Thursday, April 9, 2015

WALTER BENJAMINO - L'OPPERA D'ATTE IRRIPRODDUCIBBBBLE E'



>>>I lettori che seguono il blog possono facilmente intuire quali siano le mie obiezioni alle tesi di Benjamin esposte nel celebre saggio. Egli inciampa in errori assai comuni in quei teorici privi di una conoscenza diretta delle tecniche artistiche. Mi limito a poche osservazioni.

>>>L'opera è sempre stata riproducibile e riprodotta tecnicamente anche su larghissima scala. Le prove più persuasive di tale evidenza le troviamo già nell'arte antica, dalla ritrattistica statuaria fino alle repliche romane di modelli ellenistici. Non va dimenticato che pittura e scultura vanno di per sé intese quali tecniche, non generi artistici; il percorso che dalla tecnica conduce al genere (e oltre) è un tracciato lungo, articolato. Quindi la "copia" di una scultura ne rappresenta la "riproduzione tecnica" più che una "copia artistica". 
La copia artistica differisce dal modello originale, ne crea un d'apres interpretativo.

D'altro canto, la riproducibilità tecnica precede quella meccanica e tecnologica; il dato manuale  o di relazione tra corpo e strumenti/medium  che corrisponde all'intenzionalità di chi sceglie un soggetto da dipingere, fotografare o riprodurre permane (frazionata in impercettibili, minimi passaggi) financo nelle tecnologie contemporanee più sofisticate, nel clic di un computer o di una macchina fotografica.

Analoghe considerazioni si prospettano allorché prendiamo in esame il concetto di aura. 
Errato addebitarla alla fruizione devozionale/cultuale che essa avrebbe avuto in origine: l'opera d'arte sacra rimane tra le più riprodotte su larga scala. L'opera sacra, tranne quei casi riconducibili a eventi ritenuti miracolosi o alla devozione popolare, presenta aura (come nelle icone) in quanto fedele e metodica "riproduzione" di una matrice, oppure essendo fruita e utilizzata quale inerte supporto materiale di una dimensione trascendente. Questo mette in crisi l'equazione che collega unicità, culto e aura.

Viene così a delinearsi una conclusione opposta a quella di Benjamin: l'aura laica stigma di originalità ideativa trova, attraverso numerosi passaggi, una sua definitiva precisazione nel Rinascimento parallelamente all'emergere del ruolo sociale dell'artista divo pop, artifex "firma", mente ideativa, depositario della paternità creativa del proprio "stile", quello leonardesco, michelangiolesco, giorgionesco, ecc.... 
Il riconoscimento sociale dell'invenzione in quanto evento laico/numinoso della scoperta accompagna la consapevolezza che la corretta lettura formale di tale "evento ideativo" non verbale può avvenire in presenza del suo supporto materiale originario, fattore non eludibile come elemento integrante di un processo percettivo prima, interpretativo e conoscitivo poi, correlato appunto a una fruizione di linguaggi non verbali. 
 
L'aura deriva dalla corretta lettura dell'opera nelle sue evidenze formali all'interno del sistema binario dettaglio + insieme. Quando il sistema binario e la coerenza tra le sue scale interne di intenzionalità e di paternità artistica viene interrotto, il linguaggio verbale ritorna egemonico rispetto a quello visivo supplendo la funzione dettaglio (come in talune pratiche installative in cui l'artista definisce il progetto ma non interviene tecnicamente), o quella insieme (un dipinto "copia di Canaletto", ad esempio, si esaurisce nella sua stessa definizione, poiché l'intenzione artistica del copista è originale solo in quella parte di micro-differenze di dettagli introdotte dalla sua esecuzione). Il d'apres interpretativo rappresenta una terza variabile: la riproduzione artistica.

>>>mentre codifica l’idea di aura, Benjamin riposiziona l’opera isolandola entro la sfera di alcune funzioni cultuali, ideologiche, propagandistiche, restituendone una lettura dogmaticamente inscritta in formule narrative, ma sottraendola in questo modo alla disciplina che gli è pertinente, la critica d’arte.
Una linea di riduzione dell’arte visiva ai dispositivi del linguaggio verbale oggi assai comune nell’ambito dei contemporaneisti...
 
Si produce quindi, nel corso della storia dell'arte, la nascita di una nuova categoria di eccezionalità, propriamente laica, fondata sul riconoscimento dell'invenzione individuale. L'immagine sacra e l'opera d'arte autoriale possono entrambe essere circondate da una particolare forma di venerazione, ma non per questo condividono la medesima "aura". Nel primo caso l'eccezionalità dipende dal rapporto funzionale dell'immagine con una dimensione cultuale; nel secondo dipende dal riconoscimento dell'originalità dell'atto inventivo dell'artista. Non è quindi la prima aura a trasformarsi nella seconda: è il concetto stesso di ciò che rende eccezionale un'opera a modificarsi, dando origine a una categoria storicamente nuova.

>>> quindi: 
- sistema binario insieme + dettaglio
- insieme senza dettaglio
- dettaglio senza insieme

>>>attenzione - testo in via di stesura