i ga ciavà
i gioiei
del Maragià
blog di controinformazione >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> + merendine & specialità
“Ho trascorso tutta la mattina a correggere le bozze di una mia poesia, e ho tolto una virgola. Nel pomeriggio, l'ho rimessa” O. Wilde
La virgola che Wilde ha tolto tra "nascere rinascere",
poi l'ha rimessa tra "nascere, rinascere".
La virgola tra "scrittore, pittore"
La virgola tra "Jeanne, Modigliani"
tra "Vriesendorp, Koolhaas"
tra "Verlaine, Rimbaud"
tra "Savinio, De Chirico"
tra "Kahlo, Rivera".
La virgola tra "arcano, enigma"
tra "certo, dubbio"
tra "io, tutti".
La virgola tra "foglia, oro"
tra "aggettivo, sostantivo"
tra "soggetto, oggetto", tra "oggetto, soggetto"
tra "mm, km".
La virgola tra "Eva, Adamo"
Quella che c'è tra "amici, amanti"
tra "nemici, amanti".
Quella che c'è tra "fuori, dentro"
tra "prima, dopo"
tra "inspirare, espirare".
La virgola tra "fratelli, van Gogh".
La virgola tra "fotografo, artista".
La virgola tra "Alfa, Omega".
La virgola tra "post, modernism".
La virgola tra "grande, architetto".
Quella che c'è tra "male, maluccio"
tra "benedetti, maledetti".
Quella che c'è tra "quindi, dunque".
Quella che c'è tra "così, è".
Quella che c'è tra "Wilde, C.3.3."
La virgola tra "Sebastian Melmoth, C.3.3."
Caldura firma interventi che non possono essere ricondotti alla critica d'arte, e sarebbe opportuno non confonderli con essa. Si tratta piuttosto di testi ibridi che utilizzano l'arte visiva come pretesto, reperto inerte sul quale, più che applicare, direi proiettare astratti esercizi retorici (come nel pezzo sul ruolo del “direttore artistico-Biennale”) sovraccarichi di nomi altisonanti, schemi gerarchici, scenari globali, e condizionati di orientamenti ideologici.
Esercizi accademici in cui l'unica risposta possibile a ogni ipotesi sembra sia un professorale scetticismo dubitativo e dove risulta assai difficile rintracciare un atto interpretativo compiuto, riferimenti che possano introdurre alla comprensione del linguaggio visivo e di una poetica d'artista: le opere d'arte esposte in Biennale sono assenti nell'articolo, resta un mistero perché ne facciano da corredo illustrativo, quando il discorso potrebbe svolgersi anche in loro assenza.
In quanto scrittura ibrida, non è ascrivibile ad alcuna disciplina riconoscibile, se non quella bolla di cattiva letteratura che tenta di riportare la fenomenologia delle arti visive (e la radicale alterità di pensiero che rappresentano) entro i dispositivi propri del linguaggio verbale, eludendo il metodo critico, inoltre gravandola di un'enfasi tale da evocare tragicomici bollettini meteorologici:
"Alla Biennale di Enwezor può davvero essere affidato il compito di cogliere non solo l’orizzonte presente, ma anche le lontananze, il diradarsi delle foschie”.
Telefoneremo al Colonnello Bernacca.
Le conseguenze? Gli esiti di tale approccio emergono chiaramente nella recensione dedicata alla mostra di Danh Vo a Punta della Dogana. Dopo averci informato sulle sue personali (non di un artista) congetture osservando mozziconi di sigaretta incastrati tra i masegni veneziani, l'autore confessa di non aver “compreso” la mostra, a suo dire a causa dell'assenza di chiare didascalie esplicative accanto ai titoli di opere insufficientemente verbalizzate per le sue aspettative. Davvero, se le opere lo lasciano indifferente, non c'erano cicche su cui filosofeggiare alla Biennale di Enwezor?
"Me ne sono venuto via dalla mostra di Danh Vo guardando la griglia ordinata dei masegni, le pietre che pavimentano Venezia. Ogni tanto nell’intersezione fra pietra e pietra un resto di sigaretta, un paio di petali caduti del giardino accanto alla strada, una vaga impronta di gomma masticata. Anche la luce giocava un suo ruolo, dato il cielo di nuvole che andavano e venivano”.
Perfetto incipit per un brutto romanzo. Meno come introduzione a una riflessione sull'arte.
Un artista non “supporta” il proprio lavoro attraverso blog di dibattito: al contrario, tali strumenti risultano controproducenti in termini di carriera, poiché nei circuiti ufficiali dell’arte la delega della parola alla critica è considerata fondamentale. È una prassi tipica dei colletti bianchi, abituati da decenni a parlarsi addosso in ambienti autoreferenziali. Caldura non dispone degli strumenti necessari per analizzare queste dinamiche del presente, essendosi cristallizzato in una modernità idealizzata, priva dell’elaborazione dei conflitti e dell’utopia che le erano originariamente proprie, ma conservandone al contempo alcune derive di strumentalizzazione ideologica.
Secondo Caldura, la verità artistica coinciderebbe con la credibilità: una concezione persino pre-ottocentesca.
Quando costoro parlano di “arte-pensiero”, in realtà intendono il proprio “pensiero unico (maschile)", non certo un’autentica elaborazione teorica. Così facendo, riducono i circuiti del contemporaneo a una bolla separata, funzionale a rinviare indefinitamente il confronto, percepito in modo catastrofico come “grandine sull’uva”. Molti, come lui, traggono una rendita di posizione dall’impreparazione del grande pubblico: se un taglio di Fontana può ancora scandalizzare alcuni, i numerosi Caldura dell’oggi, invece di accompagnare il pubblico nel superamento dei pregiudizi, speculano su questo divario informativo. La loro “missione” consiste nel sostituire i vecchi pregiudizi con pregiudizi nuovi.https://www.youtube.com/watch?v=3ttJmP2S2oM
Differente dai precedenti, Lost Treasure 3 dell'australiana Mothball Records è una sorta di italo-lounge. Il #1 conteneva il brano Ombretta "Pianeta", praticamente incollocabile in quanto genere musicale, ed anche qui non mancano gemme aliene sulla stessa linea.
Questa forma di Italo-disco che sviluppa uno schema fisso minimo come contenitore di variazioni imprevedibili ha un significato per ciò che ho cercato di teorizzare nella "Fabula Architecture", sistema che pensa la struttura formale quale variazione inscritta in una griglia neutra, così includendo le influenze più disparate.
"Fabula Architecture", più che l'ennesimo stile architettonico, vuole essere uno schema/metodo capace di includere diverse variazioni stilistiche persino distantissime. Variazione - nozione alternativa di "nuovo" - questione già riportata in evidenza dal postmodernismo, movimento che certi incompetenti della critica d'arte considerano un bazar di timpani e quadri citazionisti.