Tuesday, January 28, 2014

Artribune contro la community #2: "segnalati alle autorità competenti"?


In calce riporto il copy/paste delle "Norme per la community" apparse nel sito. Inutile cercarvi un ringraziamento per chi, tra i lettori, partecipa attivamente al loro progetto editoriale di cui il commentario è parte essenziale (e solo la pagina web Progetto contiene un misero "grazie"). La "libertà" di intervenire ce la fanno pagare paventando "segnalazioni alle autorità"! La censura evidentemente non basta, sembra quasi vogliano intimorirci (proprio loro che da anni criticano tutto e tutti con articoli spesso grotteschi per l'eccessivo catastrofismo). Scrivo in altri siti dove la community viene valorizzata con citazioni dei commenti più interessanti e link sulla homepage, mentre ad Artribune mi son visto cancellare innocui post in gergo dialettale, a dei paradossi scherzosi ho ricevuto risposte dai toni inquisitoriali. Se si decide di occuparsi di artisti bisognerebbe essere capaci di una certa tolleranza; assurdo pretendere da essi un linguaggio da burocrati in carriera. 
Ma la loro durezza verso i lettori riflette un più generale clima del sistema dell'arte italiano dove ormai sono troppi i problemi tabuizzati di cui "bisogna tacere". Insomma, sembra che Artribune abbia già deciso cosa farà da grande: la grancassa al servizio del contemporaneo di stato, delle ricche fondazioni, delle "autorità competenti", del finto no-profit e dell'idea di arte contemporanea ad essi funzionale; qualche scaramuccia e il commentario servono da preliminari per rendere ancor più amorevole e totalizzante l'abbraccio finale con il Potere Unico Indiscutibile il cui fine primo è far fuori l'autentica alterità: gli artisti non cortigiani, il libero pensiero.



ARTRIBUNE: Norme per la community
Le linee guida per il commentario di Artribune.com
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fotografie by D.S.K

Monday, January 27, 2014

L'assessore Vettese e le manipolatorie argomentazioni a L'OPERA PARLA - Punta della Dogana



L'opera tace.
Ero presente alla conferenza "I sistemi dell'arte" del ciclo "L'Opera Parla", tenuta a Punta della Dogana (sede collezione Pinault) dall'assessore alla Cultura del Comune di Venezia, A. Vettese: un ennesimo show manipolatorio che ha restituito all'auditorio una versione datatissima del tema "Sistemi dell'arte" chiaramente al fine di non intaccare lo status quo che le attribuisce prestigio e autorevolezza.

Lo schematismo puerile dell'artista baby, dog (cioè l'escluso dal sistema), cow (quello da sfruttare economicamente) e star (nemmeno i ruoli di una stellina tv potrebbero essere spiegati così rozzamente) la comunità composta dall'artista e dai suoi pari che riconoscerebbero ancora il valore del talento (come nelle belle fiabe), i sistemi "maggiore" e "minore" sono un teatrino oggi inesistente.

Nuovi attori l'hanno stravolto: il finto no-profit, le fondazioni private, l'ingerenza sempre più pressante del controllo politico, le lobby sfrenate, gli archivi/database e i loro burocrati travestiti da curatori, il rinato zdanovismo in salsa radical chic, i faraonici "musei" del presente con intricate gerarchie interne a schema piramidale (Rivoli, Maxxi ecc...), la conseguente gerarchizzazione di ogni passaggio di valore condiviso, l'assenza di processi decisionali partecipati, il curator-porn, le spinte esterne di globalizzazione - colonialismo culturale - omologazione, il web. Tutto è cambiato. E' vietato dirlo? Perché quando si parla di arte bisogna mentire sempre?
Il controllo dall'alto sulla selezione dei talenti si avvale di meccanismi ormai oliati come gli "archivi", dispositivi che riducono l'autonomia intellettuale degli artisti a zero sostituendosi al vero underground e alle forme autentiche di controcultura che nello schemino di Vettese sembrano assenti.
L'arte per lei è una corsia unica verso fama, soldi, successo e potere: l'unica strategia possibile sembra quella di conformarsi nel miglior (o peggior) modo possibile. Le conferenze di Vettese non insegnano i fatti ma come essi vanno strumentalizzati e manipolati.

E perché, oltre alle conferenze sui "radicali Anni Settanta" (trattasi di secondo Novecento, 40 anni fa), a Punta Dogana - Opera Parla non invitano l'underground di oggi (quello vero e non quello di stato) i blogger ecc...? Perché nell'arte contemporanea quando si tratta di discutere di qualsivoglia argomento le scelte sono sempre iperconservatrici?

Ricordo qui che l'assessore Vettese fa parte del "comitato scientifico" di Punta Dogana, in pratica si è autoivitata. Il consueto delirio di autoreferenzialità. Vi compare anche il contestatissimo Giandomenico Romanelli, trentennale ex direttore dei Musei Civici, e Marino Folin! Sempre gli stessi!

Voglio smentire le false e diffamatorie (con corredo di minacce "avrei potuto denunciarla") dichiarazioni dirette alla mia persona fatte dall'assessore durante il dibattito finale, dipingendomi come una specie di stalker. In dodici anni è solo la seconda volta che intervengo al dibattito di una sua conferenza. Qualcuno, in questa città, le ha impedito di fare carriera o l'ha ostacolata in alcun modo? Nessuno, che io sappia. I miei blog non costano nulla alla collettività e trattano gli argomenti più disparati, dall'architettura alla letteratura; se sono molto letti non dipende da me o da un ufficio stampa. Siti d'arte che parlan di lei ce ne sono a centinaia, evidentemente i miei sono più letti di altri perché offrono una controinformazione che altrove manca. L'assessore la finisca di approfittare della sua posizione per diffondere notizie completamente inventate su di me in quanto artista e sul mio lavoro, di attuare in ogni confronto la tattica della delegittimazione dell'interlocutore, del boicottaggio di chi fa controinformazione sulla sua lobby, cosa che è già accaduta (per questo cerco di difendermi qui) a cominciare da attacchi personali che mi hanno causato un gravissimo danno professionale. Se una artista cerca uno scambio dialettico culturale viene immediatamente fatto bersaglio di una macchina di fango spropositata, fatta di insulti, minacce, derisioni e quant'altro, in un clima intimidatorio completamente fuori misura.

Attenzione: la conferenza di Vettese in quest'occasione ha toccato punte da avanspettacolo quando, in risposta a chi le ha rinfacciato la sua rete di potere da conflitto d'interessi, ha affermato di "non contare nulla" perché (sintetizzo la risposta) chi conta davvero sono critici come Gioni chiamati a collaborazioni internazionali, non lei.
Sarebbe come se io, che sono un artista, sostenessi di non contar nulla perché non sono stato chiamato dal Metropolitan di New York. 


Il "comitato scientifico" di Punta della Dogana: Carlos Basualdo - Giuseppe Barbieri - Achille Bonito Oliva - Marino Folin - Giandomenico Romanelli - Angela Vettese