potrebbero essere altrimenti redistribuite (vedi vicenda contributi Fondazione Venezia - Museo di Mestre). STATOPOLIS è regista dei grandi restauri, di opere monumentali, futuristiche, dove trova impiego con consulenze e incarichi la nomenklatura della STATOPOLIS stessa. STATOPOLIS richiama con il proprio operato l'attenzione della stampa e dell'informazione mettendo in ombra le piccole realtà. STATOPOLIS delega a pochi personalismi interi settori della cosa pubblica. STATOPOLIS - fatto davvero preoccupante - decide attraverso atti d'imperio senza attuare percorsi partecipati di confronto, scavalcando prassi e procedure. STATOPOLIS ha attivato un sistema di videosorveglianza - 60 telecanere + 80 - distribuito capillarmente sul territorio (ed utilizzato anche per individuare e punire fatti di lievissima entità commessi da soggetti da tutelare quali sono i giovani e i giovanissimi). Quale ruolo ha la fascia sociale debole degli artisti in questa sala da ballo dove gli elefanti dei comitatoni e delle élite vicine alla politica ballano vorticosi valzer accompagnati dalle grancasse dei grandi numeri e dei grandi investimenti? Parliamo di cittadini che richiedono servizi diversi da quelli primari di una fetta consistente della MIGROPOLIS sulla quale s'incentra il progetto diretto da Scheppe (e che in parte conosco grazie ad alcuni contatti con le problematiche delle marginalità estreme); domandano al contrario (pur rimanendo a tutti gli effetti una fascia sociale debole) una specifica attenzione, una sensibilità capace di valorizzare il loro operato, competenze, spazi. Non contravvenendo a queste premesse, anche un'istituzione come la Bevilacqua/STATOPOLIS non può che occuparsi della STATOPOLIS stessa, ed esporre di conseguenza soprattutto figure interne al proprio confine: borsisti, studenti. I soggetti - artisti - indipendenti sono lasciati nell'ombra, considerati corpo estraneo. Di fatto l'ultima mostra personale in Bevilacqua dedicata ad un artista indipendente di qualsivoglia provenienza ma attivo sul territorio risale ad anni fa.
Venezia-MIGROPOLIS? Sì, certo, anche MIGROPOLIS. Ruga Giuffa, Ponte dei Greci, Campo dei Tedeschi, Fondaco dei Turchi: una non distratta passeggiata per le calli della città ci indica che non siamo dinnanzi ad un fenomeno nuovo. Fondamentale è che tra essa e STATOPOLIS permanga una società civile forte, attiva, presente, e non tanto per stabilire un confine identitario, bensì numerosi confini che hanno tutt'altro significato. Molti microconfini interni alla società civile fanno da argine all'assoluta libertà del potere, al dilagare di STATOPOLIS che, ricordiamolo, esiste grazie ad un confine nettissimo determinato dal recinto di codici, spazi, forze organizzate entro il quale agisce chi detiene il potere. Una società civile debole e non radicata sul territorio non esprime microconfini solidi e, come effetto indiretto, rende determinante il confine unico di STATOPOLIS il quale diviene il solo davvero esistente.
I flussi legati all'industria turistica, ad esempio, non riescono, nella loro indistinta forma amebica, a rappresentare più che una importante risorsa economica; li vediamo perfino incapaci di affermare un limite - confine - alla continua rapina di cui sono oggetto (vedi la vicenda dei bigliettai del servizio pubblico ACTV-VELA, l'estensione del fenomeno e la sua diffusione).
Giunta ad un grado di dilatazione estrema, STATOPOLIS proietta sui soggetti con cui viene in contatto la propria immagine, non riesce a metterli a fuoco; financo quando si confronta con la cultura locale vede sempre se stessa, la pensa come ad una variazione di sé: un corpo dalle molte teste ma omogeneo e delimitato da un confine unico, mentre la cultura locale si manifesta e trae coesione grazie a numerosi microconfini disomogenei in rapporto dinamico di apertura/chiusura tra sollecitazioni esterne ed interne.
Le strategie visive adottate dal corso di Scheppe hanno prodotto una mostra illustrativa, scolastica, persino didattica, se vogliamo utilizzare questo termine in una accezione positiva, quando diviene utile come occasione divulgativa nel presentare un percorso dove, suddivisi nelle diverse sale, sono allineati elaborati creativi sempre riferiti ad una teorizzazione che li precede, li giustifica esplicitamente: l'Image Act, Baudrillard, situazionismo, ecc... Certo, l'utilità di tale impostazione è indubitabile e va riconosciuta; tuttavia permane, per il visitatore informato, la sensazione di trovarsi dinnanzi a trascrizioni in immagini di schemi di pensiero riformulati visivamente attraverso una diligente e prevedibile consequenzialità: la formula di MIGROPOLIS appare evidente fin dalla presentazione del progetto. Essa appartiene ad una tipologia ricorrente: una produzione creativa - didattica più che "di ricerca", istituzionale e non indipendente - contrapposta polemicamente a matrici iconografiche che nulla hanno in comune con l'arte contemporanea come, in questo caso, la Venezia "da cartolina". Si tratta davvero di un caso se proprio quella "Venezia da cartolina" (conseguenza dell'enorme fascino che ancor oggi la città lagunare esercita nell'immaginario collettivo) consente a molte realtà economiche che non sono STATOPOLIS e nemmeno istituzionalizzate, di poter ancora esistere in autonomia? Illustrazione, quindi, non arte-pensiero e nemmeno pensiero sull'arte.Se invece consideriamo l'evento-mostra MIGROPOLIS non da un'angolazione meramente artistica (magari bastasse presentare le creazioni, pur notevoli e qualitativamente efficaci, di un corso di studenti in uno spazio pubblico per fare arte di ricerca!) ma come uno studio di matrice sociologica e antropologica, le valutazioni da fare sul progetto diretto da Scheppe devono necessariamente essere più approfondite e pertinenti rispetto agli obiettivi raggiunti.
#1 Un punto a favore la mostra lo segna quando, malgrado argomenti a mio avviso non convincenti in alcuni passaggi, introduce implicitamente una domanda di fondo: la situazione attuale della città lagunare può essere analizzata con metodologie diverse da quelle adottate finora? Della necessità di questo cambio di prospettiva sono assolutamente convinto: decodificare il "caso Venezia" significa, in un contesto delimitato, capire, affrontare nodi e questioni analoghe; Il "caso Venezia" rispecchia il "caso Italia"; il "caso Italia" contiene il "caso Mezzogiorno".
#2 Il progetto MIGROPOLIS-Scheppe compie un errore di metodo nel momento in cui concentra troppa attenzione sull'oggetto dello studio e sui dispositivi per documentarlo, trascurando di riflettere sulla distanza che divide l'oggetto dall'osservatore: MIGROPOLIS-Scheppe non si accorge di guardare la realtà attraverso una lente fortemente deformante (il suo punto di vista interno a molteplici recinti: sistema dell'arte, università, pubblicazione in inglese ecc...) capace di modificarne alcuni aspetti; una maggiore consapevolezza su questo dato avrebbe consentito il raggiungimento di un'analisi meno centrata sulla ricerca di risultati ad effetto, sensazionalistici (simili, per intenderci, al Venice, how much? Venezia, quanto? - COLORS 33) e non condizionata da troppo numerose omissioni.
Un sensazionalismo che pare alimentato da una sorta di ansia liquidatoria, distruttiva, poiché indulge a registrare prevalentemente le aree di conflitto, i punti di attrito e non gli sviluppi positivi, inficiando la chiarezza della lettura del quadro generale, spingendola anzi verso l'arbitrario. Il fenomeno della fuga di cervelli è una triste primato del Paese, ma davvero i creativi attratti da Venezia per ciò che questa città offre, se non altro come esperienza estetica, sono una sparuta minoranza? Sembra a tratti che la mostra (vedi il catalogo in inglese) voglia restituire al pubblico internazionale quella figurina dell'Italia (non chiamiamola pure cartolina) tanto cara a certe élite protagoniste del colonialismo culturale anglofono e dei poteri forti del sistema dell'arte ad esso collegato: Italia-Venezia dove nulla di nuovo accade, Italia-Venezia degna di nota unicamente per l'ingombrante confronto con i fasti di un passato irripetibile, per la definitiva perdita di aura. Insomma, tutti tranquilli: questa pulce appiccicata sulla pancia dell'Europa ha smesso di dar fastidio, di far la primadonna. E come sempre accade dove i valori vengono decretati da ristretti circoli (vedi sistema dell'arte) invece che - anche - dal pubblico (vedi letteratura, cinema, musica), lo stereotipo, ripetuto all'infinito da quei pochi, diventerà realtà. Eppure questi esponenti dell'intellighenzia sembrano aver trovato un degno alleato nel pessimismo cronico ispiratore di tante scelte della nomenklatura di potere.
I limiti del metodo MIGROPOLIS sono confermati da alcune affermazioni di Scheppe contenute nella sua intervista al quotidiano il Manifesto (http://tranqui2.blogspot.com/2008/11/intervista-wolfgang-scheppe-su.htmll); figuriamoci se, come erroneamente egli sostiene, possiamo definire anti-arte questo progetto nato il un centro del sistema dell'arte - luogo deputato per un'attribuzione di valore - e prodotto dall'università, diretta filiazione di gerarchie di ruolo prefissate! Casomai chiamiamolo evento anti-artisti, laddove la mole impressionante di testi e grafici serve come surrogato all'assenza de una poetica d'artista.
#3 Le recensioni della mostra su siti e giornali meritano una trattazione a parte. Tutte (e sottolineo TUTTE) ripetono le stesse idee confuse: le omissioni - sugli attori, i soggetti e le forze in gioco - non permettono di articolare un'immagine chiara della dimensione composita del quadro generale; in questo topic su MIGROPOLIS ho cercato di restituire un contributo in controcanto ad esse. Se poi consideriamo che, con voli immaginativi da letteratura fantasy, c'è chi definisce "collettivo" il gruppo di lavoro diretto da W.S......
Assai indicativo l'intervento sul tema in Exibart (firmato Gaetano Salerno), esempio di equivoci assai frequenti nel giornalismo d'arte, http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=29692&IDCategoria=59 Scrive Salerno: "L’ennesima mostra su Venezia? No, un’analisi sul mondo e sulle nuove regole economiche e sociali dettate dai flussi di migranti. Che, muovendosi, incontrandosi, scontrandosi, generano nuove identità culturali... L’arte al servizio della sociologia, dell’antropologia, dell’economia, nel non luogo simbolo della compenetrazione culturale, della vendita e della svendita dei principi identitari". Evidentemente illustrare teorie antropologiche è cosa diversa da mettere l'arte a servizio dell'antropologia, gesto di pragmatismo possibile all'esterno dei circuiti di attribuzione del valore e di gerarchia del sistema dell'arte. Pochi degli articoli riferiti alla mostra fanno della critica d'arte, per lo più utilizzano gli aspetti sensazionalistici delle opere per divagazioni letterarie prive di alcun rigore. In TRANQUI2 ho cercato di evitare i tranelli della cattiva letteratura costruita con divagazioni a briglie sciolte intorno a dettagli illustrativi; ho volutamente spostato l'attenzione al contesto e, insieme, alla qualità delle opere esposte che reputo di buon livello (se viste all'interno di un'esposizione di studenti-artisti). Le questioni messe in gioco dal percorso espositivo di Migropolis richiedono trattazioni separate, puntuali; non credo si possano sovrapporre senza ridurle ad una matassa inestricabile, illeggibile. Di questo "molto" che c'è da dire credo di aver compiuto un primo passo nella direzione corretta, iniziando dallo smontare le pareti bianche dei white cube-s per ricollocare l'opera nel suo contesto. Ancora su MIGROPOLIS-STATOPOLIS:
http://tranqui2.blogspot.com/2008/11/ancora-su-m-s.html
Tranqui2 vi ha proposto una serie d'interrogativi (la mia non vuole essere una stroncatura). Quale MIGROPOLIS? Mostra d'arte contemporanea? Esposizione didattica? Poetica d'artista? Anti-arte?

