Wednesday, June 15, 2022

I pké dell'arte >>> chi ha ucciso Dorian? >>>rewind 2022


Chi è stato accoltellato da Lucio Fontana? Dorian Gray.

Come ha accoltellato Dorian il suo ritratto? Tre tagli su tela.

Chi fu pugnalata da Dorian Gray? L'Anima del dipinto.

Fontana Gray. Gemelli coltelli.

Lo studio di Lucio? Sala opera-toria.

L'ultimo dipinto di Fontana? Gray.

Cosa trovarono nella casa? Nella camera c'era un ritratto di vecchio dalla tela strappata. In salotto, un giovanotto sorridente beveva il tè.

Nella camera: un ritratto di vecchio dalla tela sventrata. In salotto: un giovanotto beato beveva il tè. Caso archiviato come "Concetto spaziale".

Il delitto della camera chiusa? Tre tagli su tela.

I TAGLI: opera-azione a quadro aperto.

Titoli di Lucio Fontana: I Tagli, I Quanta, Le Nature, I Metalli, La Fine Di Dio, La Fine di Dorian.

Perché Lucio non è morto come Dorian? Si è fatto anestetizzare.

Dorian Fontana, Lucio Gray.

Gray Fontana, Dorian Lucio.

Xké Lucio ha accoltellato la pittura? Per estarne il cuore.

Lucio Fontana? Giulia Lama

La morte dell'arte? L'ha accoltellata Dorian.

Le fontane dell'arte? Lavinia e Lucio.

Lavinia & Lucio. Sorelle Fontana.

Tagli: perforazione dell'intelaiatura toracica.

La tela accoltellata? Sacrifici artistici.

Lucrezia: autori-taglio su tela

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>rewind

E' ineducato chiedere l'età di una Poesia.

Lo scudo di Achille? Scolpiscitelo nella testa.

La colazione di Pietroiusti? Alla Banca di Roma.

Pietroiusti? Si è mangiato tutti i risparmi.

Gemelli: Titolo e Senza Titolo.

Titoli di testa. Titoli di coda. I senza titolo di testa. I senza titolo di coda.

Sunday, September 12, 2021

Pausa cena (con Virginia Woolf + Luce Irigaray)

Tranqui2 va in pausa cena... prima di riprendere in mano pennelli e colori. Tra un boccone e l'altro c'è tempo per ritornare alle pagine della mia adorata Virginia, magari riletta sotto la lampada a luce... Irigaray.

Sunday, July 11, 2021

Mi scuso con tutto tutto tutto il team di VIAFARINI

 >>> Vorrei pubblicamente scusarmi con tutto tutto tutto il team (loro lo chiamano così) di VIAFARINI. 

Ho sbrodolato una caricatura (della Patrizia Brusarosco) inserendola in un vecchio post datato 2011 del blog. E' un dipinto (e già questo potrebbe essere un mezzo problema) con dei coloracci lontanissimi da quei toni di grigio-bigio, di bigio in campo grigio, di grigio con sfumature bigie, di grigio-fino-in-fondo-all'anima, che si vedono così tanto dalle loro parti.

Mi rendo conto che è l'opposto della divisa che una funzionaria impiegata seria, rispettabile del contemporaneo dovrebbe avere!!!! MI SCUSOOOOOOO!!!!


Mi scuso tantisssssssssssssssssssssimo con todo todo todo il team: 

Patrizia Brusarosco, direttore
Angela Vettese, presidente onoraria dal 1995
Giulio Verago, organizzazione e curatela
Mihovil Markulin, tutoring
Francesca De Zotti, comunicazione e organizzazione
Tommaso Pagani, organizzazione dell'Archivio

Mi scuso con le Collaborazioni e coprogettazioni:
Regione Lombardia (dal 1994)
Comune di Milano (dal 1995)
Provincia di Milano (dal 1997 al 2015)
Fondazione Cariplo (dal 1997)
Fondazione Banca del Monte di Lombardia (dal 2008)
Comune di Milano - Fabbrica del Vapore (dal 2008)
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali DG Arte Architettura Contemporanee e Periferie Urbane (dal 2008)
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali DG Educazione e Ricerca (dal 2016)
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali Archivi Storici - Soprintendenza archivistica della Lombardia (dal 2016)

Mi scuso con le Collaborazioni con istituti di formazione del territorio:
Accademia di Belle Arti di Brera, NABA Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo, Università IUAV Venezia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università Bocconi, Politecnico di Milano, ANISA Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell'Arte, licei milanesi: Boccioni, Caravaggio, Brera, Volta, Fermi, Manzoni, San Carlo.

Mi scuso con le Collaborazioni con istituti di formazione e residenze internazionali:
Rijksakademie van beeldende kunsten, Amsterdam (dal 2006)
Futura Projects, Praga (dal 2009)
Residency Unlimited, New York City (dal 2014)
Le Centquatre, Parigi (2014)
PROGR, Berna (dal 2015)
Akademie Schloss Solitude, Stoccarda (dal 2016)
Cola Production - La Friche la Belle de Mai, Marsiglia (2016)
Kooshk Residency, Teheran (dal 2016)
Kunststiftung Baden-Wurttember, Stoccarda (dal 2018)
Kin ArtStudio (dal 2018)

Mi scuso con gli enti pubblici:
Comune di Milano Settore Cultura, Settore Tempo Libero, Settore Famiglia Scuola e Politiche Sociali; Provincia di Milano; Regione Lombardia; Ministero dei Beni e delle Attività Culturali; Ministero degli Affari Esteri.


Mi scuso con le istituzioni e organizzazioni artistiche:
ACACIA Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana, Milano; Accademia di Belle Arti di Brera, Milano; Accademia Carrara, Bergamo; Ambasciata del Canada, Roma; Ambasciata di Israele, Roma; Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, Roma; American Center Foundation, New York; Anisa - Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell'Arte - sezione provinciale di Milano; Architectural Foundation, San Diego (CA), ASU Arizona State University; Art Metropole, Toronto; Art Omi, New York; Artegiovane, Milano e Torino; Arts International, New York; artway of thinking, Venezia; Associazione Futuro, Roma; Attese Biennale di Ceramica nell'Arte Contemporanea, Milano; Australia Council for the Arts; Beirut, El Cairo; C.A.F. Onlus - Centro di Aiuto al bambino maltrattato e alla Famiglia in crisi; Camera di Commercio di Milano; Camera di Commercio di Torino; Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli; Centrale Fies, Dro (TN); Centro Provinciale di Formazione Professionale Franco Varaldo, Savona; Consolato dei Paesi Bassi; Chicago Artists International, Chicago; Compagnia Teatrale Senza Parole, Milano; Consorzio Swiss Cheese Marketing Italia e di Svizzera Turismo; Fiorucci Art Trust, Londra; Dena Foundation, Paris; Fondation Nestlé pour l'Art, Genève; Fondazione Antonio Ratti, Como; Fondazione Bevilacqua la Masa, Venezia; Fondazione Cariplo, Milano; Fondazione Querini Stampalia, Venezia; Fondazione Spinola Banna per l'Arte, Torino; Galleria Civica di Arte Contemporanea, Trento; Gasconade, Milano; The George Washington University, Washington D.C.; Gobierno de la Rioja, Spagna; Hangar Bicocca, Milano; HIAP Helsinki International Artist-in-residence Programme, Helsinki; Hochschule für Bildende Künste, Braunschweig; I AM: Internationa Foundation; Ijskelders Vub & Nadine, Bruxelles; Institut für Auswärtige Angelegenheiten, Wien; ISCP International Studio & Curatorial Program, New York; Istituto Europeo di Design IED, Milano; Künstlerhaus Bethanien, Berlin; Kunstverein Milano; Liceo Artistico Preziosissimo Sangue, Monza; Liceo Artistico Umberto Boccioni, Milano; Liceo Artistico Caravaggio, Milano; Liceo Artistico di Brera, Milano; MAC Museo d'Arte Contemporanea di Lissone; MAMbo Museo d’Arte Moderna, Bologna; Manifesta International Foundation; Matadero, Madrid; Mondriaan Foundation, Amsterdam; Montevideo TBA - The Netherlands Media Art Institute, Amsterdam; Museo Alessi; Museo Storico della Tecnologia SACMI; NABA Nuova Accademia di Belle Arti, Milano; Neue Galerie, Graz; Politecnico di Milano; Rijksakademie, Amsterdam; SOS Bambini; that's contemporary, Milano; Townhouse, El Cairo; Dipartimento Arti Visive dell'Università della California; Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano; Victor Pinchuk Foundation, Kiev; Wacoal Art Center Spiral Garden, Tokyo; WIELS, Bruxelles; X-initiative, New York; zerometriquadri, Milano; Zerynthia, Roma.


Mi scuso con gli istituti di cultura stranieri:
The British Council; CC
) Centro Culturale Svizzero di Milano; Goethe-Institut Mailand; ICO Incontri Culturali Olandesi, Milano; IFA Institut für Auslandsbeziehungen, Stuttgart; Istituto Austriaco di Cultura di Milano; Flemish Community, Bruxelles; Istituto Italiano di Cultura, Madrid; Istituto Svizzero di Roma; Ministerio de Educación, Cultura y Deporte, Gobierno de España; Ontario Ministry of Culture; Pro Helvetia

P.S. Quando mi passate la ricetta per le mummie impanate?

Friday, July 2, 2021

I.A documenti #1. Nasce I.A (Exibart, novembre 2004)

Intendo inserire in TRANQUi2 materiale di documentazione sul sito Italian Area.

Il database è espressione di un archivio che ha avuto una notevole influenza nell'arte italiana; essa si spiega, a mio parere, con la schematicità divulgativa della formula di base, nel quadro di un circuito in veloce espansione sul territorio. Un'idea di arte contemporanea apparentemente "difficile", in realtà facilissima da imitare e riprodurre (dai curatori e critici), modello di conformismo che con un ossimoro si potrebbe definire manierismo minimalista, centrato su un genere immediatamente riconoscibile e non sull'unicità della poetica dell'artista come portato di un modello teorico individuale.
Sarebbe interessante svolgere una ricerca approfondita e decodificare tutto il non detto di quelle poche pagine web: assenza di una cronologia sui successivi aggiornamenti, link not found, età degli artisti nell'inserimento nel database, influenza delle gallerie di riferimento, interazione con le istituzioni del "Museo senza centro", modalità dei sostegni istituzionali, metodologie di scelta...

I dati disponibili non ci dicono se Italian Area preveda scoperte o riscoperte tardive come sempre è avvenuto nella storia dell'arte; parrebbe di no, l'inserimento nel database sembra coincidere con quel momento preciso della carriera degli artisti in cui, nel triste panorama di una cultura italiana completamente condizionata da appartenenze, essi sono costretti a delegare ad una lobby di riferimento la "gestione" del proprio lavoro, sterilizzando al contempo le possibilità creative di un ruolo sociale che resta chiuso nelle maglie strette di un obbediente carrierismo privo di diritto di opinione.

Da EXIBART, venerdì 28 novembre 2003
Nasce Italian Area.
A oltre dieci anni dalla fondazione dell'Archivio, il Centro di Documentazione Careof & Viafarini propone un nuovo servizio online. All'indirizzo italianarea.it si potrà trovare materiale fotografico e bio-bibliografico degli artisti emergenti dell'ultima generazione. Il database è in costante aggiornamento ed ampliamento.
Italian Area si avvale della consulenza di critici e curatori tra cui Chiara Bertola, Gabi Scardi e Angela Vettese.
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Ipotesi su I.A #1

Wednesday, June 9, 2021

Ballario, lei è il portavoce dell'arte italiana?

Nicolas Ballario, caricatura by DSK

Urka Ballario! Lei è  il portavoce dell'arte italiana?

Ci bevo il caffè insieme ogni mattina

***

Giorrrgio: Ballario che fa il portavoce dell'Arte Italiana mi fa un po' come...

Xoxo: ... come quelli che vedono gli UFO nei quadri del Cinquecento


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Giorrrgio: N.B. parla a nome dell'Arte Italiana... è suo parente? 

Xoxo: Sono gemelli nati in sala parto degli Uffizi?

***

Giorrrgio: Ma anche la Polveroni lo fa. 

Xoxo: Era un parto plurigemellare?


Monday, December 21, 2020

Per una riforma delle istituzioni d'arte italiane


>>> testo e correzioni in via di stesura, in aggiornamento

Le mie proposte per una riforma delle istituzioni italiane d'arte contemporanea sono in un'ottica di anti-lobbismo, che sia al contempo tutela della posizione e dignità professionale degli artisti. 

È necessario impedire che si usino le istituzioni d'arte per attacchi personali agli artisti, per creare dinamiche di boicottaggio professionale, propagandare liste elettorali e la strumentalizzazione politica dell'arte, pubblicizzare premi e riconoscimenti dati a chi la dirige con i conseguenti baratti "noi ti premiamo - tu pubblicizzi noi che ti premiamo tramite il museo"; è necessario impedire il costituirsi di gruppi d'influenza che abbiano lo scopo di "promuovere" liste precostituite di nomi, organizzazioni trasversali che ne condizionino la programmazione in direzione lobbistica. 

Un'istituzione pubblica deve dare al pubblico un'informazione corretta e ad ampio spettro sulla produzione artistica contemporanea, restituendo agli artisti quel ruolo sociale che gli appartiene, anche decisionale; inoltre, va ripristinato un ancoraggio forte con la realtà del territorio e la comunità degli artisti, al fine di evitare quegli eccessi di sterili protagonismi che spingono per canalizzare le risorse unicamente a volano della carriera internazionale delle gerarchie di potere. Si potrebbero ipotizzare formule nuove come una co-conduzione artista-critico, con un artista a incarico temporaneo in rotazione a una rosa di nomi, figure con approcci teorici differenti, favorendo una dialettica interna e spezzando le derive di pensiero unico che verifichiamo così di frequente. Penso debba cambiare anche l'informazione su di esse, mettendo la parola fine a quegli articoli dove un "museo" sia la casa ben arredata di un vip dalla faccia sorridente: si devono vedere opere e artisti. Verifichiamo troppa retorica e troppa attenzione  anche al contenitore, alla scatola, al progetto dell'architetto X o Y...

Se è giusto che i curatori, i direttori scelgano le opere che ritiengono maggiormente significative, deve tuttavia essergli impedito di bollare la produzione contemporanea e le poetiche lontane dai loro parametri di gusto quale "non arte", diffondendo pregiudizio, disprezzo verso gli artisti...

 >>> testo e correzioni in via di stesura, in aggiornamento

Tuesday, December 15, 2020

Cos'è il mass-élite?

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Quando un fatto o una notizia transitano direttamente da contesti specialistici all'ambito della grande divulgazione, senza che si sviluppi un dibattito intermedio capace di articolare una narrazione su più livelli, il vuoto  che ne deriva può facilmente, in alcuni delicati passaggi, essere simulato con stereotipi provenienti dalle logiche della narrazione giornalistica, con la precisa intenzione di distorcere il significato originario dell'evento.

La notizia, ridotta a una semplice ossatura-intelaiatura di dati minimi e privi di contesto, finisce per diventare un supporto inerte sul quale vengono aggiunti ("appesi") luoghi comuni, stereotipi e categorie del tutto estranei alla natura del fatto narrato.

Un caso emblematico di tale dinamica, assai frequente tra i contemporaneisti, è rappresentato dall'articolo "E la regina dell'arte la lasciamo in Germania", riferito alla storica dell'arte e curatrice Carolyn Christov-Bakargiev che quell'anno diresse la manifestazione Documenta 13 a Kassel (potete facilmente rintracciarlo online).

Qui il vuoto interpretativo generato dalla "scarnificazione" della notizia dovuto al suo transitare da circuiti estremamente ristretti, alla divulgazione, viene colmato da una serie di luoghi comuni sull'Italia, costruiti in chiave moralistica, antitetici alla realtà dei fatti effettivamente narrati... 

La carriera internazionale di Christov-Bakargiev, infatti, si è sviluppata anche grazie agli incarichi ottenuti nelle istituzioni artistiche del Paese, le quali, nel privilegiare e riconoscere un assoluto protagonismo alla sua impostazione curatoriale, hanno sacrificato la documentazione e la valorizzazione del lavoro di intere generazioni di artisti italiani, che hanno pagato per tale delega un prezzo molto alto in termini di visibilità.

"Sono stata per un breve periodo direttrice del Museo di Rivoli" afferma Bakargiev, ma nel pezzo si omette di citare il suo ruolo di capo curatore avviato già dal 2002, e le tante collaborazioni con istituzioni torinesi. 

"Parla dall'America. Lavora in Germania. Nome e cognome rimandano all'Est Europa. Ma d'italiano cos'ha?" domanda il giornalista. "Ricordo benissimo qual è il miglior caffè del Lungarno. Ho imparato a nuotare sulla passeggiata di Nervi". Una turista del gran tour? No, Bakargiev ci rassicura: "Ho casa a Roma, e anche a Venezia". 

La pizza e gli spaghetti preferiti? Domanda rinviata all'intervista successiva.

Il risultato di tale operazione di smontaggio e rimontaggio di dati viene sintetizzato dal titolo, un capolavoro di rovesciamento di senso mass-élite. 

Nulla qui lascia intravedere quella clamorosa e persino imbarazzante (per durata) successione ultradecennale di poltrone "throning" che l’attenderà a Rivoli, staffetta che si è interrotta, come accade sempre in situazioni che tendono a ristagnare fino all'assurdo, solo con l'auspicabile pensionamento...

Il mass-élite prevede un pubblico ma non un contropubbico...

>>>post-in-progress testo e correzioni in via di stesura

PUNTI DA SVILUPPARE:

- la notizia guscio - intelaiatura 

- masscult + élite

- articolo di L.B.

- sotto-divulgazione 

- articolo di A.D. E la regina dell'arte la lasciamo in Germania

- gli addetti ai lavori

- Estrema élite. Mainsteam estremo. Un confine sottile. Grandi distanze, confini sottili

- il contropubblico

Saturday, August 22, 2020

Tommaso Labranca, Claudio Giunta e la mostra MTV ANATOMY


Edito da Il Mulino, un omaggio a Tommaso Labranca: Le alternative non esistono, autore Claudio Giunta.
Mi piace ricordare che, nel 2004, Labranca volle con entusiasmo partecipare alla mostra MTV - ANATOMY con un testo. Lo potete trovare ancora interamente nel comunicato stampa...

https://www.exibart.com/evento-arte/mtv-anatomy/


Conservo ancora le email in cui narrava i retroscena del suo rapporto con la multinazionale; sono documenti significativi di una certa fase storica del rapporto tra cultura giovanile e massmedia.  Una iniziava così:

"Caro DSK

In effetti ho avuto dei dissidi con mtv tutte le volte che ho avuto rapporti con loro, sia diretti sia indiretti..."

La Cunsta risponde a Pierluigi Panza

 

La Cunsta, Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell'Arte, risponde alla lettera di Pierluigi Panza pubblicata da Il Giornale dell'Arte - agosto 2020 - sul caso bocciatura Vettese. La replica esprime indignazione per il tono denigratorio dell'affondo di Panza, sottolineando come: "procedendo su questa china, promuovendo cioè i comunicatori a scapito dei ricercatori, rischiamo davvero di mandare in cattedra chi non hai mai scritto un saggio, e ritrovarci conduttori televisivi a fare i direttori di Dipartimento. E proprio a questo temiamo che miri l’intervento di Panza: a delegittimare il ricercatore per legittimare chiunque altro".

https://cunsta.it/articoli-news-cunsta/12-gli-eventi-segnalati-da-cunsta/367-in-risposta-al-giornale-dell-arte-di-agosto-2020.html

E, aggiungerei, per favorire alcuni curatori che non rischiano nei loro progetti alcuna ipotesi innovativa che esuli da una giostra di mostre personali. L'intervento riflette la medesima tesi del mio precedente intervento sulla vicenda: "si vuole disinnescare quel filtro che preserva la ricerca e lo studio dalle spinte di un'attualità contaminata da manipolazioni selvagge, inquinando anche la sfera accademica con il veleno delle volgari approssimazioni sia teoriche che terminologiche, le strategie studiate a tavolino dalle lobby". Leggetelo qui:

http://tranqui2.blogspot.com/2020/06/angela-vettese-una-bocciatura.html

 Ci troviamo in un momento che richiede un atto di pragmatismo, siamo dinnanzi a fenomeni nuovi, registriamo una sete di accentramento di potere, controllo e visibilità bulimiche, senza freni. Credo sia un errore lasciare a tali figure e al loro uso spregiudicato dei dispositivi di comunicazione campo libero. La "becera delegittimazione" lamentata dal Cunsta, riferita alla "formazione e della ricerca universitaria: tanto virulenta quanto agitata da triti e inconsistenti luoghi comuni propri di quel dileggio della conoscenza e della competenza da tempo praticato da ampi settori della nostra classe politica come dell’opinione pubblica" è prassi riservata anche agli artisti, verso i quali alcune lobby di curatori (con istituzioni chiave della scena contemporanea) alimentano pregiudizi. C'è da svolgere un puntuale lavoro analitico su un linguaggio giornalistico di terminologia spostata, di rozze approssimazioni teoriche; linguaggio che omette e promuove, che manipola l'opinione pubblica blandendola con i più triti stereotipi.

Alcuni punti da sviluppare. 

Terminologia spostata e approssimazioni teoriche: dal giornalismo d'arte alla curatela.

Le lobby occulte dell'arte e come condizionano la cultura italiana.

La nuova "arte di stato". Archivi, premi,  webpage di advertising, Italian Council, la promozione istituzionale degli artisti: quali parametri di selezione?

Il caso Italian Area - Museo Senza Centro: chi "promuove" chi?

Sunday, June 14, 2020

Angela Vettese bocciata, un atto corretto. Malgrado Nicolas Ballario, Pierluigi Panza e gli altri...


>>>caricatura by DSK

La
nomina a professore ordinario di Angela Vettese è stata bocciata per la terza volta in quanto non meritevole perché non presenta articoli di fascia A nell'Arte, superficialità e tendenza divulgativa, mancata maturità metodologica. 
Non possiede elevata maturità artistica e appare troppo sbilanciata sul piano delle curatele di mostre e personali di artisti e sulla divulgazione scientifica. 

Il giudizio, ancorché negativo, risulta oltremodo benevolo, tralascia gli aspetti più sconcertanti della figura in questione: la dichiarata strumentalizzazione ideologica, il conflitto d'interessi conseguente al suo ruolo nel database "Italian Area" (lista di artisti che per anni sono stati "promossi" nelle istituzioni d'arte italiane), gli articoli e saggi in cui lo scrittore Gore Vidal viene etichettato regista, Alberto Arbasino un provinciale ridanciano, i bizzarri spostamenti terminologici e la prospettiva antistorica sono una costante, gli "alzi la mano chi non si è annoiato nei musei di arte antica" si sprecano, il superficiale sensazionalismo giornalistico e la ricerca dell'iperbole vengono utilizzati in funzione dimostrativa come per uno dei suoi artisti preferiti, il performer che defeca in pubblico e si fotografa accoppiato con i cani, presentato quale contributo artistico metafora della sottomissione alle culture dominanti (perfettamente esemplificativo di quell'estetica dello squallore di cui è sostenitrice).

Va detto che Tranqui2 è stato tra i primi a segnalare le tante incongruenze di testi dalle tesi irricevibili anche in un'ottica di semplice giornalismo d'arte divulgativo, quando una schiera di penne compiacenti le attribuiva grandi meriti, al contempo bollando me quale artista inutilmente polemico. Finalmente è arrivata una conferma autorevole alle mie osservazioni, checché ne pensi Riccardo Caldura.

Sono, invece, piuttosto scettico sulla durata di questo vero e proprio atto di giustizia, c'è da chiedersi se le coraggiose e meritevoli commissioni potranno resistere alle pressioni dirette e indirette di un blocco di potere consolidatissimo che allinea, nella stessa posizione conformista, la stampa specializzata, alcuni "colleghi" dell'università, i "no profit" in carriera, certa informazione, istituzioni, fondazioni, premi e quant'altro, marchi della moda inclusi.
Già ora sentiamo lo scomposto strillare di chi, evidentemente, considera risolvibili alcuni sottili snodi teorici propri della disciplina in questione con gli appelli in piazza (si parla di un'accorata lettera dei suoi amici indirizzata al Ministro dell'Università). Li vediamo additare come sistema obsoleto e insostenibile la scrupolosità accademica che premia il rigore.

L'effetto-piazza? "Meglio mandare i figli all'estero", "La star delle curatrici bocciata", "Una gaffe imbarazzante"... slogan di fantasia poco inerenti al nucleo della questione: le evidenti assurdità presenti nei testi critici dell'autrice. 

Forse, con un'apparenza di paradosso, si dovrà dire che i commenti delle news sono la risolutiva conferma di quanto rilevato dalla commissione. Il giornalismo scrive sulla cosa piuttosto che analizzare la cosa; il pressappochismo delle varie "guide dell'arte contemporanea" accomuna un intero settore dove risulta assai facile bluffare. Pur di spingere un nome tra i tanti, si vuole disinnescare quel filtro che preserva la ricerca e lo studio dalle spinte di un'attualità contaminata da manipolazioni selvagge, inquinando anche la sfera accademica con il veleno delle volgari approssimazioni sia teoriche che terminologiche, le strategie studiate a tavolino dalle lobby dell'arte contemporanea.

I tre no appaiono un implicito invito a non confondere piani molto distanti, averne data eco nella piazza delle news non fa altro che aggravarne la portata.
Un'ulteriore conferma ce la suggerisce Nicolas Ballario - "Una gaffe imbarazzante" - Il Giornale dell'Arte.
Dire presidente o curatore di questo o quello, dire Parkett, Giornale dell'Arte, Domus, Sole 24 Ore, sigle sinonimi di prestigio ma anche, per l'appunto, di conformismo, non significa affermare certezze assodate. Esistono passaggi successivi di verifica, passaggi che possono riservare molte sorprese.

Nell'intervista di Pierluigi Panza - Corriere della Sera, Vettese ammonisce "Ci proverò nel biennio 2020-2022". In quell'occasione la piazza sarà nuovamente mobilitata?

Auspico davvero che le commissioni non si facciano intimidire da tale cancan e l'inqualificabile strategia denigratoria, letale e senza appello quando rivolta contro noi artisti, trovi questa volta un argine contenitivo. 

La sovraesposizione mediatica

Del resto, la vicenda va inserita in un quadro più ampio, conseguente all'espandersi, negli ultimi decenni, del circuito del contemporaneo in una rete d'incarichi, poltrone e occasioni di carriera prima, e nella divulgazione in ambito mainstream poi. 

I presidenti, i direttori, i curatori, i giornalisti hanno trovato sovraesposizione mediatica in un corridoio preferenziale che dai loro ruoli, già amplificati dalla stampa specializzata, arriva direttamente all'informazione generalista e alle news, ai canali tematici televisivi ecc...

Non si contano le interviste a scadenza settimanale (prive di contraddittorio), i servizi fotografici dei vernissage mondani, i panegirici adulatori, i risibili gossip sui girotondi d'incarichi.

Per ognuno di loro, dopo anni di sovraesposizione mediatica nelle news, scatta una sorta di promozione sul campo per cui, d'improvviso, sentiamo parlare di "celebre critico", "autore della resurrezione del museo", "la star", la curatrice "famosa in tutto il mondo", il "direttore dell'anno", meriti dei quali risulta difficilissimo trovare riscontri oggettivi al di fuori della cerchia del giornalismo che ragiona con il "noi".

Quando, per qualche elemento di pluralismo esterno a quei circuiti, la cortina fumogena si dirada, appare una realtà assai diversa, alquanto chiusa e autoreferenziale.

Non sono quindi le idee innovative a fare notizia, non è il pluralismo di voci molteplici che concorre ad attribuire valore, conta di più la sovraesposizione mediatica  con le sue regole che sono e restano giornalistiche. Avviene che nello svolgersi di una deleteria convenzione che, nel palcoscenico dei media, promuove alcuni esplosi personalismi per gli incarichi che occupano, venga tralasciata alcuna verifica sulla loro approccio teorico, l'habitus che lo sostanzia. 

Be', per essere precisi, quando Ballario scrive "Le pagine che ospitano questa lettera non sono solite usare questo tono, ma questa ingiusta decisione suona come un no, sonoro e oltraggioso, a tutta l’arte contemporanea, è un’umiliazione di un intero settore e non solo la mortificazione della professoressa Vettese", "castigata perché riesce a vendere i suoi libri meglio di quasi tutti i suoi colleghi", ci troviamo esattamente sotto l'ospitale portone che dal corridoio preferenziale immette alla piazza grande delle news. Non è certo il luogo dove fare distinguo e attardarsi in inutili sofismi; Vettese è una della piazza delle news, quindi deve essere promossa (secondo Ballario, Panza e gli altri). Su un punto bisogna convenire con Ballario. La bocciatura potrebbe essere interpretata come indirizzata a quel milieu che, con l'ennesima auto-premiazione sul campo, si definisce arte contemporanea italiana. Attenti, sembra dire la commissione, l'arte italiana va cercata altrove.

"È un

.
"È un

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>>>Polveroni si spinge oltre, con un'acrobatica giravolta ipotizza un parallelismo tra la bocciatura e "indifferenza verso l’arte e, direi, più o meno tutta la cultura" in Italia. Trucchi di chi strumentalizza a proprio favore i problemi reali di un intero Paese, uno di quei classici articoli in cui contano solo gli argomenti omessi, gretto e ottuso nel classificare un contributo esterno alla "corsia preferenziale giornalistica" quale dato di malcostume. >>>Polveroni si spinge oltre, con un'acrobatica giravolta ipotizza un parallelismo tra la bocciatura e "indifferenza verso l’arte e, direi, più o meno tutta la cultura" in Italia. Trucchi di chi strumentalizza a proprio favore i problemi reali di un intero Paese, uno di quei classici articoli in cui contano solo gli argomenti omessi, gretto e ottuso nel classificare un contributo esterno alla "corsia preferenziale giornalistica" quale dato di malcostume. >>>Polveroni si spinge oltre, con un'acrobatica giravolta ipotizza un parallelismo tra la bocciatura e "indifferenza verso l’arte e, direi, più o meno tutta la cultura" in Italia. Trucchi di chi strumentalizza a proprio favore i problemi reali di un intero Paese, uno di quei classici articoli in cui contano solo gli argomenti omessi, gretto e ottuso nel classificare un contributo esterno alla "corsia preferenziale giornalistica" quale dato di malcostume. >>>Polveroni si spinge oltre, con un'acrobatica giravolta ipotizza un parallelismo tra la bocciatura e "indifferenza verso l’arte e, direi, più o meno tutta la cultura" in Italia. Trucchi di chi strumentalizza a proprio favore i problemi reali di un intero Paese, uno di quei classici articoli in cui contano solo gli argomenti omessi, gretto e ottuso nel classificare un contributo esterno alla "corsia preferenziale giornalistica" quale dato di malcostume. >>>Polveroni si spinge oltre, con un'acrobatica giravolta ipotizza un parallelismo tra la bocciatura e "indifferenza verso l’arte e, direi, più o meno tutta la cultura" in Italia. Trucchi di chi strumentalizza a proprio favore i problemi reali di un intero Paese, uno di quei classici articoli in cui contano solo gli argomenti omessi, gretto e ottuso nel classificare un contributo esterno alla "corsia preferenziale giornalistica" quale dato di malcostume. >>>Tecniche manipolatorie comuni anche in Adriana Polveroni: "Angela Vettese la conosciamo e l'apprezziamo tutti". Appunto. Possibile che quei tutti non si siano accorti di tante e tante approssimazioni? Come Ballario, sottintende tra le righe che criticare "loro", equivalga a contestare l'arte contemporanea italiana tout court, della quale si sentono, non si sa a che titolo, dei portavoce, con una presunzione patologica non riscontrabile in alcun altro ambito della cultura. L'ennesimo bluff...Tecniche manipolatorie comuni anche in Adriana Polveroni: "Angela Vettese la conosciamo e l'apprezziamo tutti". Appunto. Possibile che quei tutti non si siano accorti di tante e tante approssimazioni? Come Ballario, sottintende tra le righe che criticare "loro", equivalga a contestare l'arte contemporanea italiana tout court, della quale si sentono, non si sa a che titolo, dei portavoce, con una presunzione patologica non riscontrabile in alcun altro ambito della cultura. L'ennesimo bluff.........

Tecniche manipolatorie comuni anche in Adriana Polveroni: "Angela Vettese la conosciamo e l'apprezziamo tutti". Appunto. Possibile che quei tutti non si siano accorti di tante e tante approssimazioni? Come Ballario, sottintende tra le righe che criticare "loro", equivalga a contestare l'arte contemporanea italiana tout court, della quale si sentono, non si sa a che titolo, dei portavoce, con una presunzione e un'autoindulgenza manipolatorie non riscontrabili in alcun altro ambito della cultura. L'ennesimo bluff mediatico per difendere una casta.

Polveroni si spinge oltre, con un'acrobatica giravolta ipotizza un parallelismo tra la bocciatura e "indifferenza verso l’arte e, direi, più o meno tutta la cultura" in Italia. Trucchi di chi strumentalizza a proprio favore i problemi reali di un intero Paese, uno di quei classici articoli in cui contano solo gli argomenti omessi, gretto e ottuso nel classificare un contributo esterno alla "corsia preferenziale giornalistica" quale dato di malcostume. 

Quindi, ben oltre il "caso bocciatura", possiamo osservare come si vorrebbe che quel corridoio interposto tra giornalismo d'arte e sovraesposizione mediatica esaurisse in sé tutte le posizioni, esautorando sapere accademico, comunità degli artisti, mercato e gallerie, controcultura, subcultura, underground, ricerca teorica. 

Si vorrebbe attribuire legittimità accademica a un linguaggio di categorie stereotipate e terminologia incorretta, la loro "koinè", unicamente in virtù della visibilità mediatica che detiene, tuttavia privo di una solida giustificazione teorica.

La psicologia del formicaio

Il fine ultimo? Quel punto di non ritorno (il preoccupante, corrivo conformismo quasi da tabloid dei commenti sulla vicenda già lo anticipa) in cui risulti professionalmente sconveniente l'esclusione da un blocco unico che non prevede alterità. Chi vi appartiene o vi entra in relazione può esclusivamente apportarvi consenso, approvazione; se dissente o critica sarà giocoforza oggetto di diffamazione, dileggio e censura (pertanto indotto all'autocensura), escluso da quel "noi" che tradotto suona un "se non sei con noi non esisti": la psicologia del formicaio.

Loro muovono anche il motore dell'omissione e/o della pubblica gogna, loro possono costruire carriere e distruggerle con uno schioccare di dita.

Inoltre, il fatto che alcune testate, tra cui Corriere, Giornale dell'Arte ed Exibart, si siano apertamente schierate denota chiaramente uno scontro tra poteri, l'intento della "corsia preferenziale giornalistica" di colonizzare ogni resistenza alla loro influenza. Con "loro" non ci sarà da discutere di bocciature; sarà sufficiente una telefonata per chiudere la partita. Inammissibile una dialettica di posizioni a confronto in quanto le due posizioni previste sono l'ideologicamente conforme e l'ideologicamente divergente. Una falsa sottomissione dell'estetica all'etica, l'eclissamento della verità artistica. 

L'atteggiamento sprezzante-denigratorio riservato a soggetti indipendenti costituisce parte fondante della loro faziosità nel pensarsi e pensare. Sì, facile affermare Tranqui2 l'aveva previsto, eppure mi era apparso fin da subito chiaro che la prassi della prospettiva antistorica e del paradigma negativo (con i conseguenti spostamenti terminologici) che fa da fulcro d'appoggio alla prosa critica di tanto contemporaneo circense sarebbe prima o poi entrata in aperto conflitto con la metodologia degli storici dell'arte, adottando convenientemente il becero lessico news, di chi "conta e chi no", in nome delle "attualità", su "chi studia l’antico con metodi tradizionali", ancora con la consueta accezione spostata di "tradizionale" propria della loro koiné. Il rappresentarsi vittime di quell'ultimo ambito professionale parzialmente indipendente dal loro strapotere resta l'ennesimo equilibrismo manipolatorio dei baroni dell'arte contemporanea, consapevoli di colpire pubblici ufficiali tenuti a rispettare la consegna del silenzio.

"Volumi di storia dell'arte tendenzialmente divulgativi, ma non tutti ovviamente". Guglielmo Gigliotti sugli scritti dell'autrice. 

Indeterminatezza di scritti che giocano sul tavolo (e i dispositivi) della divulgazione una partita che divulgativa non è. 

Proprio quegli schemi interpretativi semplificati e quei luoghi comuni di matrice giornalistica che rendono accessibile e persuasiva la sua divulgazione costituiscono, sotto il profilo accademico, un elemento di debolezza. Ma di ciò né Ballario né Polveroni sembrano esserne consapevoli. È la tendenza a ricondurre questioni complesse a etichette sintetiche, successivamente contrapposte tra loro secondo schemi oppositivi. 

Di fatto la contestazione diretta alla commissione è esito, per argomenti e toni, di consuetudini che attestano l'aggressività, la protervia delle lobby italiane dell'arte, la loro avversione per gli aspetti non middlebrow, estranei alla scontata medietà divulgativo-giornalistica dei colletti bianchi. Quindi, se da un lato li vediamo ignorare taluni sviluppi attuali del linguaggio visivo, dall'altro negano valore, come il caso dimostra, a nuove ipotesi teoriche, alla ricerca accademica, secondo Vettese "un mondo che crede di essere più importante di quello che è, ora conta poco. È abbarbicato a pseudo certezze". 

Perché ci appaiono posizioni, attitudini cosi distanti tra loro? Pesa una chiusura di alcuni ristretti circuiti del contemporaneo, adusi a coltivare atteggiamenti di sfida e polemici verso ogni altra materia e contesti esterni, estranei financo all'autentica critica militante che comunque condivideva con l'artista un percorso anche di vita, esistenziale, azzardava e sistematezzava ipotesi teoriche, mentre l'attuale enfasi attribuita al ruolo del curatore sottintende, prevalentemente, sviluppi per nuclei tematici all'interno di prassi teoriche già acquisite. Chi, come Ballario, presenta codesti "giri" come coincidenti con l'arte contemporanea italiana, opera l'ennesima rozza semplificazione condotta, con l'alibi della divulgazione, sulle pagine della stampa generalista; l'ipotetica utenza di "disinformati" a cui è diretta gli consente di tarare al minimo imparzialità e metodo, resituiendo a un certo pubblico esattamente i pregiudizi che si vuole sentir dire.

Ritenendosi corifei di una verità incontestabile, sorretta dall'alibi del conformismo "internazionale", partecipano ad aree di pensiero omogenee alla propria; cerchio chiuso, piedistallo (ben rappresentato dal throning di CCB) da cui stroncano con dubbi demolitivi ogni altra ipotesi non allineata. È consuetudine, nella cerchia di curatori e contemporaneisti, soprassedere su tante criticità teoriche irrisolte, censurando e ignorando chiunque le sollevi, nondimeno, anche poco al di fuori di quel perimetro chiuso, esse riemergono quali questioni irrecusabili. Percorsi intellettuali decennali costruiti su tali linee non possono prima o poi non condurre a un conflitto aperto. 

E quando le strategie, dal lobbismo alla promozione giornalistica, dalla strumentalizzazione politica alla giostra degli amici falliscono, scatta un calcolato vittimismo ricattatorio sui mali dell'Italia da pelle d'oca, tanto sprezzante da infangare uno bei beni più preziosi del Paese: l'autentico amore delle italiane e degli italiani per la cultura.

>>>è emerso un rovesciamento di posizioni: la commissione accademica, tradizionalmente accusata dal sistema dell'arte di essere retrograda e burocratica, si è rivelata uno spazio in grado di esercitare un pensiero critico, indipendente e anticonformista. 

Ha esercitato la vera "ricerca" rifiutandosi di convalidare un'operazione di marketing culturale e d'influenza mediatica. Al contrario, il circuito dell'arte contemporanea si è mostrato come una struttura dogmatica che, di fronte a un giudizio negativo, ha reagito con lo sdegno corporativo tipico di un'istituzione che non tollera controlli esterni e vuole imporre la propria verità per via giornalistica.

La violenta mobilitazione giornalistica contro la commissione può essere letta esattamente come una ritorsione sulla reputazione, scattata proprio perché i commissari erano protetti dal boicottaggio professionale ed economico ordinario riservato agli artisti. Quando un sistema di potere abituato a regolare internamente le carriere si scontra con un organo indipendente che non può né comprare né ricattare, sposta il conflitto sul terreno dello spazio dell’informazione.

>>>non potendo colpire i professori della commissione togliendo loro cattedre, stipendi o finanziamenti (in quanto dipendenti pubblici), il sistema ha utilizzato la stampa generalista e specializzata per colpirli sul piano della credibilità sociale e intellettuale...

>>>l'esplosione mediatica non ha creato una dinamica nuova, ma ha semplicemente portato in superficie e reso visibile a tutti una brutalità di pensiero oppositivo strutturale e di fatto ormai ordinario che le voci fuori dal coro denunciano da tempo: una situazione malata.

Non c'è da sottovalutare la pericolosità di tali figure: fintanto che restano relegate in alcuni circuiti tutto sommato circoscritti (in cui si legittimano tra loro e nel contempo distruggono la reputazione degli altri screditandoli fino all'ostracismo, esattamente come alcune sette), a pagarne lo scotto sono, prevalentemente, gli artisti e il pubblico dell'arte, ma quando cercano d'imporre il loro fanatismo di pensiero unico all'esterno di essi, rappresentano un rischio di "desertificazione ideologica" per la cultura italiana. La reazione di isterico corporativismo alla cosiddetta “bocciatura Vettese” ne costituisce un esempio emblematico.

Segnatamente, riceviamo la conferma di quanto sia importante che l'università mantenga un'autonomia dai condizionamenti diretti e indiretti delle lobby del contemporaneo; chi altri, in una fase di concentrazione di poteri come l'attuale, potrebbe permettersi un giudizio altrettanto anticonformista? Non certo le pedine interne a un circuito museale autoreferenziale che gonfia, promuove a dismisura anche i più piatti conformisti.

>>>la contesa riappare ciclicamente, con le note modalità: il tentativo di convalidare una koinè interna a un circuito traghettandola all'esterno, grazie a scorciatoie giornalistiche, divulgative e tematiche, attinenti al mainstream, aggirando, eludendo le necessarie verifiche teoriche.

>>>l'equivoco risiede nell'aver conferito a dei divulgatori tematici (con i loro gravami d'ideologia e di adialetticità) il rango di teorici.  

 >>>post in progress, testo e correzioni in via di stesura




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È

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>>>Angela Vettese, Nicolas Ballario, Pierluigi Panza, caricatura DSK

Caricature of Nicolas Ballario

Sunday, May 17, 2020

>>>the circus al Castello di Rivoli



Gli artisti han salvato il mondo.
Intendo i 5 che piacciono a me.
Tutti gli altri schifo.

 

D: Scusi Carolyn Christov Bakargiev, ma Viliani non è quello con il virus della strumentalizzazione degli artisti?
 R: A Rivoli siamo già più infetti di una RSA!
 

Al mercato di Rialto.
D: Bakargiev, cossa xe sto pesse morto?
R: Dagli occhi sembrerebbe un Leonardo da Vinci.

>>>vignette satiriche testo + disegni by DSK

Saturday, April 4, 2020

Arte visiva: codice binario dettaglio/insieme


>>>post in progress >>>testo e correzioni in via di stesura

>>> alcune riflessioni sul codice binario dettaglio/insieme nelle arti visive.

Punti da sviluppare:

1- http://tranqui2.blogspot.com/2015/04/walter-benjamino-loppera-datte.html

2- Arte, nome "collettivo"

3- 1 e 101

4- pattern, percorso, mappa (dentro e fuori la mappa). Un dipinto è sempre cubista. Scarti percettivi. Dipinto, mappa cognitiva.

5- >>>l'aura dell'opera >>>la corretta lettura dell'opera nelle sue evidenze formali all'interno del sistema binario dettaglio + insieme. Quando il sistema binario interno registra una interruzione, il linguaggio verbale torna a essere egemonico rispetto a quello visivo supplendo la funzione "dettaglio" (talune installazioni) o quella "insieme" (la copia riproduzione tecnica di un dipinto).

Quindi: 
- sistema binario insieme + dettaglio
- insieme senza dettaglio
- dettaglio senza insieme

>>> i "punto, a capo" (uso e consumo personale)


 
Nel matrimonio tra un assassino e un crudele, chi ucciderà chi?
Il crudele assassinerà l'altro.

La via più rapida per sconfiggere il nemico?  Non promuoverlo a tale.

Il vero "segreto" è quello che, svelato e risolto, ne fa intravedere altri.

L'atto d'eroismo è determinato (oltre che dal coraggio) da una psicologia che non teme il ridicolo.

Quando tutto diviene costoso è segno che il senso di gratuità ha perso di valore. 

Statisticamente, l’incontro tra due estranei è già miracolo.

Gentilezza e cortesia, armi dei traditori. Quante volte fu il più burbero a "salvarci"?

Sei tu che entri o esci da una porta a farne l'entrata o l'uscita.

Anche Cristo ha la sua foto ricordo. 

Quando la bellezza fisica si accompagna alla grande intelligenza, ne risulta un Amleto ambulante.

Prendiamo alcune frasi dal frigo, altre dalla scarpiera, alcune dalla cassaforte, altre da sotto pelle.

Il male è uguale per tutti?

Esiste una pena per il male compiuto, non può esistere una pena per il male metafisico.

La felicità non entra in casa dalla porta principale, ma da quella di servizio.

La felicità? Non suona al campanello. Entra da dietro, in ciabatte.

Non sempre “scoprendo” si vede meglio. Talvolta vediamo meglio a cose coperte.

Incrociare la folla: incontro a quattrocchi.

Per salvarsi dalle selezioni dei campi di sterminio, i prigionieri internati fingevano quanto più possibile un aspetto salutare.

In momenti di eccezionale gravità, trucchi, maschere, finzioni, gag, possono rivelarsi salvifiche.

Truccarsi per non morire.

In certe tragedie, sopravvive chi sa recitare.

Avere degli scheletri nell'armadio dimostra indubitabilmente che, almeno, un armadio c'è.

Vi sono culture che espandono, altre che sintetizzano.

Tante e tante persone restano per noi solo uno spettacolo di ombre cinesi sul muro del pregiudizio. 

L'altra "persona" non è un Daniele con delle varianti. L'altro è altra cosa.

Tutti diversi, con diritti uguali per tutti.

Anche Madame Verità, a volte, si tinge i capelli e racconta qualche colta menzogna.

Quante matriosche? Per cominciare, una semplicità contiene una complessità che contiene un'altra semplicità...

La forza: saper controllare la forza.

Milano. Sfilate collezioni Autunno-Inverno arte contemporanea. D.S.K. non c'è

Milano. Vernissage, passerelle, fondi arabi, sculture col pelo. D.S.K. non pervenuto.

Nella corrente d'acqua, per arrivare a un punto, non remi seguendo una linea retta.

In acqua non si rema dritti, si deriva. Eppure si arriva.

I performer '70 urlavano “Rivoluzione!". Quelli di adesso "Signor Presidente".

Anche il cane, anche il gatto possono essere i nostri salvatori.

Farmazia. Zia consiglia in famiglia.

Farmazia. Verità famigliari con dosi e controindicazioni.

L'alterità va considerata individualmente: ognuno ha la propria.

La verità. Personalizzata, taglia unica non esiste.

Si scrive Settanta, non Tettanta

Non smemorato, non distratto. Ho una percezione del tempo differente da...

Non smemorato né distratto: solo un viaggiatore temporale con fuso orario proprio.

Quanti più dati numerici ricevo su di una persona, maggiormente fatico a farmene un'idea.

Non di rado, rallentando l'arrivo, vai più  lontano.

Quel momento in cui il gioielliere preleva le gemme dalla cassaforte per esporle in vetrina.

Per quanto ne sappiamo, Cristo fu performer e fotografo, non pittore (sulla sabbia) e scrittore.

Saper ascoltare è un "fare", una posizione attiva.

Sono le maschere ad aver reso immortale Goldoni, non la sua riforma.
Meglio: sono le maschere ad aver reso immortale le riforma di Goldoni.

Goldoni? Immortale non per la riforma, ma per le maschere. 

Goldoni, riforme mascherate.

Troppi Caravaggi, troppi Leonardi, troppi Raffaelli, troppi! O troppo pochi?

1. Sono sempre d'accordo con chi mi critica, per qualche ragione hanno sempre ragione.
2. Do sempre ragione a chi mi critica, per qualche ragione hanno sempre ragione.

Non chiedetemi di fare l'avvocato di D.S.K., per favore.

Cornici d'acciaio per non far esplodere la bellezza.

Cornici. Prigioni dorate per la bellezza.

E quella cornice sulla battigia? Il dipinto é affogato nel mare dell'arte.

E quella cornice sulla battigia? L’arte è annegata.

Quacchio. Quadro del cacchio.

Non il male compiuto, non il male metafisico: solo il male minore conta davvero.

All'atto pratico, l'ateo, più che un "senza  Dio", è persona alla quale non vengono settimanalmente riepilogate le virtù cardinali e teologali.

Cornici: delimitano le isole dell'arcipelago pittura.

Cornici: vestono i nudi dipinti.

Arte, haute couture con tela di cotone.

Non ha nulla da nascondere. Infatti non ha nulla da mostrare.

Il sublime, a mente fredda, scivola nel ridicolo.
Cionondimeno, il ridicolo non sarà sublime.

La bellezza dei giovani? L'unica difesa che hanno.

La Sindone di Torino? Un selfie fatto da Dio.

Va benino, non c'è malaccio. Preferibili al male e al bene.

Cornice: i dubbi dell'artista ci fanno intorno parecchi giri di pista.

Cornice: spartiacque tra il vero (dentro) e il verosimile (intorno).

Condannando l'omicida alla pena capitale assassiniamo il Caravaggio che è in lui.

L'apparente mancanza di etica della verità artistica ne rappresenta il punto filosoficamente rilevante.
 
Quel momento in cui l'orologio segna l'ora, anzi, il minuto della salvazione. 

E' buona educazione, nell'incrociare taluni, togliersi il cervello (cappello). 
 
Ma, in quel caso, anche un'oncia in meno, sarebbe troppo. 

Tutto Daniele è nel lavoro artistico; poi resta poco da scoprire e da spogliare.

Il ritardo? Un vezzo strategico: si arriva altrove, e spesso meglio.

I PUNTO A CAPO
1 re-ri-re-ri-re-riflexxioni
2 sacrosante ovvietà 
3 pellaccia pelliccia sintetica
4 souvenir de famille
5 si sa che... (ma chi lo sa davvero?)
 
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Monday, March 16, 2020

Renato Barilli sulle lobby dell'arte in Italia


Interessantissimo intervento di Renato Barilli sulle lobby dell'arte in Italia (dopo quello, altrettanto incisivo, di Demetrio Paparoni)
Come antidoto alla loro influenza, il noto critico ci suggerisce di "immunizzarci", esplicita allusione all'analogia lobby - virus. In effetti, il contagio informativo (o dis-informativo) e la replicazione parassitaria sono i meccanismi con cui esse si estendono e proliferano attraverso le istituzioni d'arte pubbliche.

https://www.informazionesenzafiltro.it/litalia-dellarte-litalia-delle-lobby/


Friday, February 14, 2020

Thursday, February 13, 2020

Osservatorio Difesa Artisti

Tranqui2 è blog di riflessione e documentazione dell'Osservatorio Difesa Artisti

Saturday, February 1, 2020

Saturday, October 19, 2019

Comedy cur-actor iconology: the Audrey Irmas Award and Carolyn Christov Bakargiev

>>>è un post in progress, testo in via di stesura






UEFA Cup



TROLL2, prima e dopo il sorriso a 365 denti


>>>comedy cur-actor iconology: Carolyn Christov-Bakargiev and the Audrey Irmas Award for Curatorial Excellence - Bard College.

Attenzione, post in progress: testo e correzioni in via di stesura...

>>>il processo di creazione di opere d'arte simulate (che ho definito "simulacra-azione") aggrega composti estremamente compressi in un'unica cornice: materiali ibridi di molteplice provenienza tratti da ambiti che potremmo ritenere inconciliabili. Riferimenti highbrow e citazioni colte dalla storia dell'arte vengono sovrapposte, fatte collidere con matrici formali proprie del mainstream, fino ad accenti trash e kitsch dei quali non è difficile rintracciare l'originale derivazione.

Si può osservare come la semplice documentazione di "Audrey Irmas Award for Curatorial Excellence - Bard College" assuma tinte parodistiche nella costante preoccupazione dimostrativa che predispone un racconto visivo adatto ad accreditarsi come autorevole, alludendo a un implicito assenso proveniente dall'ambiente accademico, per ottenere nel giornalismo d'arte della stampa specializzata una diffusione dell'evento Nobel della curatela, arricchito di uno scintillio glamour in quanto hollywoodianamente Oscar della curatela, e persino il termine "excellence" mutuato da una accezione riferibile alla divulgazione delle "eccellenze ricerca scientifica" appare, nella sua pretesa assertiva fuori contesto, indiretta conseguenza di altre "eccellenze", reverenziale titolo onorifico delle poltrone delle istituzioni pubbliche d'arte ordinate a schema piramidale o, più prosaicamente, le "eccellenze" da acquolina in bocca degli itinerari slow food, prodotti tipici ecc...

In quanto (soprattutto se artisti) spettatori ectoplasmatici di un'agguerrita macchina di consenso, siamo catapultati, attraverso una seduttiva malia visiva che ripristina in noi gli schemi mentali più retrivi dell'ovvio e del banale (e privi di quella mediazione ironica consapevole e dichiarata postulata dal postmodernismo) nel loro tunnel Troll2: dopo il trono, il castello, il cagnolino e  l'Ecce Yeti non poteva mancare il Gran Premio, la Coppa delle Coppe.

Per l'occasione C.C.B. sfodera quel sorriso a 365 denti, il sorriso assoluto (vedi il press-kit di Documenta - ma già ci erano stati mitragliati dal Vernissage-Giornale dell'Arte) chiara sintomatologia di un'euforia allucinata nella sua aggressività persuasiva, molto più advertising pasta dentifricia che arte di propaganda; oltre a esso vediamo in scena ancora i gesti di un lessico visivo da tela secentesca, una mano poggiata sul petto mentre l'altra sorregge l'attributo iconografico che la qualifica.

L'estirpazione dei malintesi che proliferano nelle stanze dell'arte di stato appare una sfida contro l'Idra del successo che crea successo autogenerando consenso: il premio award della nomenclatura viene a sua volta promosso dal Castello di Rivoli la cui mission sembra sia far pubblicità a C.C.B.
E non si capisce perché sia scritto in terza persona considerando che, in concreto, Rivoli è utilizzato come fosse il suo Instagram:
https://www.castellodirivoli.org/carolyn-christov-bakargiev-to-receive-the-2019-audrey-irmas-award-for-curatorial-excellence/

"Not art", categorie generali

Il ping pong tra attori prevede continui rilanci di prolissità, vedi l'articolo + intervista di Artnet firmato Naomi Rea: "Super-Curator", "presides over her kingdom", "topped ArtReview's annual Power list". 

Qui ritroviamo la classica gragnola di risposte che se lette con lenti non appannate risultano senza attenuanti, argomenti ricorrenti nei filosofi mancati che inquinano l'arte italiana da decenni con le lacune intellettuali che li hanno resi tali: la preoccupazione dimostrativa, l'aver sostituito il metodo critico con una cattiva letteratura addolcita da pillole di Pensieri Perugina rubati ad altre discipline, la prospettiva storica rovesciata (e una mooooooooooooolto personale opinione sugli art historians), soprattutto quel pernicioso nucleo di pensiero unico maschile determinate nel negare una possibile negoziazione con approcci e visioni diverse. "L'arte è filosofia empirica", afferma Bakargiev, e i "critici, curatori, collezionisti, riviste" addirittura "storici dell'arte" che non capiscono questo sono i corifei della non-arte: "amount of stuff (...) is not art". 

Argomenti da sempre alibi capziosi per un arbitrio assoluto nella gestione delle istituzioni pubbliche, possiamo immaginarci con quale pluralismo viste le premesse.
In un'opera che, Leonardo o non Leonardo, resta pur sempre, al minimo sindacale, testo visivo di  una eccezionale sostenutezza formale, genesi della nostra stessa nozione attuale di arte, documento di un capolavoro perduto, Bakargiev non vede altro che due occhi da "pesce morto - dead fish". Grande acume critico.
Da assiduo frequentatore del pensiero femminile, dal mio mito letterario Virginia Woolf in poi, mi dispiace dire che fatico a ritrovarne qui elementi davvero pregnanti al di là delle dichiarazioni di facciata atte a imbellettare un esasperato individualismo fallocentrico.  

"Amount of stuff - is not art", afferma Bakargiev: metodo per sottrazioni ed esclusioni (tuttavia sempre assertivo nel linguaggio) che prevede l'omissione di "amount of stuff", l'ignorare posizioni di alterità rispetto ai propri paradigmi, e al tempo stesso sistematizza argomenti che ne neghino l'esistenza. 
Quell'enorme "amount of stuff - not art" che sembrerebbe ignorato, resta tuttavia centrale nella sua elaborazione teorica, infatti sarebbe incorretto affermare che venga ritenuto da C.C.B. poco rilevante o poco significativo; poiché viene rubricato nella categoria della "non-arte", ne costituisce un termine generale di riferimento fondamentale in un quadro di rigidità classificatoria per categorie generali. 
Perché il nucleo motore che informa una così spiccata vocazione al paradigma negativo (la not art) possa sopravvivere, è necessaria una continua presa di distanza dai fenomeni osservati; l'intervista di Artnet affastella dubbi demolitivi su "artificial intelligence","critics, curators", "art historians, collectors, magazines", "scientific and technological revolution",  "the art market", "the pseudo-Leonardo" etc etc... E' critica d'arte o teologia medievale? 


Hate sociale + lo scacco teorico

In definitiva, viene pagata dalle istituzioni italiane per diffondere nuovi pregiudizi e hate sociale verso gli artisti, dato che la produzione da lei non stimata ed esposta  - l'amount of stuff corrisponde al  99,99% - dovrebbe essere considerata "non arte": implicitamente sta tacciando d'impostura e di frode ciò che esula dai suoi schemi teorici, l'arte visiva non a target museale, scarsamente funzionale alla sua posizione di potere, inclusa quella che, in una prospettiva controculturale, di subculture, underground, ha un ruolo sociale imprescindibile. Prassi, questa, che continua da decenni. Gli artisti che operano nel territorio sanno bene quale veleno di pregiudizi e disprezzo tali funzionari dell'arte di stato siano riusciti a instillare nel pubblico, utilizzando la cabina di regia delle istituzioni.
Se un'istituzione pubblica d'arte contemporanea rinuncia pregiudizialmente all'inclusione di nuovi modelli teorici non può veramente definirsi tale; contemporaneità non è divulgazione midcult di pratiche e stili riconoscibili perché assimilabili a ricerche artistiche già ampiamente acquisite.

Se dovessimo registrare graficamente le connessioni interne del suo pensiero ne risulterebbe un continuo rimbalzo tra paradigma negativo e linguaggio assertivo, formulazioni di per sé irrisolte che tuttavia le consentono di far approdare l'attenzione dello spettatore (che ne abbia accettato i presupposti) in uno spazio di epifanie visive aderenti alla sua visionarietà strutturata per sviluppi di nuclei tematici, mentre le formule teoriche rimangono lacunose e irrisolte. 
L'interrogativo a cui assistiamo ci irretisce con una densità di convenzioni maschili-fallocentriche, lo schema piramidale dei ruoli, l'enumerazione quantitativa top list, la relazione uno/molti, il feticcio-preda-premio, la sprezzatura dell'intellettuale, per poi disconoscerle. 

Meno visionaria Vettese, ma scaltra e condizionata da una fortissima attitudine manipolatoria, adotta strumenti teorici direi mimetici. Il paradigma negativo permane ma viene occultato spezzandolo in una miriade di spostamenti terminologici, come ho cercato d'indicare nel commento a "Arte contemporanea" edito da Il Mulino. Prevedendo che enunciare not-art equivalga a predisporsi a subire uno scacco teorico, non tocca pezzi pesanti, muove i pedoni.

Sì, la "super-Curator" sguaina l'ennesimo sorriso a 365 denti, quindi s'avventura sul territorio dell'etica per riflessioni di elevato contenuto morale. 
Tuttavia omette di spiegarci quale ruolo avrà nel CRRI l'Andrea Viliani, sostenitore della strumentalizzazione politica dell'arte per sua stessa ammissione, uno che da Rivoli "viene e va".
 Another question. Rivoli è ancora "promotore" del database Italian Area? Sembrerebbe di sì verificando i nomi italiani invitati negli ultimi anni  e i componenti del comitato  artistico consultivo.

La pubblicità del premio nel sito del Castello di Rivoli, quasi webpage della direttrice (e con l'avallo di Regione Piemonte e Città di Torino); sfrontatezza nel farsi i fatti propri sulla pelle di una categoria di lavoratori completamente priva di diritti.


A seguire il comunicato-stampa in italiano, anch'esso con foto.
https://www.castellodirivoli.org/wp-content/uploads/2018/10/Carolyn-Christov-Bakargiev_CCS-Bard-Award-for-Curatorial-Excellence_ITA.pdf

Inoltre, sull'incarico di Viliani a Rivoli, ecco cosa dichiara Bakargiev, come riportato dalla stampa:
"Andrea Viliani è tra le figure più competenti, precise e creative del nostro panorama culturale italiano. 
Stimato   internazionalmente,   il   suo   rientro   a   Torino   dopo   molti   anni   segna   un importante momento di sviluppo per il nostro Museo”.

Chi siano i nomi "internazionali" che condividono la sua visione strumentalizzata dell'arte non ce lo dice, in quanto "internazionale" vuol dire tutto e niente.
Nessuna presa di distanza dalle teorie del Viliani.
Io credo che si dovrà prima o poi arrivare a un chiarimento. Un'istituzione pubblica non può sostenere figure che propugnano programmaticamente la strumentalizzazione politica dell'arte.

Su ARTFORUM, sezione NEWS, articolo non firmato datato December 09, 2019 at 1:04pm...

"Andrea Viliani is among the most competent, precise, and creative figures in our Italian cultural panorama,” said Castello di Rivoli director Carolyn Christov-Bakargiev. “Esteemed internationally, his return to Turin after many years marks an important moment of development for our museum.” 

Il sorriso a 365 denti?
Certo, come per il press-kit di Documenta, tableau vivant citazionista (sorriso + ad + premio + Award + 1600) funzionale a diminuire le distanze tra contemporaneo di stato e cultura mainstream. Nel tentativo di avvicinare posizioni così lontane diventa difficile mantenere il sorvegliato controllo insito nelle loro narrazioni sull'arte, che, spossessate della loro centralità, tornano a essere permeabili dal contesto che le ridefinisce; interferenze "orizzontali" vanno a interrompere quella linea unica di sapere "verticale" alto/basso che rappresenta il primo e più grande limite del loro modello di contemporaneità.
L'enfasi attribuita al ruolo di curatore le consente di sviluppare riflessioni intorno a nuclei tematici, mentre le criticità teoriche rimangono insolute; ne consegue che l'opera viene letta per categorie extratestuali.

Mainstream e sublime

L'avvicinamento divulgativo al mainstream prevede la reintroduzione di canoni altrimenti omessi dal...
>>>è un post in progress, testo in via di stesura

Punti da sviluppare:
 1 sorriso assoluto - arte propaganda - adv
2 sublime e mainstream
3 controllo sociale artista - persuasione/dimostrazione
4 l'opera premio - la coppa - award - premiazione 
5 gerarchia dei ruoli e gerarchia delle idee
6 narrazione finzionale
7 alte pressioni di pensiero: formazione minerali
8 annullamento adulatorio: "super-curator", "presides over her kingdom", "topped ArtReview's annual Power list".

9 Il Castello di Rivoli "promuove" ancora il database Italian Area?