Friday, July 31, 2026

La Gioconda secondo la teoria dell'in-Rinascimento (+ La tempesta + cornice)

>>>è un post-in-progress, testo e correzioni in via di stesura...

L'interpretazione de La Gioconda e de La tempesta secondo l'in-Rinascimento. 

Come premessa teorica, riporto il link del testo già pubblicato in Tranqui2. A seguire, il mio nuovo intervento, in verde...

http://tranqui2.blogspot.com/2025/01/cacciari-e-la-fine-dellarte-in.html?m=1

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Perché il sorriso della Gioconda è il grado zero dell'in-Rinscimento radicalizzato?

Il sorriso della Gioconda agisce come un cavallo di Troia del radicalismo artistico nell'esatto momento in cui la riconosciamo come tale: cioè come il marchio espressione dell'artifex Leonardo, non come un semplice ritratto figurativo opera di un virtuoso ma anonimo artigiano-artista.

La "piacevolezza" su cui argomenta Cacciari e il sorriso del volto sono un veicolo visivo che serve a catturare lo spettatore, anestetizzandone le difese critiche attraverso il riconoscimento dell'invenzioe di uno stile, quello leonardesco, oggetivato nel seducente sorriso di una presenza-ritratto.

Riconoscendo l'opera come "La Gioconda di Leonardo da Vinci", lo spettatore sposta il valore dall'oggetto reale al pensiero ideativo della mente del suo autore. L'opera smette di essere materia dipinta e diventa pura estrinsecazione di uno stile e di un'autorialità assoluta. 

>>>>>>Ecco l'insinuazione del virus radicale: una volta accettato il primato della firma sull'oggetto, il gene del concettualismo è inoculato. 

L'opera quindi scardina il pensiero dogmatico e oppositivo. L'arte non serve solo a illustrare una verità scritta (verbale), ma fonda una verità autonoma, ambigua e intraducibile, tuttavia consapevole del suo colonizzare il cervello dello spettatore.

In quel preciso istante del riconoscimento, La Gioconda diventa veicolo dell'in-Rinascimento permanente. Un meccanismo concettuale che inevitabilmente prevede, sottintende il traguardo del ready made e la radicalizzazione dell'arte contemporanea tutta in sottrazione.

Quindi il sorriso racchiude l'autoconsapevolezza dell'esca... esso esprime l'embrionale, compiaciuta consapevolezza dell'atto di seduzione in corso. È il sorriso ironico dell'artifex che sa di stare usando la "piacevolezza" visiva come trappola concettuale, poiché esso veicola l'invenzione di uno stile: lo stile leonardesco.

La Gioconda sorride perché è cosciente del proprio ruolo... sa che, mentre ammalia l'osservatore con l'illusione della forma, sta inoculando un virus invisibile che ne minerà le certezze. 

>>>>>>La "piacevolezza" dello stile leonardesco e il suo riconoscimeto sociale non è l'antitesi del concettuale, ma il suo presupposto necessario, contrariamente a quanto tanti contemporaneisti del pensiero oppositivo e lo stesso Cacciari sostengono. 

È la forza gravitazionale che attira l'osservatore dentro la tana del lupo del riconoscimento definitivo della firma dell'artifex-Leonardo e quindi dell'in-Rinasciemto, convincendolo della legittimità definitiva della sua autorialità.


Ne La tempesta di Giorgione il processo di sviluppo della legittimazione e del riconoscimento sociale dell'artifex si presenta già in uno stadio avanzato, poiché ciò che vediamo sembrerebbe essere una filiazione della "Gioconda" stessa (intesa come paradigma dell'in-Rinascimento). Essa allatta il proprio piccolo: il nutrimento di uno sdoppiamento, di una moltiplicazione di vettori. È la diffusione del radicalismo del Rinascimento mutato nell'in-Rinascimento conseguente al prevalere del ruolo dell'UMANISTA all'interno della triade UMANISTA-ARTISTA-COMMITTENTE.

Si inaugura quindi, nella dialettica della dinamica interna tra vettori, un circuito chiuso che alimenta il motore del segmento UMANISTA della triade, favorendo, con i punti interrogativi residuali degli scarti del meccanismo, l'avvio della retrocessione in sottrazione dell'in-Rinascimento permanente fino all'ossatura originaria dell'opera dell'artifex.
 
Ne La Gioconda, la dinamica dell'ambiguità permanente dell'esca visiva e della legittimazione dell'artifex produce un circuito tutto interno a un unico vettore: gli step successivi si alimentano a vicenda in un ciclo infinito che impedisce al Rinascimento di concludersi.
 
>>>La Gioconda sorride... c'è nella sua espressione che "sorride di sé" la certezza che l'accettazione sociale della sua "piacevolezza" imporrà il primato dell'idea della firma dell'artifex (divo pop) sulla materia, aprendo la strada alla sottrazione radicale dell'arte contemporanea, negandosi nel suo affermarsi...

>>>il filosofo Cacciari, inconsapevole lattante della Gioconda.

>>>a causa dell'allattamento inconsapevole drl gene leonardesco, Cacciari tenta oggi disperatamente di rigettarne i sintomi dei quali non riesce a rintracciare l'origine.

La tragedia e la farsa della posizione di Cacciari sta nel fatto che la sua ribellione è prevista dal sistema stesso.
Il paradosso risiede nel fatto che non si può vomitare ciò che è ormai diventato parte del proprio sangue: combattendo i sintomi, gli esiti contemporanei di quell'antico nutrimento (attraverso il pensiero oppositivo), in realtà li replica...

Punti da sviluppare:
>>> Perché, secondo l'in-Rinascimento, La Gioconda sorride

>>>cosa contiene il dipinto di Giorgione

>>>la cornice 

 >>>è un post-in-progress, testo e correzioni in via di stesura...

Cosa hanno in comune le mostre di un artista veneziano con un celebre FILM del 2013?

Leggilo qui:

https://www.instagram.com/reel/DQRjGk_jPlZ/


Wednesday, July 29, 2026

>>>ancora sulla teoria dell'in-Rinascimento (Rinascimento globale e permanente)

 >>>è un post-in-progress, testo in via di stesura...

>>>intendo qui sviluppare alcune nuove considerazioni sulla teoria...


Qui, intanto, riporto come premessa l'intervento già postato in Tranqui2:

>>>commento l'intervento di Massimo Cacciari - La fine dell'arte. Ecco a seguire (dopo il link del video) alcune note, inclusa la mia teoria su in-Rinascimento e de-Rinascimento.

https://m.youtube.com/watch?v=67_mQ2coewU

>>>vi consiglio di rintracciare la prima parte dell'intervento di Cacciari (c'è il video - CACCIARI - LA FINE DELL'ARTE) in cui emerge la sua preoccupazione di stabilire dei primati, secondo schemi di pensiero (maschile) oppositivi, uno/molti, gerarchici piramidali, verticali. Non vi è alcuna necessità di definire primati, nemmeno tra linguaggi verbali e non verbali, in quanto corrispondono a funzioni assolutamente differenti. Pericoloso affrontare questioni teoriche fondamentali utilizzando terminologie, categorie approssimative e riferimenti incorretti. Risulta incorretto ridurre l'arte sacra alla categoria del cultuale, in quanto essa deve essere articolata nelle sue molteplici funzioni, tra cui la narrazione della storia sacra, l'arte teologica, l'arte mistica (dalla spiccata matrice visionaria) e l'arte cultuale (l'immagine che fa da supporto alla preghiera e al rito). Inoltre, il suo intervento denota lacunosa conoscenza della storia dell'arte: l'arte-pensiero ha trovato la sua definizione nel Rinascimento nella triangolazione ARTISTA - UMANISTA - COMMITTENTE, speculare a quella sequenza  - ARTISTA - CRITICO D'ARTE - ISTITUZIONE MUSEO restituita nell'attalità dal circuito del contemporaneo. L'opera d'arte estrinsecazione di pensiero ideativo trova, attraverso numerosi passaggi, una sua definitiva precisazione nel Rinascimento parallelamente all'emergere del ruolo sociale dell'artista divo "pop", artifex "firma", mente depositaria della paternità creativa del proprio "stile", quello leonardesco, michelangiolesco, giorgionesco, ecc...

Quindi: riconoscimento sociale dell'invenzione di uno stile (e di una poetica), da sommare alla mediazione dell'umanista. E se le correnti sperimentali dall'arte moderna in poi hanno sviluppato massimamente il segmento UMANISTA (il pensiero), lo hanno potuto grazie a una parallela ed eguale enfatizzazione del segmento ARTISTA (il pensiero formale, lo stile). 

Senza il sigillo dell'artifex connesso storicamente con il riconoscimento sociale dell'artista "firma" cognomen + nomen, nome d'arte, Duchamp non avrebbe vegato la sigla R.Mutt sull'oggetto, né Manzoni segnato a colpi di pennarello le modelle, né l'Arte Povera strutturato una poetica in sottrazione fino allo stato di natura sommandovi tuttavia il marchio dell'artifex. Seguendo tale prospettiva, si potrebbe ipotizzare che la diffusione globale dell'arte-UMANISTA-pensiero + ARTISTA-artifex, quella "arte contemporanea" quale etichetta-contenitore utilizzata da Cacciari,  per intenderci, andrebbe riletta come l'espandersi, a secoli di distanza, del Rinascimento su scala planetaria. 

Lo stesso ready-made nelle sue infinite variazioni potrebbe essere considerato il portato delle funzioni "artifex-firma" attivate nel Rinascimento. Il Rinascimento si è sviluppato su più linee e filoni, radicalizzandosi.

Segnatamente, assistiamo a cicliche spinte di de-Rinascimento, e proprio in quei microclimi culturali locali dove il sistema dell'arte (o ciò che ne resta) opera per separare il ruolo sociale dell'artista dal territorio, il cur-actor ecc... Da qui la mia teoria dell'in-Rinascimento e del de-Rinascimento... Sì, il Rinascimento non si è mai concluso... 

>>>Cacciari non è consapevole appieno del suo voler decodificare con il linguaggio verbale una distinta categoria di linguaggio intresicamente non-verbale. Prima di essere interpretata con i dispositivi del linguaggio verbale, l'arte visiva va tradotta: ecco la funzione del critico d'arte, che dovrebbe rendersi "traduttore" di un'alterità...

>>>La "piacevolezza" dell'opera non è un argomento critico. L'arte visiva utilizza dei veicoli e degli strumenti che vanno tradotti, così come avviene nel cinema, che utilizza attrici fotogeniche e attraenti o set ricostruiti che sono un veicolo, ma che non ci dicono nulla di definitivo sull'intenzione dell'autore (in quel caso, non è la piacevolezza di attrici e attori il fine dell'autorialità del regista). Il pensiero si manifesta anche laddove non viene esplicitato in modo dimostrativo e verbalizzato. "Pensiero" e "verbalizzazione" sono termini da non sovrapporre; Cacciari sovrappone e oppone, manifesta stereotipie di pensiero oppositive che prevedono un primato opposto a un non-primato, un presente opposto a un passato, un presente di pensiero opposto a un passato di "piacevolezza", omettendo le linee di continuità, le assonanze, la corretta contestualizzazione... quindi determina il rovesciamento della prospettiva storica in una sequenza antistorica fondata su una sorta di illusione ottica di chi osserva il passato con gli occhiali del presente, secondo cui il passato viene visto come un presente incompleto, non come la sua necessaria premessa... 

>>>Il Rinascimento e l’artista-intellettuale (Alberti ecc…), l’artista divo-pop (che si rapporta alla pari con papi e monarchi), l’opera concettualizzata dall’umanista (congiuntamente all’artista-umanista), hanno contribuito a fondare le premesse cognitive che ci consentono di considerare opere contemporanee apparentemente immateriali come fenomeni artistici oggetto di attenzione.

>>>In-Rinascimento inteso come condizione dell'arte in cui una variabile fondamentale è il definitivo riconoscimento sociale del ruolo dell'artista quale "artifex-firma".

>>>Il pensiero oppositivo non può che produrre come esito ultimo le derive di una prospettiva antistorica...

>>> primato, primato, primato, primato. Primato del linguaggio verbale per eclissare l'autonomia dell'arte e della verità artistica...

È un post in progress. Testo e correzioni in via di stesura...

Tuesday, July 28, 2026

>>>supplemento a CORNICI


  https://www.instagram.com/reel/DWypWRfDLve/?igsh=cXhnc29jd3hzNDFy

 >>>ho addizionato nuove CORNICI al blog, di conseguenza non compaiono nel testo pubblicato su Civiltà Poetiche...

+ Isole dell'arcipelago

+ Incornicia, decornicia, stracornicia. Chi è? 

+ I dubbi dell'artista ci fanno parecchi giri di pista intorno.

+ sopra gli altari

+ Sigillano la verità artistica 

+ E quella cornice sulla battigia? Il dipinto é affogato nel mare dell'arte

+ Affilate e taglienti, quelle degli specchi  

+ Sugli specchi: recidono la visuale in un prima e un dopo

+ Sempre, sempre, sempre specchi.

+ 1700

+ Guilloché

+ Neorinascimentali

+ Rococò e decò

 + Accentate

+ Cuspidate

+ Di fotografie: freezer in cui congelare gli sguardi

+ Quando le scornici, le fotografie si sciolgono

+ Rococò, minimal: la differenza non sta nel decoro

+ Sistema di filtraggio 

+ La storia dell'arte non è una prigione e le cornici non sono chiuse a chiave

+ Addomesticano le ore selvagge

+ Spartiacque tra verosimile e verismo? Oppure: Spartiacque tra iperrealismo e verismo?

+ Le Salvator Rosa, binari per polittici regionali

+ Cornici Salvator Rosa. Binari lumeggiati a foglia argento

+ Quasi postmoderne. Memphis, diresti

+ Scollate o schiodate, in limine, borderline

+ arginano le turbolenze degli "ismi"

+ lascia le scarpe fuori, quando ci entri dentro

+ policornici polittici

+ per parlare con il ritratto, premete il titolo

+ recto, verso

+ cornicia-io

+ sconfinare oltre la cornice di ferro

+ invitano l'arte a sconfinare

+ il passaporto, prego

 + canta, la muta materia, ingabbiata nella cornice

+  tiro in porta, tiro in cornice

+ mettici la rete e fai gol

+ dagli 11 metri segni il quadro di rigore

+ fatta d'errori, la cornice del vero

oppure: quella del vero si compone (scompone) di errori

+ del sovraporta

+ quasi sempre i paesaggi ci finiscono dentro 

+ per aprirle c'è il codice di sicurezza