Friday, June 8, 2018

Milovan Farronato coinvolto nella lobby-archivio ITALIAN AREA - MUSEO SENZA CENTRO?


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Cosa sono le lobby dell'arte?
Il critico Demetrio Paparoni ne svela la natura in un interessante intervento (che riporto in calce a questo post) precisando che  "nel mondo dell'arte più che delle mafie esistono delle lobbies...": utilizza senza reticenze il termine mafia.
Le lobby dell'arte, quando arrivano a controllare un'istituzione pubblica, non solo favoriscono la carriera degli artisti della propria scuderia, ma contemporaneamente avviano la cinica prassi di danneggiare la carriera di quei soggetti (curatori, artisti ecc...) esterni ad essa.
Chi si ricorda il boicottaggio dell'esposizione "Open" orchestrato dall'allora neoassessore alla cultura del Comune di Venezia, Angela Vettese? Giunse persino a negare il patrocinio del Comune a quelle manifestazioni estranee al suo circuito di interessi suscitando reazioni che arrivarono sulle pagine dei quotidiani locali, mentre utilizzava le riunuini a Ca' Farsetti per pubblicizzre i suoi protetti. La logica nefasta dell'amico/nemico prevede una sorta di cancellazione dell'alterità che quando viene effettuata da istituzioni pubbliche si trasforma in una effettiva censura di stato.
Sottolineo che Milovan Farronato fu il curatore di quell'operazione-boomerang (voluta dal Comune in risposta alla Biennale di Sgarbi) che si concretizzò in una mostra talmente piatta e conformista da risultare imbarazzante, laddove invece doveva rappresentare la sfida ideologicamente politically corret alla geniale provocazione sgarbiana.

Non deve stupire che Angela Vettese sostenga la nomina di Milovan Farronato a curatore del Padiglione Italia della Biennale Arte di Venezia 2019: egli fa parte a pieno titolo del suo gruppo di potere/lobby, una lobby che ha tentato, attraverso la spregiudicata operazione Italian Area - Museo Senza Centro, di dare alla loro scuderia di artisti-pedine un accesso privilegiato nelle istituzioni d'arte italiane.
Leggete attentamente la pagina di presentazione del progetto e troverete il nome di Farronato insieme a Vettese, Scardi, Bertola: la consueta strategia orchestrata dalle penne del Domenicale - Sole 24 Ore.
Nell'intervista al quotidiano Il Gazzettino, Vettese non rinuncia di dar prova della sua rozzezza teorica quando definisce "più tradizionali" forme espressive precedenti alla performance a all'installazione, confondendo e sovrapponendo come di consueto pratiche, generi e tecniche artistiche. La pittura e la scultura sono di per sé solo delle tecniche applicabili a tutte le pratiche artistiche, performance e installazioni incluse.

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Demetrio Paparoni:

" ... nel mondo dell'arte più che delle mafie esistono delle lobbies, cioè dei gruppi che lavorano con dei criteri leciti ma non etici. Mi spiego meglio. Una volta il critico sceglieva un artista dopo di che c'era un sistema fatto dai musei, dalle gallerie, dalle riviste che confermavano se questa scelta era valida o non valida. Quello che succede adesso è che un gruppo ristretto di persone si mettono d'accordo fra di loro, cioè un gallerista importante, un critico di riferimento con una certa visibilità, qualche direttore di museo, qualcuno che ha una fondazione; queste persone si mettono d'accordo e decidono di puntare su un artista per cui alla fine ognuno dirà "Avevo ragione, quell'artista è bravo. Guarda, il critico ha detto la stessa cosa, la galleria ha detto la stessa cosa".  In realtà si sono già messi d'accordo prima"