Attenzione, è un post-in-progress: testo e correzioni in via di stesura.
La diffusione capillare del sistema dell'arte nelle realtà locali e in microclimi culturali ancora parzialmente autonomi ha prodotto curiosi ibridi ed innescato sostanziali modificazioni nel rapporto tra artisti e critici d'arte. Sono mutazioni ancora tutte da indagare, infatti, come è facile constatare, a queste dinamiche non ha fatto seguito un adeguato dibattito sulle tante questioni in gioco.
Tranqui2 ha svolto finora un difficilissimo quanto necessario ruolo di osservatorio imparziale fonte alternativa d'informazione.
Quali gli aspetti positivi e le problematiche dei processi in atto?
I primi sono ampiamente magnificati dalla stampa specializzata, per contro, poco si parla dei rischi (da non sottovalutare), che credo siano riassumibili in alcuni punti fondamentali:
- l'esautorazione degli artisti e del loro insostituibile ruolo sociale ed il contemporaneo isolamento/emarginazione di chi si fa carico di rappresentarlo
- la critica d'arte (spesso un'unica figura che arriva ad assumere all'interno di uno spazio - anche pubblico - una sorta di potere dittatoriale) come soggetto cerniera tra gli artisti e il potere culturale, la politica, la divulgazione
- una progressiva omologazione del gusto
- l'idioma inglese proposto come sola lingua della contemporaneità e dell'arte, dell'internazionalismo culturale, e ciò persino da parte di intellettuali che si dicono difensori del multiculturalismo, finanche in realtà estremamente periferiche (con esiti spesso grotteschi)
Il caso della Galleria Contemporaneo di Mestre (nel periodo della gestione maggio 2006 - novembre 2010) presenta peculiari aspetti assai utili da analizzare. Sono già intervenuto altrove sulle contraddittorie asserzioni del direttore artistico Riccardo Caldura; se, dopo anni, abbiamo visto finalmente (progetto Sottobosco) una programmazione capace di non limitarsi ad una prestigiosa vetrina istituzionale del gusto personale del direttore artistico, lo si deve anche a quei pochi che hanno aperto una discussione sul merito. Nei miei interventi ho cercato di motivare le critiche alle lacune dell'attuale gestione cercando di mettere a fuoco i presupposti degli orientamenti metodologici generali, collocandoli nello scenario culturale locale. D'altra parte si tratta di errori assai comuni per le istituzioni pubbliche d'arte italiane. E' quanto rileva Francesco Bonami in un'intervista a cura di Progettozero+ contenuta in "50 Biennale Revisited":
"Io credo che in Italia (...) la metodologia dei vari musei e curatori nella selezione di mostre e artisti è una metodologia assolutamente strampalata! Quello che i musei e le istituzioni hanno, particolarmente nel mondo anglosassone, è quello che chiamano mission. (...) E quello che credo manchi in Italia è proprio la "missione" specifica. Arrivano i curatori, si portano dietro le loro idee e si fanno le mostre. Dovrebbero imparare secondo me una metodologia...c'è un grosso equivoco in Italia tra il proprio gusto personale e la "missione" in una istituzione pubblica. Ci sono tantissimi artisti che a me possono piacere ma che non avrebbero "senso" mostrati in un certo museo! ".
La diffusione capillare del sistema dell'arte nelle realtà locali e in microclimi culturali ancora parzialmente autonomi ha prodotto curiosi ibridi ed innescato sostanziali modificazioni nel rapporto tra artisti e critici d'arte. Sono mutazioni ancora tutte da indagare, infatti, come è facile constatare, a queste dinamiche non ha fatto seguito un adeguato dibattito sulle tante questioni in gioco.
Tranqui2 ha svolto finora un difficilissimo quanto necessario ruolo di osservatorio imparziale fonte alternativa d'informazione.
Quali gli aspetti positivi e le problematiche dei processi in atto?
I primi sono ampiamente magnificati dalla stampa specializzata, per contro, poco si parla dei rischi (da non sottovalutare), che credo siano riassumibili in alcuni punti fondamentali:
- l'esautorazione degli artisti e del loro insostituibile ruolo sociale ed il contemporaneo isolamento/emarginazione di chi si fa carico di rappresentarlo
- la critica d'arte (spesso un'unica figura che arriva ad assumere all'interno di uno spazio - anche pubblico - una sorta di potere dittatoriale) come soggetto cerniera tra gli artisti e il potere culturale, la politica, la divulgazione
- una progressiva omologazione del gusto
- l'idioma inglese proposto come sola lingua della contemporaneità e dell'arte, dell'internazionalismo culturale, e ciò persino da parte di intellettuali che si dicono difensori del multiculturalismo, finanche in realtà estremamente periferiche (con esiti spesso grotteschi)
Il caso della Galleria Contemporaneo di Mestre (nel periodo della gestione maggio 2006 - novembre 2010) presenta peculiari aspetti assai utili da analizzare. Sono già intervenuto altrove sulle contraddittorie asserzioni del direttore artistico Riccardo Caldura; se, dopo anni, abbiamo visto finalmente (progetto Sottobosco) una programmazione capace di non limitarsi ad una prestigiosa vetrina istituzionale del gusto personale del direttore artistico, lo si deve anche a quei pochi che hanno aperto una discussione sul merito. Nei miei interventi ho cercato di motivare le critiche alle lacune dell'attuale gestione cercando di mettere a fuoco i presupposti degli orientamenti metodologici generali, collocandoli nello scenario culturale locale. D'altra parte si tratta di errori assai comuni per le istituzioni pubbliche d'arte italiane. E' quanto rileva Francesco Bonami in un'intervista a cura di Progettozero+ contenuta in "50 Biennale Revisited":
"Io credo che in Italia (...) la metodologia dei vari musei e curatori nella selezione di mostre e artisti è una metodologia assolutamente strampalata! Quello che i musei e le istituzioni hanno, particolarmente nel mondo anglosassone, è quello che chiamano mission. (...) E quello che credo manchi in Italia è proprio la "missione" specifica. Arrivano i curatori, si portano dietro le loro idee e si fanno le mostre. Dovrebbero imparare secondo me una metodologia...c'è un grosso equivoco in Italia tra il proprio gusto personale e la "missione" in una istituzione pubblica. Ci sono tantissimi artisti che a me possono piacere ma che non avrebbero "senso" mostrati in un certo museo! ".