Saturday, June 27, 2015

Giovanni Matteucci #2: i salvagenti filosofici dell'ex studente


>>>un ex studente di Giovanni Matteucci è intervenuto nella discussione già citata nel blog Tranqui2 cercando di soccorrere le bislacche teorie del filosofo docente Università di Bologna.
Gentile Inchierchia, apprezzo la sua capacità argomentativa e la correttezza di firmarsi nomen + cognomen piuttosto che nick + name ma, mi creda, è inutile lanciare salvagenti filosofici di salvataggio a una zattera estetica che affonda.
>>>dobbiamo metterci d'accordo sui termini che utilizziamo per definire i fenomeni presi in esame ancora prima d'interpretarli. Quella che Matteucci implicitamente considera pittura non lo è assolutamente in quanto ascrivibile all'ambito delle pratiche pittoriche dell'arte contemporanea (e non solo perché il pittore non è dominatore dei materiali). Lo spostamento di argomenti attuato da Matteucci (non dai commentatori del thread) risiede nella terminologia impropria; i suoi modelli classificatori possono essere considerati validi al massimo per un'idea di pittura-pittore letteraria feuilleton o (forse, non sempre) per il manierista da cavalletto che produce opere funzionali al mercato turistico (ma un tale Giacomo Guardi produceva "quadretti" destinati a tale circuito).
Partire da tali cliché letterari attinenti all'ambito del romanzo, del teatro, del libretto operistico per arrivare poi con un salto mirabolante (come lei stesso Inchierchia fa) alle “pratiche artistiche contemporanee” costituisce, appunto, un errore di metodo. Stiamo parlando di romanzo ottocentesco, di souvenir turistici o di arte visiva? La critica d'arte arriva molto dopo tali grossolane semplificazioni.
In "Leggere è un rischio", un critico letterario autentico come Alfonso Berardinelli correttamente afferma: "La critica non ha niente di normativo e usa le definizioni generali solo per arrivare alla descrizione del caso singolo".
>>>in sostanza Matteucci finisce per commettere gli errori che la sua stessa teoria di "campo dell'arte" vorrebbe stigmatizzare: la sclerotizzazione dei fenomeni e il renderli paradigmatici talvolta persino retrospettivamente, errore certamente mutuato dall'anti-metodo di tanti funzionari dei “musei contemporanei” che avvelenano l'arte italiana da decenni. Lo ripeto: Matteucci resta vittima delle manipolazioni intenzionali di costoro come lo siamo noi artisti che facciamo ricerca artistica autentica e non intrattenimento museale...
>>>per altri esempi di spostamenti di terminologia dell'arte rinvio i lettori del blog alla mia recensione del saggio "Arte contemporanea" edito dal Mulino che nella sezione "Quanto capiamo dell'arte antica?" contiene sequenze multiple di spostamenti...
>>>La critica d'arte intesa quale disciplina ordinatrice arriva molto dopo la semplice individuazione dei fenomeni.
Lei scrive ”Non si tratta insomma di classificare o catalogare le arti”. Quali arti? L'arte pasticciera dei trionfi da tavola in cui anche un Bernini e altri eccellevano? Per individuare i fenomeni (non per classificarli od organizzarli in un’accezione di attribuzione di valore) Matteucci utilizza una terminologia mutuata dalla critica d'arte. Quella utilizzata da Matteucci per focalizzare “oggetti estetici” è una terminologia spostata, qui risiede il suo errore di categorizzazione. Il pittore Mario Cavaradossi, personaggio della Tosca, va collocato nell'ambito del libretto operistico e della storia del teatro non certo nell'arte visiva ma tale distinzione non rientra nella critica d'arte, la precede.
Matteucci:
“Il passaggio che sottolinei dall’estetica del cercare all’estetica del trovare – è stato elaborato seguendo
sollecitazioni che provengono direttamente dalle esperienze
contemporanee dell’arte”, “Mi sembra che esprima efficacemente una trasformazione che ha subito la concezione della creatività nel corso dell’ultimo secolo. A un’idea secondo la quale chi crea va autonomamente e liberamente in cerca di materiali di cui disporre con dominio assoluto per renderli veicolo della propria ispirazione, è subentrata tendenzialmente un’idea di creazione che tiene in massimo conto i vincoli posti".
“La dimensione performativa – in termini più compromessi, se si vuole: spettacolare e spettacolarizzata – che è sempre più accentuata nelle pratiche artistiche contemporanee (due casiemblematici: il passaggio dalla pittura alla videoarte e quello dalla scultura all’installazione) mi sembra che testimoni appunto questa metamorfosi della creatività”.

Chiarissimo qui il processo affabulatorio derivato dal metodo antistorico della critica contemporanea che costruisce delle narrazioni sulle prassi e tecniche artistiche che “diventano” altre tecniche, comparando “oggetti estetici” disomogenei. Matteucci fa narrazione pura quando favoleggia sul "passaggio dalla pittura alla videoarte e quello dalla scultura all’installazione": si tratta di pratiche diverse e non di generi artistici, quindi sono discipline autonome ed è errato porli in una prospettiva in divenire. Non stiamo discutendo di teorie artistiche, di poetiche militanti o di definizioni generali vs. caso singolo né di attribuzioni di valore ecc, Matteucci, come tanti teorici, proietta sull'arte visiva i suoi schemi di verbalizzazione. Quando ritiene “La dimensione performativa” - “sempre più accentuata nelle pratiche artistiche contemporanee” tesse delle narrazioni su oggetti estetici disomogenei, pone Cavaradossi vicino ad Abramovic.
>>>post in progress >>> testo e correzioni in via di stesura

Thursday, April 9, 2015

WALTER BENJAMINO - L'OPPERA D'ATTE IRRIPRODDUCIBBBBLE E'



>>>I lettori che seguono il blog possono facilmente intuire quali siano le mie obiezioni alle tesi di Benjamin esposte nel celebre saggio. Egli inciampa in errori assai comuni in quei teorici privi di una conoscenza diretta delle tecniche artistiche. Mi limito a poche osservazioni.

>>>L'opera è sempre stata riproducibile e riprodotta tecnicamente anche su larghissima scala. Le prove più persuasive di tale evidenza le troviamo già nell'arte antica, dalla ritrattistica statuaria fino alle repliche romane di modelli ellenistici. Non va dimenticato che pittura e scultura vanno di per sé intese quali tecniche, non generi artistici; il percorso che dalla tecnica conduce al genere (e oltre) è un tracciato lungo, articolato. Quindi la "copia" di una scultura ne rappresenta la "riproduzione tecnica" più che una "copia artistica". 
La copia artistica differisce dal modello originale, ne crea un d'apres interpretativo.

D'altro canto, la riproducibilità tecnica precede quella meccanica e tecnologica; il dato manuale - o di relazione tra corpo e strumenti/medium - che corrisponde all'intenzionalità di chi sceglie un soggetto da dipingere, fotografare o riprodurre permane (frazionata in impercettibili, minimi passaggi) financo nelle tecnologie contemporanee più sofisticate, nel clic di un computer o di una macchina fotografica.

Analoghe considerazioni si prospettano allorché prendiamo in esame il concetto di aura. 
Errato addebitarla alla fruizione devozionale/cultuale che essa avrebbe avuto in origine - l'opera d'arte sacra rimane tra le più riprodotte su larga scala. L'opera sacra, tranne quei casi riconducibili a eventi ritenuti miracolosi o alla devozione popolare, presenta aura (come nelle icone) in quanto fedele e metodica "riproduzione" di una matrice, oppure essendo fruita e utilizzata quale inerte supporto materiale di una dimensione trascendente. 

Viene così a delinearsi una conclusione opposta a quella di Benjamin: l'aura laica stigma di originalità ideativa trova, attraverso numerosi passaggi, una sua definitiva precisazione nel Rinascimento parallelamente all'emergere del ruolo sociale dell'artista divo pop, artifex "firma", mente ideativa, depositario della paternità creativa del proprio "stile", quello leonardesco, michelangiolesco, giorgionesco, ecc.... 
Il riconoscimento sociale dell'invenzione in quanto evento laico/numinoso della scoperta accompagna la consapevolezza che la corretta lettura formale di tale "evento ideativo" non verbale può avvenire in presenza del suo supporto materiale originario, fattore non eludibile come elemento integrante di un processo percettivo prima, interpretativo e conoscitivo poi, correlato appunto a una fruizione di linguaggi non verbali. 
L'aura deriva dalla corretta lettura dell'opera nelle sue evidenze formali all'interno del sistema binario dettaglio + insieme. Quando il sistema binario interno viene interrotto, il linguaggio verbale ritorna egemonico rispetto a quello visivo supplendo la funzione dettaglio (come in talune pratiche installative), o quella insieme (un dipinto "copia di Canaletto", ad esempio, è la sua stessa definizione).

>>>mentre codifica l’idea di aura, Benjamin riposiziona l’opera isolandola entro la sfera di alcune funzioni cultuali, ideologiche, propagandistiche, restituendone una lettura dogmaticamente inscritta in formule narrative, ma sottraendola in questo modo alla disciplina che gli è pertinente, la critica d’arte.
Una linea di riduzione dell’arte visiva ai dispositivi del linguaggio verbale oggi assai comune nell’ambito del “contemporaneo”...

>>> quindi: 
- sistema binario insieme + dettaglio
- insieme senza dettaglio
- dettaglio senza insieme

>>>attenzione - testo in via di stesura

Saturday, March 7, 2015

Lost Treasures Of Italo-Disco 3 :) Mothball Records

https://www.youtube.com/watch?v=3ttJmP2S2oM

Differente dai precedenti, Lost Treasure 3 dell'australiana Mothball Records è una sorta di italo-lounge. Il #1 conteneva il brano Ombretta "Pianeta", praticamente incollocabile in quanto genere musicale, ed anche qui non mancano gemme aliene sulla stessa linea. 

Questa forma di Italo-disco che sviluppa uno schema fisso minimo come contenitore di variazioni imprevedibili ha un significato per ciò che ho cercato di teorizzare nella "Fabula Architecture", sistema che pensa la struttura formale quale variazione inscritta in una griglia neutra, così includendo le influenze più disparate.
"Fabula Architecture", più che l'ennesimo stile architettonico, vuole essere uno schema/metodo capace di includere diverse variazioni stilistiche persino distantissime. Variazione - nozione alternativa di "nuovo" - questione già riportata in evidenza dal postmodernismo, movimento che certi incompetenti della critica d'arte considerano un bazar di timpani e quadri citazionisti.


Thursday, February 19, 2015

IL VOLO vittima del giornalismo anti-talento


Ovvero cultura di massa e talento artistico.
Helga Marsala con l'articolo "Sanremo e i tre ragazzi antichi. Il Volo: l'ennesima vittoria facile di un super show" dà prova della consueta diffidenza delle sacche conservatrici del Paese verso i talenti artistici mainstream che per affermarsi non hanno bisogno della mediazione di certe élite chiuse in una bolla separata dai consumi pilotati.

Le argomentazioni dell'articolo sono capziose dalla prima all'ultima, proprie di un giornalismo d'arte fazioso: vogliono farci credere che l'ingenerosità verso i maggiori talenti artistici autentici ma marcatamente mainstream sia una forma di rigore intellettuale. Errato. I tre giovanissimi (dato molto importante) cantanti del gruppo Il Volo che hanno presentato al Festival Sanremo il pezzo "Grande amore" dimostrano indubitabilmente, all'interno del loro genere musicale classical crossover pop, doti vocali e interpretative. Doti che devono essergli riconosciute.

Fare pop non è mai "facile", ed è assai raro nel pop ottenere successo "facile" perché ti spingono le lobby come al contrario accade nell'arte visiva dove troviamo opere e artisti di dubbio valore, dove contano molto più i legami di salotto, famiglia, lista, baronia (e di letto), e qualche pagina di bla bla alla Bakargiev trasforma la peggior banalità stravista in capolavoro o se ti esibisci in situazioni sensazionalistiche susciti l'entusiasmo di Chiara Bertola.
I soffitti alti della villa citata dalla Marsala ci sono anche nei musei, Palazzo Grassi, Villa Panza, Rivoli, inoltre non si può parlare di cultura mainstream senza contestualizzarla nel genere di appartenenza, passaggio tranquillamente ignorato dalla "critica" (tra molte virgolette) d'arte italiana.
La scena dell'arte contemporanea istituzionale abbonda di Sanremo e super-show che tuttavia s'appellano (per dirla con Traviata) Biennale e Documenta.
L'avete visto il Premio Maxxi, con le artiste pseudosperimentali che si fanno premiare sul tappeto rosso, buone, brave, vestite bene, obbedienti come i bambini dello Zecchino D'Oro di una volta, con la supervincitrice Marinella Senatore che dichiara di essere "molto emozionata. In realtà ho lavorato tanto. Voi avete lavorato tanto" e parla di "un segnale di apertura". Il "segnale" sarebbe quello di concedere al pubblico il ruolo comparsa? Dove sta la differenza? Comici a parte, il pubblico a Sanremo conta, fortunatamente, di più. Se scegliesse unicamente il giornalismo anti-talento, la musica italiana sarebbe più noiosa della programmazione del Museo di Rivoli!
Le tecniche d'indirizzo dei consumi di massa attuate da una certa informazione fallisco, quando c'è di mezzo il giudizio del pubblico. Di qui la loro rabbia astiosa e sprezzante.

Quindi - ultraseverità e accanimento del giornalismo anti-talento contro i tre del Volo in quanto dimostrano doti vocali certe, in quanto poco più che adolescenti, in quanto incarnano l'archetipo del puer-prodigio musicale, in quanto cultura pop-classica scelta dal pubblico, in quanto il mainstream può dimostrare originalità, in quanto esempio di come il masscult può farsi divulgatore di cultura alta senza ricalcare la via del midcult.

Ciò sfugge, ovviamente, a chi sia digiuno dei retroscena delle redazioni di quotidiani e settimanali. Una Alessandra Mammì semplicemente omette da anni d'informare sull'arte contemporanea italiana che non rientra nel suo limitato orizzonte d'interessi (vedi articoli dedicati agli artisti del database "Italian Area").
Se Helga Marsala, Daria Bignardi, Michele Monina (che li definisce vecchiminkia con l'astio di un dipendente di MTV) ecc... non possono attuare la furia censoria di alcuni settori specialistici dell'informazione culturale è perché, obbedendo alla legge delle news, sono chiamati a dire la loro anche su Sanremo. Con i risultati di cui sopra. Per capire il conformismo nel quale siamo immersi è necessario che si affacci sulla scena qualche elemento disturbante. Esattamente come nell'arte contemporanea. Errato pensare che quello de "Il Volo" sia un caso isolato: in altri settori culturali il boicottaggio del talento è prassi corrente. Il talento dà fastidio a molti.

Per decodificare un fenomeno musicale marcatamente mainstream ma eclettico e dal sapore postmodern bisognerebbe saperlo situare in una prospettiva critica di genere e sottogenere, di divulgazione culturale della vocalità operistica verso i giovanissimi, quindi educativa, pedagogica. Prospettiva assente nei critici alla Helga Marsala con i suoi parametri di pensiero unico da prodotti-opere-per-musei-arte-contemporanea.

Da notare che, con le stesse argomentazioni capziose, alcuni generi artistici vengono classificati da certi pseudocritici quali prodotti di "perizia tecnica", quindi in certo senso "facili". In uno schema siffatto sono proprio certi sviluppi mainstream del linguaggio visivo a infastidire chi si vuole erigere a unico mediatore tra artisti e pubblico, tra artisti e potere. Le istituzioni d'arte sono usate in Italia come corsie preferenziali...

++++ post in progress (testo e correzioni in via di stesura)

Thursday, December 4, 2014

... tranqui2 - vomitrone

...
che dicono
che non ti sei spiegato
che si sono spiegati male
che sputando sapendo di non far centro
che mi hai capito (o meglio, cercasti di capirmi grazzzzie)
che ascoltare è un fare
che se tu avessi
che se tu avessi evitato
che quando è passato l'amore...
che quando è passato l'amore (ma correva!)
che forse quella volta 
che se tu, magari, quel giorno
che sì, quella volta sì, però
che gli altri non sono Daniele un po' diverso
ke gli altri sono altro
che gli altri non sono D di Daniele scritta come una P
o travestita da R maiuscola
che gli altri non sono due D abbracciate a B
che gli altri sono altre lettere
che gli altri sono altre lettere
che gli altri sono altre lettere
che tutti dicono
che il Signor Tutti non s'è mai visto
che quella ha perso la testa, verso i 50
che i non vedenti
che i non visti
che l'hai intravista, di spalle, mentre si allontanava
che i non
che dentro il detto c'è il taciuto
e sono le prime due matrioske
che anche l'altra ma
che 'sto fatto di pagare affitti eterni
che anche la culla in affitto
che l'universo in affitto
che dovrei leggere quella roba lì, no?
che l'ho scritto da qualke parte
che è meglio scriverlo subito, va'
che la grandine
che 1 strofetta
che 1 fiuuuuuuuu
che traslocare a Venezia
che il Presidente dei Presidenti
che a occhi chiusi, a luce spenta
che c'è acqua alta il mare ti tocca per scherzo
che c'è vento il cielo ti accarezza le guance
(questo lo hanno già scritto: i soliti francesi)
che gnam gnam
che con la nebbia si vede assai bene
che quando io arrivai, lui era già morto
che i fumetti (sempre giapponesi)
che se ti stringessi
che non tutte le notti, sarebbe troppo
che almeno 2 volte la settimana
che sì, dai, diciamo 2, o 3
che è meglio a quell'età
che sa fare bene l’amore
che sa fare bene l’amore a memoria
che la dote del vero politico
che alla fine una sorpresa
che italo-disco?
che c'è poco da ridere
che c'è tanto da ridere
che sembrerebbe quasi tutto da ridere
che c'è un quasi-quasi-sorriso per…
che quel quasi-quasi-sorriso sarebbe...
che del colosso rimane un mezzo sorriso di marmo
datato, autenticato (forse un falso del secolo scorso)
che la Gioconda, smile ben dipinto
che diceva: non le somiglio
ke se il sonno non avesse piume, pure lunghe e puzzolenti (necessarie)
che Daniele bla bla e anke shhhhhhhhh!
ke il perdono, coup de théatre (applausi nella pancia)
che dire tu
che io + tu - l'altro = ?
che noi 2, al di là del bene e del male
che al di là del benino e del malaccio
che paura
che poi passa
che conformisti, con ricevuta
che quello ha voluto troppo paradiso
che il paradiso se l'è mangiato
che il paradiso ha denti di riserva
che chiudono la saracinesca
che addentare 
che l'idea arriva adesso
che l'ha interrotto
che Poesia l'ha invitato a cena
che Poesia gli ha rubato il cellulare
che bravi quelli a sporcare la poesia
cha natura... quella la sa tutta (e aspetta)
che
che tra muri grossi così
che tra silenzi grossi così
che estranei ma insieme
insieme, estranei (con o senza il tè)
estranei ma
che lì nell'India del sud
che lì l'Irlanda
che
che dietro una porta chiusa...
che dopodomani
che le frittelline con le zucchine
che calor!
che Nikos Ikonomopoulos (bel nome)
che ci sono ballerine + ballerini sullo sfondo
che ballano
che anche la mattina presto
ci sono ballerine + ballerini sul fondoscena
che ballano
che particelle piciopiciolissime
che ballano pure quelle
che vomitrone
che dentro e fuori dal letto
che tranqui Daniele, tranqui (1)
che tranqui (2) ti raccomando eh

Friday, November 7, 2014

IL KOSSINO - Nuovo Dizionario Di Arte Contemporanea

>>>è un post in progress. Testo e correzioni in via di stesura. 
Alcuni nomi per ora sono coperti da omissis (dall'agente segreto Schiacchia Koz) 


installazioni naif - opere realizzate da artisti che utilizzano la pratica installativa senza consapevolezza sulle questioni teoriche in essa sottintese (vedi Paola P.*** e le sue interviste da analfabeta di teoria)

arte universitaria -  aka la nuova arte accademica

Lady Lady Oscar - premi che i musei d'arte contemporanea attribuiscono a lobby di riferimento (Premio Ma**i, Premio Fu*** ecc...)

Il piramide - schemi gerarchici nelle istituzioni d'arte per fornire poltrone ai funzionari 

Fricchettoni in frac - ex contestatori, alternativi che una volta arrivati al potere si dimostrano assai più più accentratori della vecchia nomenclatura 

Sanremo giovani - i festival della performance con giovani artisti che copiano le performance Anni Settanta

Zampa&zompa - critico che allunga la zampa su una tua opera

Strambitrone - particella costitutiva di una stramberia intellettuale tanto pretenziosa quanta priva d'idee in stile Bakargiev sul genere:
 "certainly not in terms of a worldly (Donna Haraway) alliance (Susan Buck-Morss) of cosmopolitical (Isabelle Stengers) intra-acting (Karen Barad) and cobbled-together (Haraway) human and non-human agents (Bruno Latour)" 

Curator coma - curatore completamente conformato al manierismo da sistema dell'arte che cova odio feroce per ogni eccentricità creativa

Critico Buongiorno e Critica Buonasera - Critici d'arte docenti o curatori in fondazioni, musei. Distantissimi dalla comunità artistica del territorio, vivono in una bolla separata di gerarchie, mondanità. Il dialogo culturale che instaurano con gli artisti si esaurisce in 1 educato, laconico, idiota "buongiorno" e/o "buonasera" sbavato dalla bocca ingiallita di un masticatore di tabacco.

Enterte-ta-teinment - intrattenimento da museo mausoleo delle avanguardie storiche

Museo-mauso-leo - museo istituzionale che riduce la contemporaneità in una mummificazione delle avanguardie storiche trasformate in un pregiudizio culturale sulla produzione attuale.

dittatriger - direttrice della stessa istituzione d'arte contemporanea per decenni che diventa, in un luogo o città (di provincia e non), una dittatrice del gusto da contestare (da Bice C****** )

lectio magistralis perennis - monologo kritico della durata d lustri attuato kome 1 ciaspolata in solitaria sulle vette innevate (molto d moda nelle sedi museali + provinciali)

ready/alchemic/made - trasformazione in $O₤D¥ della materia tramite il ready made

anatomia ready made - esercizi di ready made (eseguiti dagli studenti dell'Accademia di Belle Arti) che sostituiscono lo studio dell'anatomia, ma molto in voga anche tra gli artisti professionisti

muttare - emettere R.Mutt artistici

ready mammade - Ready made fatti in casa

graspacio - .........

Ana-Any - Si dice di pensiero critico che confonde sistematicamente la terminologia classificatoria dell'arte - tecnica con genere artistico, pratica artistica con stile ecc...
es: "Questo saggio è un'A.A." (da Anna D*********)

grottesche - ...........

Spararle Grosse - artisti che riciclano in versione museale monumentale le avanguardie del Novecento (dall'artista G***** - omissis - che rifà in scala macro pezzettoni di Novecento)

Pollka - pratica artistica pittorica danzante di Pollock

Curator Porn (anche cur-actor) - termine coniato da Nadja Sayej sul protagonismo dei funzionari delle istituzioni d'arte finalizzato a esautorare l'artista del suo ruolo sociale

SavonWharola - predicatore laico che fa di un'arte apparentemente trasgressiva e anticonvenzionale (ma attuata dentro i musei) un dogma laico

Ready Marmelade - Lady Marmelade .....

Internazionalo - falsificazione dell'idea d'internazionalismo culturale delle istituzioni d'arte locali
che riducono la loro programmazione a quella di cinema di provincia che proiettano i blockbuster creati altrove.
Da un punto di vista produttivo e non di passiva fruizione, il vero internazionalismo è rarissimo e non ha nulla a che fare con il conformismo dei funzionari dei musei.

Italo Cisco - .........

Gagnamento - bugie sfacciate estremamente frequenti nelle conferenze sull'arte contemporanea, vere e proprie fiabe da propinare agli ingenui, ai poco informati.

marchiello - si dice di saggio teorico che critica il postmodernismo in arte e lo fa utilizzando un linguaggio completamente postmoderno nella forma (da F****** Marcello)

museisti -  piccolo esercito di professionisti  creativi (vedi "Spararle Grosse") specializzati nell'adattare alle esigenze monumentali del sistema museale odierno alcune sperimentazioni novecentesche, riproponendole in chiave midcult: chiamarli "artisti" mi sembra quantomeno azzardato, considerando inoltre che tale meccanismo finisce per riversare sul mercato opere di densità qualitativa molto diluita, in quanto pensate come set design degli spazi museali.

In-Rinascimento + de-Rinascimento:
Rinascimento inteso come condizione dell'arte in cui una variabile fondamentale è il definitivo riconoscimento sociale del ruolo dell'artista quale artifex-firma (in-Rinascimento). In tale prospettiva la diffusione globale dell'arte contemporanea nel suo modello occidentale andrebbe riletta come l'espandersi, a secoli di distanza, del Rinascimento su scala planetaria.
Segnatamente, assistiamo a cicliche spinte di de-Rinascimento in quei microclimi culturali locali dove le istituzioni d'arte operano per separare il ruolo sociale dell'artista dal territorio (curator-porn ecc...)

Alveare -  psicologia dell'alveare / arte di stato in rete / bolla separata / celle a incastro / organismo unico / ape regina / conformismo / museo senza centro /

Simulacra-azione - Atto di sosituzione dell'opera d'arte attuato dai funzionari delle istituzioni d'arte di stato con una produzione inconografica che ne rappresenta un simulacro a grado zero di artisticità. Immagini formulate intenzionalmente con dispositivi tarati sul segmento più becero del mainstream (Curator Porn, Propa-panda ecc...) ma appettibile per un certo giornalismo specializzato che richiede novelization su mondanità, retroscena, gossip, Direttori, Presidenti, vipperia, pipperia ecc...: fatti irrilevanti sul piano culturale.

Confordogmista - Il diligente conformista sistematico plagiatore delle tendenze culturali estere. Come ogni conformista integrale trova, unico modo di distinguersi, l'esserlo dogmaticamente.

Orientale-orientalista - essere ed essere visti. 

Saturday, October 18, 2014

BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.5

Bozza Statuto Fondazione Bevilacqua la Masa - 1972. Ho trovato tra vecchie carte questo libretto. Il testo è qui riprodotto cercando di mantenere visibili i segni a penna, ad esempio a pag. 14-15.
Con la pubblicazione nel blog tranqui2, termina una sorta di cover-up d'informazione su questo documento. Anche nel volume (pur prezioso ed interessante) Felicita Bevilacqua La Masa. Una donna, un'istituzione, una città edito da Marsilio, troverete ben poco sulla storia dello statuto e sulle sue successive modificazioni, il "regolamento" presente in parte nel sito del Comune ecc...

BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.34-35


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.36-37


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.38


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.26-27


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.28-29


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.30-31


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.32-33

BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.22-23


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.24-25


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.20-21


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.12-13


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.14-15


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.16-17


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.18-19


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.8-9


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.10-11


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.6-7


Saturday, October 11, 2014

Indagine sull'AMACI: perché Ca' Pesaro nell'AMACI?


Cari lettori,
dopo l'inchiesta sul database Italian Area (e l'inquietante sua estensione, il Museo Senza Centro), Tranqui2 prende in esame un'altra realtà del contemporaneo italiano della quale si parla poco: l'AMACI, associazione dei musei d'arte contemporanea italiani.
Tranqui2 se ne occupa anche perché da non molto Ca' Pesaro, la storica istituzione che persino nel sito del Comune viene definita "Galleria Internazionale d'Arte Moderna", è entrata a far parte di quel circuito (vedi il loro sito).

Non si capisce quali siano le ragioni di far rientrare un'istituzione che si occupa di arte moderna (ma sulla pagina dell'AMACI compare addirittura la dicitura "FONDAZIONE MUSEI CIVICI VENEZIA", l'intera MUVE!) a un circuito nazionale, quello dell'AMACI, completamente diverso per natura, mission, obiettivi. 

Infatti L'AMACI non è una semplice piattaforma di confronto o scambio informazioni, trattasi di vero e proprio organismo strutturato con tanto di presidente, vicepresidente, consiglieri, e caratterizzata in senso conservatore, come presidente troviamo Beatrice Merz, figlia di Mario e Marisa Merz, una figura il cui curriculum come curatrice e critica lo trovate qui http://fondazionemerz.org/beatrice-merz/ 

Mostre temporanee di arte contemporanea oggi si fanno ovunque, incluso lo "Spazio Dom Pérignon", lo spazio del contemporaneo ospitato da Ca' Pesaro, senza per questo far rientrare le istituzioni che le contengono o addirittura la MUVE nella categoria a cui l'arte contemporanea appartiene.
La metodologia critica richiesta dall'arte contemporanea risulta assai diversa da quella specifica di uno storico dell'arte; ma in effetti l'azzeramento di una corretta prospettiva di metodo sembra il vero obiettivo teorico dei corifei del sistema dell'arte contemporanea all'italiana.
Su questo azzeramento già lo statuto dell'AMACI risulta esemplare: la loro specificità "arte contemporanea" diviene in esso per incanto "per promuovere l'arte moderna e contemporanea". Forse vogliono far conoscere Picasso, un perfetto sconosciuto.
Chiaramente è un trucco per riuscire a influire su istituzioni che con l'arte contemporanea han poco a che fare.

Resta assai fondato il sospetto (vedendo anche i nomi coinvolti) che si tratti dell'ennesimo tentativo d'impoverire il territorio del Veneziano dei suoi spazi culturali vitali, essenziali allo sviluppo, per innestarli all'influenza di gruppi e organismi istituzionali radicati in associazioni che operano sull'intero territorio nazionale, in una quadro di sottrazione di autonomia, quindi di controllo dall'alto fortemente centralista. Senza dubbio una dinamica utile a certe poltrone ma dalle nefaste conseguenze per lo sviluppo economico e culturale del territorio. Venezia e il suo appeal planetario utilizzati ancora una volta come merce di baratto come se non esprimesse un tessuto culturale e produttivo da tutelare, e avvilita da chi la sfrutta per interessi particolaristici.

Dopo aver posto un cappello all'autonomia delle singole istituzioni d'arte comunali con la creazione della MUVE Fondazione Musei Civici Venezia (in cui i comitati direttivi abbondano allegramente a spese nostre) si è scelto di agganciarla ancora a un'altra struttura gerarchica, questa volta operante su tutto il Paese.
Sommando tutte le piramidi di direttori, presidenti, consigli di amministrazione e consiglieri, comitati scientifici, comitati di direzione, apparati burocratici, ne risulta un parco poltrone tale da poter essere contenuto a fatica anche dal garage di Piazzale Roma. Per attuare qualche mostra d'arte sembra sia necessario un esercito di funzionari, mentre alle categorie produttive è riservata, come sempre, la consueta ingenerosità severissima e tignosa. Chi, in tale cancan di poltrone, tutela il punto di vista e il rispetto della categoria di chi l'arte la fa davvero e la produce, gli artisti? Squallido festival del mandarinato.

Proprio la vicenda Ca' Pesaro - MUVE - AMACI dimostra bene quanto l'AMACI, prima che un'associazione delle istituzioni d'arte contemporanea, sia un gruppo d'influenza (per essere benevoli) che utilizza l'arte contemporanea come passe-partout per inserirsi e avere un peso nelle realtà istituzionali più diverse.

Mentre il circuito del contemporaneo italiano si è nel tempo cristallizzato in formule pubbliche e private gerarchiche, verticistiche, piramidali, e in organismi egualmente strutturati, non ne è seguita un'analisi sulle implicazioni teoriche che tale configurazione comporta, sull'idea di arte contenuta nei loro statuti. 
L'informazione sull'arte è tanta ma poca o nulla la controinformazione e le riviste, invece di osservare e decodificare la fenomenologia che il presente ci offre, sono tutte schierate in difesa della nomenclatura, o concentrate esclusivamente sulla lettura dell'opera, incapaci di proporla contestualizzandola in un quadro più ampio.
Per ricorrere a una metafora calcistica: tutti tifano per una squadra, nessuno si preoccupa delle regole del gioco.

Sunday, July 27, 2014

Carolyn Christov-Bakargiev's delirium-curator-delirium in Mousse Magazine


The face of Professor-r Ermenegildo Zegna after reading "Worldly Worlding" by C.C.Bakargiev

 "Worldly worlding: the imaginal fields of science/art and making patterns together" by CCB appears to be the result of a delirium-curator-delirium. 
Carolyn, why do you feel an urge to write so much pretentious baloneys in Mousse-Magazine? We kindly ask you to prepare an article with minimum 3 pages where you don't b******* us.
To arrange a bunch of fancy words together doesn't make you an intellectual. This delirium of woozy language doesn't make you an art critic:

"TO ME, THIS DOES NOT MAKE MUCH SENSE ANYMORE, CERTAINLY NOT IN TERMS OF A WORLDLY (DONNA HARAWAY) ALLIANCE (SUSAN BUCK-MORSS) OF COSMOPOLITICAL (ISABELLE STENGERS) INTRA-ACTING (KAREN BARAD) AND COBBLED-TOGETHER (HARAWAY) HUMAN AND NON-HUMAN AGENTS (BRUNO LATOUR)"
 

Thursday, April 24, 2014

Lives of the most excellent designers >>> Vasari


>>> Lives of the most excellent designers >>> by Vasari

Thursday, April 10, 2014

Limiti & errori de "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" di Walter Benjamin

Attenzione: post in progress, testo in via di stesura.

>>>I lettori che seguono il blog possono facilmente intuire quali siano le mie obiezioni alle tesi di Benjamin esposte nel suo celebre saggio. Egli inciampa in errori assai comuni in quei teorici privi di una conoscenza diretta delle tecniche artistiche.

>>>Mi limito a poche osservazioni. L'opera è sempre stata riproducibile e riprodotta tecnicamente anche su larghissima scala. Le prove più persuasive di tale evidenza le troviamo già nell'arte antica, dalla ritrattistica statuaria fino alle repliche romane di modelli ellenistici. Non va dimenticato che pittura e scultura vanno di per sé intese quali tecniche, non generi artistici; il percorso che dalla tecnica conduce al genere (e oltre) è un tracciato lungo, articolato. Quindi la "copia" di una scultura ne rappresenta la "riproduzione tecnica" più che una "copia artistica". 
La copia artistica differisce dal modello originale, ne crea un d'apres interpretativo.

D'altro canto, la riproducibilità tecnica precede quella meccanica e tecnologica; il dato manuale - o di relazione tra corpo e strumenti/medium - che corrisponde all'intenzionalità di chi sceglie un soggetto da dipingere, fotografare o riprodurre permane (frazionata in impercettibili, minimi passaggi) financo nelle tecnologie contemporanee più sofisticate, nel clic di un computer o di una macchina fotografica.

>>>Analoghe considerazioni si prospettano allorché prendiamo in esame il concetto di aura. 
Errato addebitarla alla fruizione devozionale/cultuale che essa avrebbe avuto in origine - l'opera d'arte sacra rimane tra le più riprodotte su larga scala. L'opera sacra infatti, tranne quei casi riconducibili a eventi ritenuti miracolosi o alla devozione popolare, presenta aura (come nelle icone) in quanto fedele e metodica "riproduzione" di una matrice, oppure essendo fruita e utilizzata quale inerte supporto materiale di una dimensione trascendente. 

Viene così a delinearsi una conclusione opposta a quella di Benjamin: l'aura laica stigma di originalità ideativa trova, attraverso numerosi passaggi, una sua definitiva precisazione nel Rinascimento parallelamente all'emergere del ruolo sociale dell'artista divo pop, artifex "firma", mente ideativa, depositario della paternità creativa del proprio "stile", quello leonardesco, michelangiolesco, giorgionesco, ecc.... 
Il riconoscimento sociale dell'invenzione in quanto evento laico/numinoso della scoperta accompagna la consapevolezza che la corretta lettura formale di tale "evento ideativo" non verbale può avvenire in presenza del suo supporto materiale originario, fattore non eludibile come elemento integrante di un processo percettivo prima, interpretativo e conoscitivo poi, correlato appunto a una fruizione di linguaggi non verbali. 

L'aura deriva dalla corretta lettura dell'opera nelle sue evidenze formali all'interno del sistema binario dettaglio + insieme. Quando il sistema binario interno viene interrotto (come in talune pratiche installative, in cui osserviamo un insieme senza dettaglio, o nella copie tecniche, che restituiscono una trama di dettagli senza insieme) il linguaggio verbale torna a essere egemonico rispetto a quello visivo, supplendo la funzione dettaglio o quella insieme. Nell'installazione, il testo critico. Nell'altro caso, la sua definizione "copia".

>>>mentre codifica l’idea di aura, Benjamin riposiziona l’opera isolandola entro la sfera di alcune funzioni cultuali, ideologiche, propagandistiche, restituendone una lettura dogmaticamente inscritta in formule narrative, ma sottraendola in questo modo alla disciplina che gli è pertinente, la critica d’arte.
Una linea di riduzione dell’arte visiva ai dispositivi del linguaggio verbale oggi assai comune nell’ambito del “contemporaneo”...

>>> quindi: 
sistema binario insieme + dettaglio
insieme senza dettaglio
dettaglio senza insieme


"L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità meccanica/tecnologica" ("The Work of Art in the Age of Mechanical Reproduction (or Reproducibility)" suggeriscono le traduzioni) potrebbe essere una correzione utile al titolo che tuttavia anche in questa formula presenta delle (...)

Thursday, April 3, 2014

Lost Treasures Of Italo Disco – Vol.2!!!!!!!!!!!


Lost Treasures Of Italo Disco – Vol.2!!!!!!!!!!!

Flemming Dalum - Filippo Bachini - Mothball Record


https://www.youtube.com/watch?v=QYa_0AvuN2I

Friday, February 14, 2014

Pietro Longhi: la pittura nella pittura






>>>un tema sottovalutato per comprendere l'opera di Pietro Longhi risiede nella miniaturizzazione della realtà percettiva.
Nelle tele dell'artista il lume dello spazio pittorico si accende intorno alla mimica delle figure centrali addensandosi laddove i contrasti chiaroscurali, ordinati per strutture semplificate, minimali, spesso geometrizzate, vengono utilizzati per accentuare la suddivisione in piani.
Le sue scene di vita comune prevedono, incastonati sulla tappezzeria di un interno o immersi nella penombra dello sfondo, densi tasselli che raffigurano cartigli, cartelli, fedeli riproduzioni di opere pittoriche a lui contemporanee o talora stampe di ritratti di famiglia come nel quadro Le sorelle Sagredo.  A confermare una parentela stilistica con Chardin è il gesto pittorico - il ductus - in cui la densità della materia coincide con il dettaglio formale assumendo così un valore più espressivo che descrittivo: questa senz'altro la ragione di una produzione che, benché annoveri alcuni grandi formati, predilige le ridotte dimensioni. Il gesto pittorico scrive e struttura più che descrivere...
(post in via di stesura...)

Wednesday, November 27, 2013

>>>Capitello Corinzio e/o Capitello "Senza Titolo" >>>Corinthian Capital e/o "Untitled" Capital

Nel post precedente ho cercato di evidenziare la similarità formali tra il capitello corinzio (il mito della sua ideazione da parte dello scultore Callimaco) e l'opera "Senza Titolo (scultura che mangia)" di Giovanni Anselmo.
http://tranqui2.blogspot.it/2013/11/corinthian-order-corinthian-contemporary.html

>>> stampa ottocentesca sulle origini del capitello corinzio
Qui ho rielaborato l'immagine ottocentesca sulla formazione del capitello corinzio, avvicinandola all'opera di Anselmo

Natura + Architettura = Capitello Corinzio
Natura + Arte = "Senza titolo (scultura che mangia)" di Anselmo

"Le origini del capitello corinzio"

"Origini del capitello corinzio", particolare

"Untitled order (capital eating acanthus" by DSK

Corinthian order + Corinthian Contemporary

The Corinthian is stated to be the most ornate of the orders, characterized by slender fluted columns and elaborate capitals decorated with acanthus leaves and scrolls.

Acanthus


"The Origin of the Corinthian Order", engraving

"The Origin of the Corinthian Order", engraving

Giovanni Anselmo - Untitled (sculpture eating lettuce)
>>>here 1 acanthus -oooops!- 1 lettuce is crushed between 2 blocks of granite
>>> Contemporary Corinthian Order


UNTITLED Corinthian Order?  >>> Untitled Order
Untitled Order (capital eating acanthus)


>>>Corinthian + Untitled