Friday, December 9, 2011

Vettese desnuda + Vettese vestida in "Mapping history"


Probabilmente l'avrete già visto. Un fotomontaggio con Vettese desnuda in posizione "doggy" circola da tempo in internet. Ma ora che l'immagine è stata pubblicata nel volume «Mapping history» la Vettese (vestida) si mostra indignata e rilascia alcune risentite dichiarazioni al Corriere:

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2011/24-novembre-2011/compare-senza-veli-un-libro-vettese-si-ribella-fotomontaggio-1902291253293.shtml

«Non ne sapevo nulla, nessuno mi ha chiesto niente. E soprattutto: non è una mia foto - è seccata, Angela Vettese - , si tratta di una foto presa da internet, è un fotomontaggio fatto da alcuni studenti, ma non è quello il punto. Non si fa così, con una foto del genere, che ha quasi del pornografico, mi aspettavo almeno di essere contattata. E poi trasmette un' immagine che non mi piace, un simbolo sbagliato del corpo femminile».

Ho delle difficoltà ad associare un tale pensiero moralistico-bacchettone ad una critica che nei suoi scritti si fa divulgatrice di immagni di facile ed estremo sensazionalismo come nel saggio "Dal corpo chiuso al corpo diffuso" (in “Arte contemporanea” a cura di F.Poli, Edizioni Electa Mondadori) dove Vettese inneggia ad Oleg Kulik, l'artista russo ben noto per le sue performance da "cane rabbioso". Sarebbe, questo, un simbolo corretto del corpo maschile?

"Ricordiamo le comparse in veste di cane di Oleg Kulik; in una di queste, "I Bite America And America Bites Me" (1997, Deitch Projects, New York), rifacendo il verso a Joseph Beuys l'artista è arrivato dalla Russia in una cassa per animali e rimase nudo, muto e a quattro zampe per due settimane, mangiando da una ciotola, rilasciando escrementi, esponendosi nudo al voyeurismo del pubblico. La meditazione di Beuys tra natura e cultura e tra due culture diverse viene riletta in chiave tragicomica: se il tedesco aveva immaginato una possibile conciliazione tra Europa e Amertica, il russo si fa testimone di una completa sottomissione, potenzialmente aggressiva ma fedele come quella di una cane"
("Dal corpo chiuso al corpo diffuso" in "Arte contemporanea” a cura di F.Poli, Edizioni Electa Mondadori)

Come sappiamo, le pratiche performative si esprimono per metafore (talvolta assai crude) che sono accettate quando ad esporsi in atti autoderisori, sadomasochisti, è l'artista, ma sono ritenute sanzionabili nel momento in cui il bersaglio della satira e del dileggio diviene il potere. A ben vedere ritroviamo in Kulik, estremizzato nella sua spettacolizzazione exploitativa solo apparentemente trasgressiva, il vecchio ruolo del buffone di corte disposto a tutto pur di attirare su di sé l'attenzione del re, di divertirlo; va anche detto che in tale ruolo acconsente implicitamente di comparire nella veste di fedele "cane della critica", volenteroso, inerme strumento di sperimentazione, freddamente osservato come in un esperimento scientifico dall'occhio cerebrale del pubblico selezionato e dei colletti bianchi del sistema.
Dipinti per "ginocchiatoj de' potenti", definiva il Lanzi una certa pittura dai toni sdolcinati; ribaltando categorie e stereotipie usurate, potremmo oggi riunire sotto la tag "per cattedre de' potenti" tante truci, patibolari performance condite da calcolate trasgressioni.
Insomma, se un Tal dei Tali che si aggira in una gabbia a quattro zampe diviene riflessione sull'antagonismo tra culture e contributo concettuale alla storia dell'arte (ma vorrei sapere che ne pensano gli intellettuali russi della paradossale sottomissione verso l'egemonia USA inscenata da Kulik), anche un fotomontaggio "doggy" può essere letto come atto creativo, trasposizione contemporanea di una caricatura alla Punch riformulata attraverso le tecnologie digitali ed i linguaggi della contemporaneità. Una Vettese (vestida) moraleggiante sul simbolo sbagliato del corpo femminile (desnudo) dimostra, ancora una volta, assoluta ipocrisia; senza dubbio va sottolineata la costante contraddizione che ne consegue, un limbo teorico che relativizza ogni valore, spaccia moneta fuori uso e moneta falsa come vera per poi riderne cinicamente, gambizza i talenti autentici a favore dei leccapiedi, definisce sprezzantemente "localismo" la comprensibile resistenza delle culture locali all'essere riassorbite da una spietata omologazione cuturale. Se poniamo la caricatura digitale di "Mapping history" nel solco della linea Beuys-Kulik, essa risulta assolutamente calzante, pienamente rappresentativa di una psicologia di sottomissione verso i capibranco dell'egemonia culturale anglofona della quale Vettese si è fatta portavoce nella fondazione veneziana da lei guidata.
(post-in-progress  testo e correzioni in via di stesura)