Wednesday, November 10, 2010

Chiusura Galleria Contemporaneo Mestre: un immobile cartolarizzato

L'attività dello spazio mestrino sembra giunta a un ultimo step, almeno da quanto apprendiamo dal loro sito http://www.galleriacontemporaneo.it/:

"Con la personale di artway of thinking cessa anche l’attività espositiva della Galleria Contemporaneo nella storica sede di via Piave, apertasi nel 1998 con una grande personale di Alberto Viani e rilanciata nel 2006, sotto la curatela di Riccardo Caldura, con una programmazione esclusivamente dedicata ai linguaggi artistici contemporanei
".


Sarebbe stato lecito aspettarsi qualche riga di spiegazione in più.
In realtà la Galleria Contemporaneo chiude poiché rientra in un blocco di 18 immobili di proprietà del Comune di Venezia che sono stati cartolarizzati un paio di anni fa per problemi legati al bilancio comunale. Ora il processo di cessione si è completato.
Insomma, al Contemporaneo si sbaracca e vende tutto. Vendono e liquidano il patrimonio pubblico (che è anche il nostro) ma, tranquilli, non lo fanno per loro, lo fanno per noi.
Chiaramente si tratta delle consuete decisioni calate dall'alto sulla fascia sociale debole degli artisti, categoria a rischio che diviene facilmente oggetto di sfruttamento e innumerevoli soprusi. Se certi rumors fossero confermati potrebbe essere l'inizio di un nuovo programma centrato su progetti di public art che — auspichiamo —, non rispecchierà solamente il limitato gusto personale del medesimo critico come è stato per anni alla Galleria Contemporaneo.
Anche se, come sembra, l'attività del Contemporaneo verrà trasferita al Candiani, Mestre perde uno spazio espositivo preziosissimo poiché ormai da alcuni lustri l'altra storica istituzione d'arte locale Fondazione Bevilacqua La Masa dedica agli artisti attivi sul territorio meno di una personale all'anno.
Il Veneto non sa nulla dei suoi artisti.

Qui l'articolo "Chiude la Galleria Contemporaneo una sconfitta per l'arte e l'intelligenza" di Daniele Capra, pezzo dai toni assolutamente deliranti (homo oeconomicus ecc...) che denota tra l'altro una evidente mancanza d'informazione sulla realtà dell'arte locale descritta malamente con una rassegna di pregiudizi, luoghi comuni.
http://ricerca.gelocal.it/tribunatreviso/archivio/tribunatreviso/2010/11/07/VT1TC_VT102.html

A chi volesse saperne di più consiglio una email direttamente alla fonte ma — attenzione — seguendo le indicazioni del loro sito "per ulteriori informazioni contattare Ufficio Stampa: press@galleriacontemporaneo.it" non riceverete risposta, meglio info@galleriacontemporaneo.it, la casella di posta di Riccardo Caldura. Evidentemente al Contemporaneo di Mestre persino ogni singola informazione data al pubblico segue una procedura sorvegliatissima di controllo da parte di chi dirige e decide. Ricordo che anni fa spedii una nota con alcune mie perplessità sull'impressionante ripetitività e monotonia della programmazione dello spazio mestrino. La risposta che ricevetti da parte di Caldura (continua - post in progress)

Leggi anche:
http://tranqui2.blogspot.com/2010/08/controinformazione-sulla-galleria.html


http://tranqui2.blogspot.com/2008/08/galleria-contemporaneo-mestre-e.html

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=34063&IDCategoria=1

Conferenza (templi, padelle e DJ)


Scene dalla Boh Hemm #2
Conferenza (templi, padelle, DJ)


Ciclo di incontri al centro underground ******: Alejandra presenta l’Artista-Saccopelista.
3 personaggi seduti dietro una scrivania di formica in stile Scuola Media (epoca Gigi XV):

Alejandra, critica d’arte spagnola

L’Artista-Saccopelista (con un coloratissimo zaino zeppo di libri, pennelli, antenne, scarpe da ginnastica, computer, pins, pendagli ying yang, bandane, mappe, ecc...) 

Enzo Masi Galliandi, scrittore e collezionista, veste un completo anni Settanta tinta vaniglia, camicia a righette.

Tra il pubblico (poco numeroso) scalpita, seduto in ultima fila, l’Intossicone.

Alejandra: Sono felice che tu abbia accettato l'invito del nostro centro underground; ho sempre apprezzato le tue opere. Da dove nasce l’idea di utilizzare i detersivi, i disinfettanti per la casa, gli ammorbidenti, come materiali per la pittura?
Artista-S: Veramente non ho mai dipinto col detersivo.
Alejandra: (guarda la scaletta) Ah sì – scusssa! L’incontro con l'artista-laundry è domani, tu sei quello dell'autostop. Paraje!

Artista-S: Esatto Alejandra. Io sono l’Artista-Saccopelista ;) 
Alejandra: Allora spiegami che ci fai con quel coso lì? (indica un flacone di liquido verde infilato in una tasca dello zaino) E’ lo Z-lavapiatti, il detersivo made in India, no? Subodh Gupta ci pulisce le sue installazioni di padelle! Paraje! Lo scolabottiglie l'ha già usato Duchamp, le forchette le ha piegate Munari, i servizi da dodici li ha appiccicati Julian Schnabel sui quadri, la tazzina rivestita di pelo è della Oppenheim, Hirst fa i sottaceti mucche e squali: gli artisti oggi usano tutto quello che si trova in cucina. Minimo minimo con lo Z-lavapiatti ci devi fare un capolavoro!
Artista-S: Lo utilizzo tassativamente solo come vernice finale. Parliamoci chiaro. Tanti artisti inseguono le mode ed il risultato sono opere fragili che si rompono con un grissino e durano quanto la vita di una zanzara. Le mie invece sfidano il tempo e... non ci crederete, ma stanno tutte qui dentro! TUMP TUMP (batte la mano sullo zaino)
Masi Galliandi: Extraordinaire, divebbevo a Pavigi.
Alejandra: Bene, però spiegaci questa smania di viaggiare... sei sempre in movimiento! Febbre dell'autostoppista?
Artista-S: No Nein
Alejandra: Misuri la vita a chilometri? 

Artista-S: Naaaaaa
Alejandra: Ti sbrasi “on the road”?
Artista-S: Nada
Alejandra: Hai il bernoccolo del centometrista? 

Artista-S: Nisba (muove gli indici come due tergicristalli). Semplicemente seguo un vento, un soffio, tampino il fuoco dell'arte: il PIR! PIR in greco è fuoco, da cui isPIRazione, sPIRito, PIRa...
Masi Galliandi: ...da cui PIVla, divebbevo a Livovno.
Artista-S: Vado di turbo! Non mi faccio imbrigliare, metter sotto da certi galleristi mocciosetti. Non sono uno della ghenga de los mocciosettos...
Masi Galliandi: Tiene los pelos en las balotas, divebbevo a Bavcellona.
Artista-S: ...quelli sono figli di papà cresciuti nel brodo grasso. Inutile perder tempo con gallerie-premi-musei, la vera galleria è la strada; smercio le mie opere dove capita. Ai grandi raduni, ai rave-party: una pacchia. Lo sai chi sono i galleristi che preferisco? I DJ!
Alejandra: Pinciadisco, diremmo noi a Barcellona.
Masi Gallaindi: (annuisce) Street wise, saggezza della stvada, divebbevo a Dublino.
Artista-S: Guardate qua (pesca dallo zaino dei cubetti metallici)
Alejandra: Paraje! Vedi che ho ragione. I dadi per il brodo…quelli li hai rubati dal ristorante di qualche museo!
Artista-S: Opere datate 2002. Mini-Minimalismo. Sculture a misura di Legoland, cubetti da tasca e da comodino. E...TUMP TUMP (batte la mano sullo zaino) stanno tutte qui dentro! (estrae dei cilindri rosa). Voilà tre sculture del 2020.
Alejandra: 2020?
Artista-S: Postdatate. Esporrò la serie completa solo dal 2020.
Alejandra: Sembrano maxi supposte...
Artista-S: Ja, giusto! Le usano i veterinari indiani per curare gli elefanti. Le ho scoperte durante una mia trasferta a Gundapndur, nell'India del sud. Sono completamente incise - da me - con figure infere e angeliche: Cattivik in tutte le posizioni, come nei bassorilievi dei templi Gupta. Roba per stomaci forti.
Alejandra: Non mi dirai che queste popò di sculture finiscono nel popò degli elefanti?
Artista-s: Le usano gli stitici critici d’arte quando hanno l’intestino fermo…agli anni Novanta!
Masi Galliandi: Dbdgh-nda, divebbero a Calcutta.
Alejandra: Caro Masi Galliandi, so che lei possiede numerosi lavori dell'Artista-Saccopelista.
Masi Galliandi: Vevo, lo ammetto. Da molto mi intevesso alla sua vicevca. Definivei l'Avtista-Saccopelista un incovveggibile givamondo; mi tengo costantemente infovmato sui suoi spostamenti segnandoli con delle bandievine sulle mappe dell’Euvopa, dell'Asia, dell'Etvemo estvemo Oviente, fino al Comune di Vigonza. Da Tokio a Vigonza e vicevevsa: la tvansumanza dell'avte. Ovini in change. E dico tva me e me, estasiato: ova è qvi. Ova è là. Sta facendo, sta cveando, smevcia le sue opeve dai DJ indjgeni.
Alejandra: Che pasada!

Masi Galliandi: Eppevò, eppevò...se devo essev sincevo, vi sono altri cveativi che appvezzo, dei quali sono pvofondo estimatove. Pev esempio Daniele Scavpa K...
Intossicone: NOU! (voce da Kermit con la raucedine)
Alejandra: Eh?! (sorpresa e scocciata)
Intossicone: NOU! Schiacchia Kous NOU! Tuto ma Schiacchia Kous NOU!
Alejandra: Ancora l'Intossicone!
Intossicone: Abaso Schiacchia Kous!
Alejandra: Possibile Intossicone che devi sempre interrompere con i tuoi casini?
Intossicone: Abaso Schiacchia!
Masi Galliandi: El soito sguavatacandeabvi, divebbero a Sacca Fisola
Alejandra: Stop - pausa! La conferenza è sospesa. Riprenderemo quando l’Intossicone si sarà calmato!
(Il pubblico si riversa sul distributore automatico di merendine)

Sunday, August 8, 2010

Intervista a Nicola Boom-ato

La prima parte del “Dizionario di KOS-SLANG” con l'intervista a N.B era rimasta in una tasca del mio eskimo. Ora l'ho schiaffata nel blog...

5 bubbles 4 Nicola Boom-ato
Un giornalista di MousseCream ha incontrato Nicola Boom-ato, artista italiano che vive a N.Y. Ecco a voi l'intervista.

N.B:..........(seduto in posa michelangiolesca su un alto sgabello, mastica una gomma-bubble).
N.B: Più in là!
MC: Così?
N.B: Un po' più a destra...
MC: Qui va bene?
N.B: Mi sembra ok. Da lì mi vede abbastanza scorciato, di sotto in su? Non sembro uno degli affreschi di Parmigianino a Fontanellato?
MC: (timidamente) Sì, sì, molto manieristico.
N.B: Bene! Ora che siamo in posizione possiamo iniziare l'intervista! 1-2-3-via! (Boom! - fa scoppiare una bubble rosa)
MC: Dunque...la sua prima mostra si è svolta in una galleria veneziana.
N.B: Stop! Falsa partenza! Ma che domanda è? Venezia non conta niente. Ricominciamo. 1-2-3-via! (BOOM! - bubble #2)
MC: Lei spesso collabora con altri artisti. Il suo amico fumettista, la sua amica videomaker...
N.B: Due spettatori, fan, ammiratori, anzi tifosi dei miei lavori, sono due del club dei Nicktifosi, degli hoolifans!
MC: E lei per chi tifa?
R.B: Artisticamente, per Mr Giotto. Un grande! Siamo nati nello stesso ovetto Kinder, lo sapeva?
MC: Mr Giotto?
R.B: Uno che ha riempito i soffitti dell'acquario di Padova con scritte a lettere ciompe-obese quelle che fanno i graffitari!
MC: Alcune sue opere rappresentano la morte di celebri star di Hollywood. James Dean, ad esempio.
A quando una scultura su Bollywood o Cinecittà?
N.B: Per la mia prossima mostra sto preparando un video sul mal di pancia di Bombolo. Userò l'immagine di Bombolo. Ho già chiesto il copyright al responsabile dei responsabili.
MC: Un soggetto drammatico...
N.B: Veramente Bombolo nel dizionario del cinema di Hollywood non l'ho ancora trovato (o forse è scritto troppo in piccolo, non so) cmq ci sarà lui che fa il morto in un laghetto dei giardini pubblici di NY. E qui arriva il colpo di scena, la sciupada bubble. Fa il morto ma non lo è, ha solamente mangiato troppo. Ti guarda con la coda dell'occhio e ti chiede: “Oj! Porteme er caffè!”. Ho già il titolo: - The death of B...B...B...Boom!bolo – (bubble #3).
MC: Ho letto, in una intervista del 2007, la sua teoria degli “accumuli platonici”... ce la può spiegare "meglio"?
N.B: Per trovare gli accumuli platonici bisogna essere allenati, saperli riconoscere. A Covolo, un paesino in provincia di Wicenza Washington (la città dove sono nato), c'era un accumulo platonico da paura. Una cosa da non credere. Un altro l'ho trovato qui a N.Y.
MC: Chissà cosa contengono.
N.B: Di tutto: kajal - aspirapolveri – orologi svizzeri – nutella – Mr Giotto – ovetti Kinder - penne biro – auto d'epoca – toy design – manga – giraffe di peluche - Carlos Basualdo; roba che nel vortice dell'accumulo platonico viene rimpastata, ciungata ben bene, ridotta in materia prima, prima. Prima, intendo, del Boom-bang conseguenza del big bang che ha dato inizio al cosmo; gli scienziati riescono ancor oggi ad ascoltarne l'eco in FM nelle radio private, tra una canzone e l'altra.
MC: Per questo lei mastica sempre! Sta impastando la sua materia prima!
N.B: Tu pensa per te. Mangiati la tua MousseCream riscaldata. Boom! (bubble #4).
MC: Si trova bene in America?
N.B: Non hai capito niente! Io-so-no a-me-ri-ca-no! Ho tutti i titoli e sottotitoli in inglese! Un “accumulo platonico” di sottotitoli grande come una casa!
MC: Se devo esser sincero, gli “accumuli platonici” mi sembrano quelli che ho io attualmente. La mia ragazza è all'estero da tre settimane e quindi...
N.B: ...quindi vai più in bianco di un monocromo-achrome di Piero Manzoni! Allora to', leggiti 'sto librone! E' il manuale del dialetto slang d'arte degli artisti italiani a NY, e vedrai che anche tu farai...BOOM! (bubble #5)

Saturday, June 19, 2010

Hola!

Un saluto a tutti i cicioloidi lettrici lettori di TRANQUI2! Ho messo nel forno un paio di post nuovi, quindi attenzioüne! Ve li preparo come la torta della no/nonna, ma sopra la crema ci metto il paté di olive. Tanto per gradire...

Saturday, June 5, 2010

Dizionario di KOS/SLANG


Su EXIBART on paper 65
do the plumpie art v. fare arte ciciotta (Botero, Wurm, ecc...)
space artist s. artista con poco senso pratico, con la testa fra le nuvole
zz-mail s. lettera e-mail di un “amico” artista che ti scrive (dopo anni di silenzio) chiedendoti favori
split some bum-bum v. fare sesso velocemente prima di andare ad una mostra
sport a woody v. avere un'erezione durante una conferenza o un vernissage (e non riuscire a nasconderla col catalogo)
Popopol s. (da Interpol) galleria con sedi in vari paesi
push the art button v. farsi venire nuove idee, inventarsi qualcosa
pneumonia gallery s. galleria di cattivo gusto, esposizione che fa venir la tosse
Not Dino s. critico che non dà i premi
Strudel Nobel
s. finto concorso d'arte, concorso senza premi in denaro
art z's s. sogni ispiratori
MousseCream s. genere di rivista d'arte falsamente seria che copia idee di altri
Mustache Pete s. artista italiano in cerca di fortuna a N.Y
smell yo gallery s. galleria dove c'è “puzza di bruciato”, galleria che sembra sfruttare gli artisti
11-7 s. pittore che lavora di notte
sozzle shower v. convincere un artista a “ripulire” il suo lavoro, artista di talento ma bisognoso di una revisione critica
twin s. opera tecnicamente riuscita che corrisponde perfettamente all'idea iniziale dell'artista
book-i-book-a s. gallerista che non legge nemmeno 1 libro all'anno
bimoon v. sculettare per farsi notare alla Biennale, mostrare le chiappe durante la Biennale di Venezia
gladiator arena s. tecniche di sopravvivenza per artisti in corso di espulsione dal sistema dell'arte. Tentare il tutto per tutto pur di essere inseriti in un'esposizione
gack dinner v. raccontare balle durante una cena di lavoro
Mario picture s. dipinto realizzato e venduto velocemente per riuscire a pagare in tempo l'affitto o altre scadenze imminenti.
Newyorkyo s. critico d'arte che consiglia a tutti di trasferirsi a New York
spaceinvaders s. (dal videogioco) pile di libri e cataloghi che si accumulano nello studio
shang-hai s. installazione fragilissima
lobba lobba lobba s. (da Shaggy lova-lova) lobby dell'arte in versione italiana

Leggilo anche qui:

http://cri-tic-ah.blogspot.com/2010/05/kos-slang.html

Friday, January 1, 2010

_contact me_

If you wish for your material to be removed, please contact me and it will be removed from the blog immediately...

danielevenezia4@libero.it

MY ART BLOG: C.T.AH

Se volete che il vostro materiale non sia pubblicato nel blog, scrivetemi e sarà rimosso immediatamente...

Monday, November 23, 2009

Architettura e parola: l'architettura_FABULA

Il mio punto di vista sul rapporto architettura e parola:

l'achitettura_FABULA, o archi_FAB
http://tranqui2.blogspot.com/2009/06/architetturafabula.html

ARCHITECTURE AND WORD: the FABULA_architecture
http://tranqui2.blogspot.com/2009/06/architecture-and-word.html

Sunday, November 22, 2009

Due ********** (omissis) al Castello di Rivoli



Hic est locus D.S.K. ******* (omissis) pro criminibus / Marin Fallire
.
agente y9n31t: Spicciamoci. C'è poco tempo. DSK sta cominciando a far danni...

agente x2c45h: Ma se non se lo fila nessuno...è 1 totally bonkers!
agente y9n31t: Shhh...non farti sentire! Guarda ke ti sbattono nelle prigioni del Castello di Rivoli! Il D.S.K. è diventato un soggetto scomodo. L'hanno classificato nei nostri archivi come artista maligno, agente nemico: un 666.

agente x2c45h: Secondo me come agente 666 non vale 1 piffero. Si merita appena la sufficienza, un 666 meno meno meno, un 666 politico.

agente y9n31t: Sei, sei, sei cretino tu! Non cambiare discorso. Cosa c'entra il 6 politico!? D.S.K. ha offeso il libro d'oro dell'élite, è un traditore. Ha attaccato la nomenklatura che si ciuccia Venezia e i loro ********** (omissis) ci hanno ordinato di boicottarlo.

agente x2c45h: Che si fa?

agente y9n31t: Per prima cosa mettiamo un suo "ritratto" a Palazzo Ducale a fianco del dipinto velato del Doge traditore, il Marin Falier, ma invece del velo nero gli sbattiamo sulla faccia una mutanda.

agente x2c45h: Na mudanda onta, diria mi, na mudanda vecia.

agente y9n31t: Ah! Benissimo X2c45h, benissimo. Vada per la mutanda pisciata!

agente x2c45h: E poi?

agente y9n31t: D.S.K. appartiene alla stirpe fetente degli eretici, ha osato porre ********** (omissis) in dubbio la buona novella annunciata dalla critica d'arte, offende le sacre verità dell'arte contemporanea, del GRAAL ready-made - il sacro GRAAL di Duchamp - Ci vuole un'azione radicale. Dobbiamo pianificare una damnatio memoriae già da ora. Il suo nome dev'essere cancellato fin dai registri dell'asilo, delle elementari, della scuola media! Facciamo sparire anche i dossier dove è stato attenzionato dai nostri colleghi dei servizi deviati per numerosi episodi imbarazzanti; persino le cimici che se ne stanno con i registratori tra le zampette sotto i tavolini dei bar devono dimenticarlo! Quelle le ipnotizziamo, gli cancelliamo lo D.S.Kos dalla memoria. Compriamo tutto lo schifìo di opere che ha dipinto - cosa facile visto che i suoi quadri valgono quattro soldi - e le distruggiamo. Le scartavetriamo.

agente x2c45h: Bruciarle non è meglio?

agente y9n31t: No no, vanno scartavetrate 1 per 1.

agente x2c45h: Vero. Meglio. Scartavetriamo. Però togliere tutte le tracce è difficile.

A Venezia ci sono più di 6000000 telecamere x controllare la città, utili anke a noi quando vogliamo ******** (omissis). D.S.Kos filmato mentre corre a fare la spesa, D.S.Kos ripreso quando va a pagare l'affitto, D.S.Kos che si fa i cakki soja.....un'intera vita registrata.
http://nuovavenezia.gelocal.it/dettaglio/venezia-sotto-videoscorta/1673243

agente y9n31t: Col computer oscuriamo nei video la sua immagine. La copriamo con macchie - mutanda!

agente x2c45h: MacchiaKos! MacchiaKosKy!

agente y9n31t: X2c45h! Autocontrollo! Non trascendere! Se non ci fossi io le missioni segrete ce le scoprirebbero in 5 minuti!

agente x2c45h: Chiedo scusa. Scherzetti dello stress, ultimamente ci danno troppo lavoro. In questi giorni mi hanno affidato il compito di ****** ***** ** ******* ******* ***** (omissis). L'ho detto a quelli della ********* (omissis) che ci programmino meglio le missioni! Non siamo ben coordinati. Anche alla conferenza del ministro ******* (omissis), la settimana scorsa, c'era la sala piena, ma di spettatori veri solo tre, tutti gli altri erano dei servizi!

agente y9n31t: AAAAAh sì!

agente x2c45h: Trooooooppo lavoro ultimamente.

agente y9n31t: Già...trooooooppo "lavoro", ultimamente.

Friday, July 31, 2009

Alla galleria di *** *********** *** + DRAGONBALL


- Mamma, dove siamo?
- In un centro d'arte contemporanea, tesoro.
- Guarda! Lì c'è uno arrabbiato che parla serio serio ai visitatori.
- E' il direttore di questo posto: un critico d'arte, però diverso dagli altri critici. Si chiama Il Professor-oh.
- Ma perché parla così? Forse ce l'ha con qualcuno...
- Non sta parlando.
- Cosa fa, allora?
- Tiene la sua lectio magistralis perennis. Una prolusione accademica che continua - a spese nostre - da una vita, tesoro.
- Non smette mai?
- Mai!
- Mi sembra di stare a scuola con il maestro cattivo!
- Con questo qui è sempre come stare a scuola. Il Professor-oh pensa che siamo tutti suoi allievi...
- Anche te che sei grande?
- Sì.
- Anche lo zio Pino?
- Anche la zio Pino.
- Anche la postina che suona a casa di mattina?
- Anche la postina.
- Anche Ronaldo?
- Anche Ronaldo.
- Anche DRAGONBALL?
- Anche DRAGONBALL.
- Ho già voglia di fare ricreazione.
- Con il Professor-oh non c'è la ricreazione...
- Chiediamolo ai bidelli!
- Niente bidelli: qui c'è solo Il Professor-oh.
- Non mi piace questa scuola.
- Non piace a nessuno, tesoro.
- Allora perché non la chiudono?
- Perché, oltre al Professor-oh, ogni tanto (molto, molto raramente) fanno anche vedere (pochi) quadri. Tutti speriamo che li facciano vedere.
- Che bello! A me piacciono, i disegni! Li fa il Professor-oh?
- No, quelli li fanno gli artisti, ma il Professor-oh ne parla come se fossero suoi.
- Come il mio compagno di banco, il Francone, che mi ruba i CIOCOBLOC e poi se li mangia!
- Proprio come lui, tesoro...

Critiche alla GAMeC di Bergamo


Come ho già accennato nel blog, la GAMEC ha rifiutato di rispondere alla scaletta di domande redatta dalla redazione del Giornale di Bergamo, nata in seguito alla mia lettera. Questo silenzio ha profondamente sconcertato la redazione, che ha quindi deciso di pubblicare comunque la lettera, dandole molto rilievo. Credo non sia necessario sottolineare la gravità di questo rifiuto...
 
La lettera:

GIORNALE DI BERGAMO 15/7/2009

Artista accusa il museo bergamasco di farsi influenzare da 4 critici
«Arte contemporanea in mano a una lobby»

"Il mondo dell’arte contemporanea è nelle mani di quattro critici che operano nel milanese: Bertola, Ferronato, Vettese e Scardi". Questa, in sintesi, l’accusa che D. S. K. solleva nella lettera che ci ha inviato e che abbiamo deciso di pubblicare a seguito. La questione, stando a quanto sostiene Kos, finisce con il coinvolgere anche un’istituzione bergamasca, la GAMeC, Galleria d’arte moderna e contemporanea.
LA LETTERA «La lettera che vi ho inviato nasce dall'esigenza di segnalare al vostro giornale come nel settore dell'arte contemporanea oggi stanno avvenendo dei fatti che mettono in grave difficoltà le culture locali: un vero accentramento di poteri volto a concentrare in pochissime mani il controllo degli spazi istituzionali d'arte contemporanea. Visitando il sito-database milanese di "Italian Area" si trova, sotto l'indicazione "museo senza centro", una sorta di scacchiera composta di loghi e fotografie di importanti centri culturali italiani tra cui la GAMeC di Bergamo. "Gli artisti di Italian Area sono promossi da alcune prestigiose istituzioni italiane" è la dicitura che accompagna l'immagine. (http : / / www.italiana-rea.it/index_files/italianar ea_data/museo.html). Nella pagina d'apertura, invece ,troviamo la seguente frase: "Gli artisti sono selezionati tra quelli promossi dalle più importanti istituzioni italiane e internazionali, nonché tra coloro che hanno contribuito a determinare l'attuale scena artistica".
Non è necessario essere uno specialista d'arte contemporanea per capire che tra i due "promuovere" c'è un passaggio che non appare: il comitato milanese di quattro critici che decide chi rilanciare in tutto il circuito. Perchè la GAMeC promuove gli artisti di quell'archivio milanese? Che spazio riserva la GAMeC agli artisti presenti nel territorio dove opera e ai creativi indipendenti? Io sono un’artista che, proprio a Venezia, ha avviato una polemica che ha portato alla riapertura degli spazi istituzionali ai creativi attivi nel territorio in un'istituzione come la Bevilacqua la Masa, che era ormai uno spazio per valorizzare quasi esclusivamente famosi nomi internazionali e artisti italiani già noti. Ora si è passati a una gestione più equilibrata che sposa, insieme all'apertura internazionale (che pure oggi è necessaria per non rinchiudersi in sterili provincialismi), anche un'attenzione per ciò che di valido e propositivo i creativi presenti nel territorio vanno elaborando. La questione "Italian Area", quindi, è da inserire in un'ottica più vasta di chi vuole attuare una sottrazione di autonomia alle realtà locali per renderle succubi di pochi.
La problematica, lo comprendo, è delicata, d'altra parte è giusto che l'opinione pubblica sia informata che non sempre ciò che vede esposto in blasonati musei d'arte contemporanea è selezionato in base solamente a parametri di qualità e di merito. Grazie dell’attenzione, Daniele Scarpa Kos»

Sulla GAMEC di Bergamo (Galleria Arte Moderna e Contemporanea): le mie riflessioni
Ho già accenato qui in merito al rifiuto della GAMEC di rispondere alla scaletta di domande redatta dalla redazione del Giornale di Bergamo (formulata in seguito alla mia lettera al giornale). Da qui lo sconcerto della redazione del giornale che ha deciso di pubblicarla comunque, dandole molto rilievo... Per quale ragione GAMEC teme e si sottrae al confronto con l'opinione pubblica? Se davvero i linguaggi dell'arte contemporanea sono importanti in quanto strumenti di produzione di pensiero, perché vediamo critici d'arte e specialisti della materia evitare un dibattito che potrebbe avere funzione didattica verso i lettori di un quotidiano, quindi di un pubblico non specialistico?
Il sistema dell'arte internazionale parrebbe agire, quando si inserisce in contesti locali, come un livellatore del gusto che tende a porre in secondo piano le tematiche legate al territorio per privilegiare motivi e stili elaborati da pochi centri di riferimento. Di fatto la realtà è più articolata, le variazioni del medesimo modello (che all'apparenza sembrerebbe ripetersi sempre uguale) sono innumerevoli; il sistema, innestandosi nelle differenti situazioni locali, produce ibridi e interagisce con i diversi microclimi culturali.
Certo non è semplice riuscire a individuare le linee di continuità della cultura locale, gli elementi ricorrenti, le matrici che nemmeno una schiacciante omologazione imposta dall'alto può completamente annullare. L'omologazione in corso è pervasiva e aggressiva, ma superficiale: si nutre di stereotipi, raramente arriva al dettaglio. Fondamentale rimane, quindi, eliminare ogni stereotipo, porre tra parentesi i luoghi comuni tanto cari a certa critica d'arte avvicinandosi a un determinato territorio con grande cautela, cercando di acquisirne una conoscenza più di dettagli che d'insieme; il tentativo potrebbe consistere nell'effettuare collegamenti, raffronti, paralleli tra passato e presente capaci di restituire alla contemporaneità uno spessore storico, spostandola dalla concezione di un presente ridotto ad attualità e cronaca.
Altra cosa ancora è riuscire a stabilire con precisione dove si collocano gli snodi delicatissimi che legano la parte più profonda del fare intuitivo dell'artista al suo ruolo sociale, al rapporto con il pubblico, e la posizione delle mediazioni che la critica attua tra essi: tale indagine richiede un occhio allenato, poiché come conferma un noto critico in un'intervista al Corriere, con un linguaggio esplicito che non lascia spazio ad ambiguità:

“Le varie importanti rassegne, le grandi mostre, tutto il sistema dell’arte dove un centinaio di persone decidono e oliano i meccanismi in un gioco di connivenze, complicità e lobby. Nessuno è indenne. E guardando questo mondo un po’ da lontano mi viene in mente una celebre battuta di Sordi: Qua er più pulito c’ha la rogna”.

Nel sistema dell'arte molto è retroscena, molto di quello che accade, certe dinamiche assolutamente determinanti nella scelta di un artista, ci vengono taciute.
Le possibili soluzioni? Immettere negli schemi ingessati del sistema dell'arte un reagente, elementi disturbanti atti a produrre una modificazione chimica dei composti; gesto impossibile all'interno dei circoli chiusi, nelle riviste specializzate, nei luoghi dove le corporazioni difendono e promuovono se stesse. Il muro di gomma del sistema si può affrontare solo avvicinandolo dall'esterno: quotidiani, opinione pubblica, ecc..
L'altra possibilità è di prendere molto sul serio gli scritti di una critica d'arte alla quale siamo ormai abituati a prestare un'attenzione distratta, quasi si trattasse di cattiva letteratura o, al massimo, di giornalismo d'arte; spesso sono testi costruiti con asserzioni gratuite e idee tra loro inconciliabili malamente rappattumate, tali da rasentare l'umorismo involontario. Conseguenze indirette, scorie, direi, risultanti da problematiche irrisolte, residui di un qualcosa d'altro la cui traccia rimane, visibile, in trasparenza.

Sì, il silenzio di GAMEC - Bergamo ci suggerisce che in quel luogo si è prodotto, è in corso un coma, un buco nero di comunicazione, una frattura traumatica tra l'intellighenzia espressione del sistema e l'ambiente nel quale essa opera - territorio, opinione pubblica - e ci indica quali sono le tecniche attuate da una casta che si trincera dietro i propri codici specialistici utilizzandoli per accrescere il proprio potere intimidatorio verso il “pubblico” aka “cittadini”. 
Si tratta di ambienti molto elitari dove le decisioni e tutti i passaggi di consenso del sistema dell'arte vengono prese intorno a un tavolo da pochi soggetti; individui che pur essendo rappresentanti d'istituzioni pubbliche sono incapaci di attuare un confronto dinamico, di dialogo verso l'esterno (artisti, giornali, intellettuali), se non attraverso rigidi canali di gerarchie precostituite.
Intendiamoci: quando si parla, per centri d'arte come la GAMeC, di aperture e nomi "internazionali" dobbiamo pensare non a un vero interscambio con realtà di differenti culture, diverse in quanto "altre", bensì a collaborazioni tra centri ugualmente isolati nei contesti nei quali si situano; versione odierna di un provincialismo - sinonimo di chiusura - che si colora di globalizzazione e omologazione: sistema dell'arte diluito capillarmente sul territorio in un arcipelago di piccoli centri in rete che rendono sempre più difficile individuare chi è responsabile di cosa e fornisce un potente alibi a chi vuole concentrare il potere in pochissime mani. La loro resistenza come meccanismo di potere risiede nel mantenere una coesione cementata da una koiné comune e dall'esclusione di artisti, pubblico e opinione pubblica dai passaggi di consenso e decisionali all'interno del sistema dell'arte.
Provincialismo + globalizzazione + sistema : "Sistemalismo"?

Un mio precedente intervento:

Tempo fa ho inviato al Giornale di Bergamo una lettera che poneva alcuni interrogativi sulla metodologia adottata dalla GAMeC, la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, nella scelta degli artisti esposti. I giornalisti del quotidiano hanno deciso di dare spazio al mio scritto, formulando una scaletta di domande da sottoporre alla direzione della galleria bergamasca. Incredibilmente, adducendo scuse del tutto risibili, la GAMeC si è rifiutata di rispondere.
Di fatto solo nel mondo dell'arte contemporanea, al contrario di ciò che accade in tutti i settori della cultura, vediamo istituzioni pubbliche - non stiamo parlando di fondazioni private - guidate da intellettuali che si sottraggono al confronto con l'opinione pubblica, al dibattito.

Wednesday, June 10, 2009

ITALIAN AREA - trucchi e incongruenze di un web database

Visitando il sito-database milanese di Italian Area (archivio di artisti scelti da un comitato direttivo composto dai critici Bertola, Farronato, Scardi, Vettese) leggiamo, nella presentazione del progetto:

"Gli artisti sono selezionati tra quelli promossi dalle più importanti istituzioni italiane e internazionali, nonché tra coloro che hanno contribuito a determinare l'attuale scena artistica"

Quali "importanti istituzioni italiane"? Italian Area non ce lo dice: il sito rinvia ad una pagina web inesistente (ed è da molto tempo - sicuramente alcuni anni - che a quella scritta non corrisponde alcun collegamento):

Sotto l'indicazione "museo senza centro", invece, appare una scacchiera con sigle e fotografie di centri culturali d'arte italiani. La dicitura che accompagna l'immagine:

"Gli artisti di Italian Area sono promossi da alcune prestigiose istituzioni italiane"

L'immagine stavolta è molto chiara. La lista (che io chiamerei il listone) riunisce sotto la bandiera di Italian Area spazi espositivi di tutto il Paese. Attenzione: la pagina web museo senza centro non ci dice che "gli artisti sono selezionati" - da Italian Area - " tra quelli promossi dalle..." ma che "gli artisti in Italian Area sono promossi da alcune prestigiose istituzioni".
Non è necessario essere uno specialista d'arte contemporanea per capire che tra i due "promuovere" c'è un un passaggio che non appare: il comitato milanese di quattro critici che decide chi rilanciare in tutto il circuito.
Chi promuove l'intera lista è il medesimo soggetto che sceglie al primo passaggio.

Le "importanti istituzioni" promuovono gli artisti in Italian Area o Italian Area stessa?
E' Italian Area a scegliere gli artisti "promossi dalle" o sono le "importanti istituzioni" a promuovere Italian Area (critici e artisti compresi)?
Sono i quattro critici del comitato direttivo a scegliere o essi sono parte integrante di un unica scacchiera che promuove?
Per quale ragione un sito di tale influenza presenta simili, evidenti incongruenze?
Perché fondazioni private sono poste nella medesima lista di istituzioni pubbliche che hanno tutt'altra mission, cioè il dovere di restituire al pubblico una maggiore obbiettività nell'informazione sull'arte contemporanea?
Le "importanti istituzioni" promuovono gli artisti in che modo? Che differenza c'è tra promuovere un artista ed esporre alcune sue opere?
Gli artisti non presenti in Italian Area trovano, essendo esclusi da questo schema ambiguo (nel quale non è chiaro se le "importanti istituzioni" fanno addirittura parte di Italian Area - Museo senza centro) maggiori difficoltà ad accedere agli spazi pubblici d'arte contemporanea?

A tutt'oggi non troviamo in Italian Area una chiara cronologia sui successivi aggiornamenti, le date di inclusione dei nuovi artisti. Senza una puntuale cronologia non è possibile, per il lettore del sito, ricostruire quali siano le modifiche che il database è andato assumendo nel tempo, come abbia interagito con le nuove tendenze e l'evoluzione del gusto.

Pagine web "not found", affermazioni sconcertanti, istituzioni pubbliche confuse con fondazioni private, foto delle opere in formato francobollo: incredibile la quantità di errori e ambiguità contenute nelle poche pagine web di presentazione del sito Italian Area. Vorrei ricordare che il comitato direttivo del database milanese può avvalersi della consulenza dei più preparati specialisti in materia. Le incredibili incongruenze del sito Italian Area, quindi, non possono essere casuali, bensì frutto di una strategia intenzionale. Il listone "museo senza centro" non è altro che una coda di pavone aperta a bella posta per impressionare gli ingenui, i male informati, per intimidire, negando al contempo centralità alla figura dell'artista.

Un consiglio al comitato direttivo di Italian Area.
Cercate online un dizionario sinonimi e contrari
Usatelo. Capirete che è possibile sostituire uno dei due promuovono con espongono, capirete che è possibile modificare quei commenti terza media che si leggono nel vostro sito.

Il listone della "scacchiera": Castello di Rivoli, Castel Sant'Elmo, Centro Luigi Pecci Prato, Gam Torino, Galleria civica Arte Contemporanea Trento, Galleria Civica Modena, Gnam Roma, Macro Roma, Mart Trento Rovereto, MAXXI Roma, Museion Bolzano, Pac Milano, Spazio Sottozero Palazzo delle Esposizioni Roma, Palazzo delle Papesse Siena, Fondazione Bevilacqua la Masa Venezia, Fondazione Adriano Olivetti Roma, Fondazione Antonio Ratti Como, Fondazione Querini Stampalia Venezia, Fondazione Re Sandretto Rebaudengo Torino, Fondazione Teseco Prato, Trevi Flash Art Museum, Futuro Roma, Careof Milano, Via Farini Milano.

Interventi su Italian Area:
http://tranqui2.blogspot.com/2009/07/italian-area-e-il-pensiero-unico.html
http://tranqui2.blogspot.com/2010/02/ia-documenti-1-nasce-ia-exibart.html


Monday, June 8, 2009

architettura_FABULA - architettura e parola



L'architettura_FABULA vuole reintrodurre la parola e il racconto come guida al disegno e al pensiero della forma.

L'architettura_FABULA è un metodo che ogni architetto può applicare, come formula teorica di base, ai propri progetti, al proprio stile. (*)

L'architettura_FABULA prevede, come prima fase del progetto, la scelta di un racconto: romanzo, fumetto, saggio, poesia, biografia. In questo percorso, il testo e il racconto divengono parte del disegno della struttura architettonica, sono contenuti in essa. "Contenuti in essa" significa che essi rimangono dei sottoinsiemi inseriti in un insieme più ampio. Questo passaggio è fondamentale per evitare che narrazione e parola condizionino il progetto in modo assoluto, o per assenza o per presenza.
Nell'architettura del "meno è più" e di "ornamento e delitto" esse sono esterne - per assenza -, risiedono nei testi teorici, e costituiscono la premessa che vincola il disegno in una sottrazione di racconto che si concreta nell'estrema semplificazione delle forme. All'opposto, nell'architettura dell'eclettismo storicistico, dei parchi divertimento a tema, di certo postmoderno, è il racconto, la sua illustrazione, ad uscire da un sottoinsieme determinando - per presenza - il disegno di tutto l'edificio. Nell'archi_FAB la funzione sottoinsieme è perciò fondamentale.
In che modo un racconto, un saggio, un fumetto, ecc.. possono divenire sottoinsieme? Attraverso diverse possibilità:

- Riduzione, come nella stencil graffiti art (o nella sticker art) di parte del testo in una immagine sintetica ripetuta a modulo in sottoinsiemi all'interno del progetto (per sottolineare dettagli architettonici), una sorta di logo dell'edificio.

-Riassunto del racconto ad alcuni passaggi di FABULA da inserire come elementi formali in sottoinsiemi che dialogano con il disegno del progetto.

- Inserimento di parti di testo nella struttura esterna ed interna.

- Elementi tratti dalla scrittura (lettere ecc...) e loro collocazione nella "impaginazione" delle forme architettoniche.

- Scritte-immagini-marchi che richiamano il testo.

- Immagini descrittive della storia inserite in sottoinsiemi utilizzati come motivi di disegno iscritti nella forma architettonica: punti di snodo sulle superfici esterne ed interne. La successione logica degli spazi diviene successione temporale, film.

- Immagini del racconto poste secondo l'ordine logico delle figure retoriche: analessi, prolessi, enjambement, accumulazione, ecc..

- Fare di funzione e parola un sistema binario continuamente in relazione nella dialettica insieme/sottoinsieme.
- Storyboard e struttura procedono in un'unica sequenza.

L'architettura_FABULA non deve essere confusa con la decorazione e l'ornamento.
L'architettura_FABULA è_non_è parola.
L'Architettura_FABULA introduce un pensiero dialettico tra insieme e sottoinsiemi, funzione e parola.

Per l'architettura-FABULA un edificio rappresenta una macchina antropologica che prevede - come in un romanzo - tutte le azioni che essa racchiude: l'entrare, l'uscire, l'affacciarsi, il camminare, ecc... Le superfici di una costruzione sono parentesi (tonde, quadre) che delimitano eventi, storie, azioni: una matrioska. L'architettura produce narrazione, contiene parole. Questo è il punto di partenza, la base sulla quale l'archi_FAB articola una struttura.

(*) L'architettura_FABULA è_non_è uno stile architettonico.

(continua...)
Cari lettori di TRANQUI2, questo testo è un brogliaccio, una riflessione, appunti sparsi utili solo a me. Quindi, per favore, andate a leggervi qualche altro post, fate log-out dalla ghiandola pineale, andate a linkare un ditone a Babbo Natale, toglietevi la web-cam dai piedi. Disconnettetevi. Fuori dai pon pon!

Friday, August 8, 2008

Ipotesi su ITALIAN AREA #1


Curiosamente, a una verifica puntuale Italian Area presenta precise caratteristiche riconducibili al vecchio schema del movimento artistico sistematizzato dal critico di riferimento.

Una mutazione di facciata? L'ipotesi è suggestiva.

La mimetizzazione della formula artisti + critico nello schema del database diretto da 4 critici avviene attraverso l'uso della lista documentaria frutto di una "selezione"; ciò che invece permane è la sostanziale omogeneità stilistica dei nomi scelti, che, con lievi varianti, fa da denominatore comune e principio di coesione dell’insieme, in cui:

- "Italian area" funge da etichetta contenitore, senza che emerga una reale intenzione di rappresentare la complessità della scena artistica italiana

- L'evidente omogeneità stilistica delle proposte supplisce all'assenza di una solida ossatura teorica

- Una fitta rete d'interessi e di lobby subentra al rapporto privilegiato di dialogo tra critico e artista

- Non compare la data d'inserimento degli artisti, quindi non sappiamo se lo schema I.A. preveda inclusioni (o rivalutazioni) tardive, cosa che si è sempre verificata

- Una chiara collocazione temporale del "movimento" viene azzerata dalla progressiva inclusione di nuovi nomi

- Il critico-d'arte-teorico si moltiplica nei 4-critici-selezionatori del comitato direttivo

- La sigla "Italian Area" scelta denuncia la preoccupazione di omologarsi a un internazionalismo di maniera, attuato col supino adattamento all'idioma della cultura ritenuta (in questo momento) dominante

- Non sono previste sottocategorie espressione di un modello teorico autonomo: la relazione implicita sottintesa resta quella tra il singolo artista e la commissione selezionatrice garante dell'unica premessa habitus di pensiero omogeneo per tutti.  La relazione prevalente, consentita, è uno/molti, artista/commissione, piuttosto che molti/molti (il Gruppo A12 non rappresenta, infatti, una vera sottocategoria)

- Si potrebbe definire “congelamento teorico” lo schema che non prevede sviluppi espliciti di pensiero oltre a quello implicito (ma non dichiarato) che lo sostiene

- L’assenza di una scansione cronologica sembrerebbe configurarsi, come spesso accade nel circuito contemporaneo, quale premessa di un rovesciamento della corretta prospettiva storica, per effetto del quale ogni fenomeno viene ricondotto a uno stato di contemporaneità

- La semplificazione delle categorie di pensiero e classificatorie (lette anche secondo un semplice ordine numerico), fa da controcanto a una moltiplicazione (numerica) delle figure decisionali

(post in progress, testo e correzioni in via di stesura)