Thursday, December 4, 2014

... tranqui2 - vomitrone

...
che dicono
che non ti sei spiegato
che si sono spiegati male
che sputano senza far centro
che mi hai capito (o hai cercato di capirmi muchas gracias!)
che ascoltare è un fare
che se tu avessi
che se tu avessi evitato
che quando è passato l'amore...
che quando è passato l'amore (ma correva!)
che forse quella volta
che se tu, magari, quel giorno
che sì, quella volta sì, però
che gli altri non sono Daniele un po' diverso
ke gli altri sono altro
che gli altri non sono D di Daniele scritta come P
o nascosta dentro una R
che gli altri non sono due D accavallate a B
che gli altri sono altre lettere
che gli altri sono altre lettere
che gli altri sono altre lettere
che Tutti dicono
che il Signor Tutti non l'ho mai incontrato
che quella ha perso la testa a 50 anni
che i non vedenti
che i non
che dentro il detto c'è il taciuto
e sono le prime due matrioske
che anche l'altra ma
che 'sto fatto di pagare affitti tutta la vita
che anche la culla in affitto
che dovrei leggere quella roba lì, no?
che l'ho scritto da qualke parte
che è meglio scriverlo subito o mi dimentico
che la grandine
che 1 strofetta
che 1 fiuuuuuuuu
che traslocare a Venezia
che il Presidente dei Presidenti
che ad occhi chiusi a luce spenta
che c'è acqua alta il mare ti vuole toccare
che c'è vento il cielo ti accarezza le guance
(questo l'ha già scritto uno dei francesi)
che gnam gnam nuvole
che con la nebbia si vede assai bene
che quando io arrivai lui era già morto
che i fumetti (sempre giapponesi)
che se - ti stringessi
che non tutte le notti, sarebbe troppo
che almeno 2 volte la settimana
che, diciamo, 3 volte
che è meglio a quell'età
che sa fare bene l’amore
che sa fare bene l’amore a memoria
che la dote del vero politico
che alla fine una sorpresa
che italo-disco?
che c'è poco da ridere
che c'è tanto da ridere
che sembrerebbe quasi tutto da ridere
che c'è un quasi-quasi-sorriso per…
che quel quasi-quasi-sorriso sarebbe...
che del monumento rimane un mezzo sorriso di marmo
datato, autenticato, nella bacheca (forse un falso del secolo scorso)
che la Gioconda, smile ben dipinto
ke diceva ke non le somigliava
ke se il sogno non avesse delle ali così ingombranti
piume lunghe e puzzolenti
riuscirei a spiccare il volo anche dalla mia cameretta
che Daniele bla bla e anke shhhhhhhhh!
ke il perdono, coup de théatre
che dire tu
che io + tu - l'altro
che noi 2, al di là del bene e del male
che al di là del benino e del maluccio
che paura
che poi passa
che conformisti
che quello ha voluto troppo paradiso
che il paradiso se l'è mangiato
che il paradiso ha denti di riserva
che chiudono la saracinesca
che addentare 
che l'idea arriva adesso
che l'ha interrotto
che Madame Poesia l'ha invitato a cena
che Madame Poesia gli ha rubato il cellulare
che bravi quelli a sporcare la Poesia
cha natura che sa
che
che tra muri grossi così
che tra muri di silenzio così
che estranei ma insieme
insieme, estranei
estranei ma
che lì nell'India del sud
che lì l'Irlanda
che
che dietro una porta chiusa...
che dopodomani
che le frittelline con le zucchine
che calor!
che Nikos Ikonomopoulos (bel nome)
che ci sono ballerine + ballerini sullo sfondo
che ballano
che anche la mattina presto
ci sono ballerine + ballerini sul fondoscena
che ballano
che particelle piciopiciolissime
che ballano
che vomitrone
che dentro e fuori dal letto
che dentro e fuori dai sogni
che tranqui Daniele, tranqui (1)
che tranqui (2) ti raccomando eh

Friday, November 7, 2014

IL KOSSINO - Nuovo Dizionario Di Arte Contemporanea

>>>è un post in progress. Testo e correzioni in via di stesura. 
I nomi per ora sono coperti da omissis (dall'agente segreto Schiacchia Koz) 

installazioni naif - opere realizzate da artisti che utilizzano la pratica installativa senza consapevolezza sulle questioni teoriche in essa sottintese (vedi P**** P*** - omissis)

arte universitaria -  aka la nuova arte accademica

Lady Lady Oscar - premi che i musei d'arte contemporanea attribuiscono a lobby di riferimento (Premio Ma**i ecc...)

Il piramide - schemi gerarchici nelle istituzioni d'arte per fornire poltrone a funzionari finti critici d'arte

Fricchettoni in frac - ex alternativi che una volta arrivati al potere si dimostrano 100 volte più conservatori di quelli da essi un tempo contestati

Sanremo giovani - i festival della performance con giovani artisti che copiano le performance Anni Settanta

Zampa&zompa - critico che allunga la zampa su una tua opera

Vomitrone - particella costitutiva di una vomitata intellettuale tanto pretenziosa quanta priva di idee in stile B******* sul genere:
 "certainly not in terms of a worldly (Donna Haraway) alliance (Susan Buck-Morss) of cosmopolitical (Isabelle Stengers) intra-acting (Karen Barad) and cobbled-together (Haraway) human and non-human agents (Bruno Latour)" 

Curator coma - curatore completamente conformato al manierismo da sistema dell'arte che cova odio feroce per ogni eccentricità creativa

Il critico Buongiorno e la critica Buonasera - Critici d'arte docenti o curatori in università, fondazioni, musei. Distantissimi dalla comunità artistica del territorio, vivono in una bolla separata di gerarchie, soldi, mondanità. Il dialogo culturale che instaurano con gli artisti si esaurisce in 1 educato, laconico, idiota "buongiorno" e/o "buonasera"sbavato dalla bocca ingiallita di un masticatore di tabacco.

Enterte-ta-teinment - intrattenimento da museo mausoleo delle avanguardie storiche

Museo-mauso-leo - museo istituzionale che riduce la contemporaneità in una mummificazione delle avanguardie storiche

dittatriger - direttrice della stessa istituzione d'arte contemporanea per decenni che diventa, in un luogo o città (di provincia e non), una dittatrice del gusto da contestare (da B*** C****** - omissis)

lectio magistralis perennis - monologo kritico della durata d lustri attuato kome 1 ciaspolata in solitaria sulle vette innevate (molto d moda nelle sedi museali + provinciali)

ready/alchemic/made - trasformazione in $O₤D¥ della materia tramite il ready made

anatomia ready made - esercizi di ready made (eseguiti dagli studenti dell'Accademia di Belle Arti) che sostituiscono lo studio dell'anatomia

muttare - emettere R.Mutt artistici

ready mammade - Ready made fatti in casa

graspacio - .........

Ana-any - Si dice di pensiero critico che confonde sistematicamente la terminologia classificatoria dell'arte - tecnica con genere artistico, pratica artistica con stile ecc...
es: "Questo saggio è un'A.A." (da Anna D********)

grottesche - ...........

Spararle grosse - artisti che riciclano in versione museale monumentale le avanguardie del Novecento (dall'artista G***** - omissis - che rifà in scala macro gran parte del Novecento)

Pollka - pratica artistica pittorica danzante di Pollock

Curator Porn (anche cur-actor) - termine coniato da Nadja Sayej sul protagonismo dei funzionari delle istituzioni d'arte finalizzato ad esautorare l'artista del suo ruolo sociale (vedi l'impostura intellettuale di Carolyn Christov-Bakargiev)

SavonWharola - predicatore laico che fa di un'arte apparentemente trasgressiva ed anticonvenzionale (ma attuata dentro i musei) un dogma laico

Ready Marmelade - Lady Marmelade .....

Internazionalo - falsificazione dell'idea di internazionalismo culturale delle istituzioni d'arte locali
che riducono la loro programmazione a quella di cinema di provincia che proiettano i blockbuster creati altrove.
Da un punto di vista produttivo e non di passiva fruizione, il vero internazionalismo è rarissimo e non ha nulla a che fare con il conformismo dei funzionari dei musei.

Italo Cisco - .........

Gagnamento - bugie sfacciate dei critici per mantenere le poltrone

marchiello - si dice di saggio teorico che critica il postmodernismo in arte, ma lo fa utilizzando un linguaggio completamente postmoderno nella forma (da F******)

Saturday, October 18, 2014

BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.5

Bozza Statuto Fondazione Bevilacqua la Masa - 1972. Ho trovato tra vecchie carte questo libretto. Il testo è qui riprodotto cercando di mantenere visibili i segni a penna, ad esempio a pag. 14-15.
Con la pubblicazione nel blog tranqui2, termina una sorta di cover-up d'informazione su questo documento. Anche nel volume (pur prezioso ed interessante) Felicita Bevilacqua La Masa. Una donna, un'istituzione, una città edito da Marsilio, troverete ben poco sulla storia dello statuto e sulle sue successive modificazioni, il "regolamento" presente in parte nel sito del Comune ecc...

BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.34-35


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.36-37


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.38


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.26-27


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.28-29


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.30-31


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.32-33

BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.22-23


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.24-25


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.20-21


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.12-13


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.14-15


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.16-17


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.18-19


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.8-9


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.10-11


BEVILACQUA LA MASA - Statuto pag.6-7


Saturday, October 11, 2014

Indagine sull'AMACI: perché Ca' Pesaro nell'AMACI?


Cari lettori,
dopo l'inchiesta sul database Italian Area (e l'inquietante sua estensione, il "Museo Senza Centro"), Tranqui2 prende in esame un'altra realtà del contemporaneo italiano della quale si parla poco: l'AMACI, associazione dei musei d'arte contemporanea italiani.
Tranqui2 se ne occupa anche perché da non molto Ca' Pesaro, la storica istituzione che persino nel sito del Comune viene definita "Galleria Internazionale d'Arte Moderna", è entrata a far parte di quel circuito (vedi il loro sito).

Non si capisce quali siano le ragioni di far rientrare un'istituzione che si occupa di arte moderna (ma sulla pagina dell'AMACI compare addirittura la dicitura "FONDAZIONE MUSEI CIVICI VENEZIA", l'intera MUVE! ) ad un circuito nazionale, quello dell'AMACI, completamente diverso per natura, mission, obiettivi. 

Infatti L'AMACI non è una semplice piattaforma di confronto o scambio informazioni, trattasi di vero e proprio organismo strutturato con tanto di presidente, vicepresidente, consiglieri, e caratterizzata in senso conservatore (come presidente troviamo Beatrice Merz, figlia di Mario e Marisa Merz, una figura il cui curriculum come curatrice e critica lo trovate qui http://fondazionemerz.org/beatrice-merz/ - superfluo ogni commento -).

Mostre temporanee di arte contemporanea oggi si fanno ovunque, incluso lo "Spazio Dom Pérignon", lo spazio del contemporaneo ospitato da Ca' Pesaro, senza per questo far rientrare le istituzioni che le contengono o addirittura la MUVE nella categoria a cui l'arte contemporanea appartiene.
La metodologia critica richiesta dall'arte contemporanea risulta assai diversa da quella specifica di uno storico dell'arte; ma in effetti l'azzeramento di una corretta prospettiva di metodo sembra il vero obiettivo teorico dei corifei del sistema dell'arte contemporanea all'italiana.
Su questo azzeramento già lo statuto dell'AMACI risulta esemplare: la loro specificità "arte contemporanea" diviene in esso per incanto "per promuovere l'arte moderna e contemporanea". Forse vogliono far conoscere Picasso, un perfetto sconosciuto.
Chiaramente è un trucco per riuscire ad influire su istituzioni che con l'arte contemporanea non han nulla a che fare.

Resta assai fondato il sospetto (vedendo anche i nomi coinvolti) che si tratti dell'ennesimo tentativo di impoverire il territorio del Veneziano dei suoi spazi culturali vitali, essenziali allo sviluppo, per innestarli all'influenza di gruppi e organismi istituzionali radicati in associazioni che operano sull'intero territorio nazionale, in una quadro di sottrazione di autonomia, quindi di controllo dall'alto fortemente centralista. Senza dubbio una dinamica utile a certe poltrone ma dalle nefaste conseguenze per lo sviluppo economico e culturale del territorio. Venezia ed il suo appeal planetario utilizzati ancora una volta come merce di baratto come se non esprimesse un tessuto culturale e produttivo da tutelare, ed avvilita da chi la sfrutta per interessi particolaristici.
Perché i vari Beatrice Merz, Pratesi, Maraniello, Di Pietrantonio, Mattirolo, Passoni, Rorro devono avere un'influenza seppur indiretta su Ca' Pesaro e la MUVE, Fondazione Musei Civici Veneziani?
Che si tratti dell'intera MUVE e non solo di Ca' Pesaro lo dimostra una loro inserzione sotto la categoria "job opportunities".

Dopo aver posto un cappello all'autonomia delle singole istituzioni d'arte comunali con la creazione della MUVE Fondazione Musei Civici Venezia (in cui i comitati direttivi abbondano allegramente a spese nostre) si è scelto di agganciarla ancora ad un'altra struttura gerarchica, questa volta operante su tutto il Paese.
Sommando tutte le piramidi di direttori, presidenti, consigli di amministrazione e consiglieri, comitati scientifici, comitati di direzione, apparati burocratici, ne risulta un parco poltrone tale da poter essere contenuto a fatica anche dal garage di Piazzale Roma. Per attuare qualche mostra d'arte sembra sia necessario un esercito di funzionari, mentre alle categorie produttive è riservata, come sempre, la consueta ingenerosità severissima e tignosa. Chi, in tale cancan di poltrone, tutela il punto di vista e il rispetto della categoria di chi l'arte la fa davvero e la produce, gli artisti? Squallido festival del mandarinato.

Proprio la vicenda Ca' Pesaro - MUVE - AMACI dimostra bene quanto l'AMACI, prima che un'associazione delle istituzioni d'arte contemporanea, sia un gruppo di influenza che utilizza l'arte contemporanea come passe-partout per inserirsi ed avere un peso nelle realtà istituzionali più diverse che con la specificità dell'arte contemporanea non hanno nulla a che fare.

L'intera operazione pone parecchi dubbi sull'operato di Gabriella Belli e dei comitati scientifico e di direzione della MUVE; a che servono tanti nomi altisonanti se non riescono nemmeno a porre dei limiti a scelte la cui assurdità farebbe sorridere un ragazzino? Inoltre c'è da chiarire se l'AMACI, oltre che a "promuovere", venga utilizzata per i giochetti di cui le gerarchie dei burocrati italiani sono specializzate: omettere l'autentica alterità, porre veti su nomi davvero nuovi o underground, censurare figure indipendenti.

In quanto a Beatrice Merz, naturalmente non ho nulla da ridire sul ruolo di vertice da lei ricoperto al Castello di Rivoli e all'AMACI. 
Se l'hanno ritenuta adatta per tale carica avranno avuto le loro buone ragioni: Rivoli, si sa, è il mausoleo di stato dell'Arte Povera da decenni.
Ma come cittadino veneziano (prima ancora che come artista) devo manifestare apertamente il mio sconcerto e preoccupazione che una figura con un simile risibile curriculum abbia una qualche influenza diretta o indiretta su Ca' Pesaro e sulla Fondazione Musei Civici Veneziani, che non possono essere ritenuti un problema di famiglia. Venezia non è Torino. 
Beatrice Merz, in rapporto a ciò che la MUVE rappresenta nella storia dell'arte, rappresenta solo un cognome altisonante e potrebbe essere al massimo presidente di un organismo di fondazioni private di famiglia o di editori d'arte contemporanea. L'AMACI inoltre ha una quota associativa, anche se non cospicua. Chi paga? Il curriculum di Beatrice Merz li vale? Per me no.
L'altisonante etichetta di "arte internazionale" serve come al solito come paravento e alibi capzioso per operazioni più che provinciali, da italico atavico familismo: "Beatrice Merz, figlia di Mario e Marisa Merz". Davvero non serviva specificarlo, credo nessuno sia così malizioso da supporre il contrario. 

Riporto interamente quanto troviamo su Beatrice Merz nel sito della Fondazione Merz:
"Beatrice Merz, figlia di Mario e Marisa Merz, è nata in Svizzera il 5 agosto 1960. Vive e lavora a Torino.
Accanto a esperienze curatoriali (due retrospettive, una dedicata a Gilberto Zorio e l’altra a Giovanni Anselmo, una mostra sull’Arte Povera a Oslo e alcune rassegne di giovani artisti), l’attività principale è stata sempre quella editoriale. Ha fondato nel 1986, e tuttora dirige, la casa editrice hopefulmonster specializzata in libri e cataloghi d’arte contemporanea. Nel 2005 inaugura la Fondazione Merz, un progetto fortemente voluto insieme al padre. Dal 2010 è direttore del Castello di Rivoli".

Mentre il sistema del contemporaneo italiano si è nel tempo cristallizzato in formule pubbliche e private gerarchiche, verticistiche, piramidali, ed in organismi egualmente strutturati, non è seguita un'analisi sulle implicazioni teoriche che tale configurazione comporta, sull'idea di arte contenuta nei loro statuti. 
L'informazione sull'arte è tanta ma poca o nulla la controinformazione e le riviste, invece di osservare e decodificare la fenomenologia che il presente ci offre, sono tutte schierate in difesa della nomenclatura, concentrate esclusivamente sulla lettura stilistica dell'opera, incapaci di proporla contestualizzandola in un quadro più ampio.
Per ricorrere ad una metafora calcistica: tutti tifano per una squadra, nessuno si preoccupa delle regole del gioco.

L'AMACI si presenta come "associazione dei musei d'arte contemporanea italiani".
Il data 17/4/2012 il suo consiglio direttivo si presentava così:
"Il Consiglio Direttivo di AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, composto dalla Presidente Beatrice Merz, il Vicepresidente Ludovico Pratesi, e dai Consiglieri Giacinto Di Pietrantonio, Gianfranco Maraniello, Anna Mattirolo, Riccardo Passoni e Angela Rorro si è riunito ieri, lunedì 16 aprile 2012, negli spazi della Fondazione Galleria Civica di Trento"...

Nella pagina "Contatti" del loro sito oggi troviamo:
Organizzazione
Consiglio Direttivo

Beatrice Merz, Presidente

Ludovico Pratesi, Vice Presidente

Giacinto Di Pietrantonio

Gianfranco Maraniello

Anna Mattirolo

Riccardo Passoni

Angela Rorro
Collegio dei Revisori
Revisori effettivi:
 Massimiliano Serra, Presidente
 
Lauro Montanelli 

Paolo Spanu
Revisori supplenti:
 Giuliano Longhi, 
Riccardo Trezzi
Segretario Generale
 Cristian Valsecchi
 cristian.valsecchi@amaci.org
Project Manager 
Greta Gelmini
 greta.gelmini@amaci.org
Tel. +39 035 270272
Fax. +39 035 236962
Ufficio comunicazione
 Lara Facco 
lara.facco@amaci.org
Tel. +39 349 2529989 
Amministrazione 
Rossella della Monica 
amministrazione@amaci.org
Sempre nel sito troviamo statuto e modulo per la richiesta di adesione...

L'inserzione nella sezione "JOB OPPORTUNITIES":

Impiegata/o Addetta/o attività educative museali
Fondazione Musei Civici di Venezia ha aperto una ricerca per la posizione di Impiegata/o Addetta/o attività educative museali. Termine invio candidature: 19/01/2014. Per il testo completo dell'offerta e per candidarsi consultare la pagina all'indirizzo: http://www.visitmuve.it/it/lavora-con-noi/la-fondazione/opportunita-di-lavoro-2/
(post in progress, testo e correzioni in via di stesura)
dallo statuto dell'AMACI

Sunday, July 27, 2014

Carolyn Christov-Bakargiev's delirium-curator-delirium in Mousse Magazine

 "Wordly wording: the imaginal fields of science/art and making patterns together" by CCB appears to be the result of a delirium-curator-delirium. 
Carolyn, why do you feel an urge to write so much pretentious baloneys in Mousse-Magazine? We kindly ask you to prepare an article with minimum 3 pages where you don't b******* us.
To arrange a bunch of fancy words together doesn't make you an intellectual.  This delirium of woozy language doesn't make you an art critic:

"TO ME, THIS DOES NOT MAKE MUCH SENSE ANYMORE, CERTAINLY NOT IN TERMS OF A WORLDLY (DONNA HARAWAY) ALLIANCE (SUSAN BUCK-MORSS) OF COSMOPOLITICAL (ISABELLE STENGERS) INTRA-ACTING (KAREN BARAD) AND COBBLED-TOGETHER (HARAWAY) HUMAN AND NON-HUMAN AGENTS (BRUNO LATOUR)"

Sunday, June 15, 2014

L'ex assessora alla cultura - il Consorzio Venezia Nuova - la "cabina di regia"

Il sito di "Italia Nostra" nell'articolo "Consorzio Venezia Nuova, ecco alcune dazioni legittime" riporta un'interessante lista delle istituzioni destinatarie di contributi (i cento milioni di euro citati da Baita). Tra queste la Fondazione Querini Stampalia, Fondazione Bevilacqua La Masa, Ateneo Veneto, Amici dei Musei, Amici della Fenice ed, aggiungo io, IUAV - Facoltà di Design e Arti (VV² Vivere Venezia 2 Recycling the Future), La Biennale, inoltre il CNV è tra i soci della Venice Foundation. 
Per quanto riguarda l'Istituto veneto di Scienze ed Arti, ho trovato online l'articolo "Gli esperti dei Cnv ai Lincei per paralare di difesa delle acque", dal quale si evince che tra i relatori vi era "L’ingegnere dell’Istituto veneto di Scienze ed Arti".
Curioso notare come, nel tempo, in numerose di queste realtà (vedi collaborazione Fenice - Bevilacqua) compaia a vario titolo il nome di Angela Vettese (compreso il cda della Venice Foundatione pochi sanno che Vettese faceva parte anche della commissione selezionatrice delle associazioni che possono accedere al SALE). 
Ma essa fino a poco fa reclamava, da assessora alla cultura e turismo, ancor più margine di influenza diretta, lamentando l'assenza di una "cabina di regia" comunale.
La Nuova Venezia: 
"Ma l’assessore - chiesta di una cabina di regìa comunale sul controllo delle attività della Fondazione - ha definito questo «un punto dolente». «Vedo istituzioni come la Fondazione Musei Civici, la Biennale, Vela, lo stesso Goldoni, allontanarsi come zattere dal Comune», ha detto, «perché non ho nessun potere di intervento su di esse e non siedo in alcuno di quei consigli di amministrazione. È pertanto un problema politico, della città, se vuole riappropriarsi di una funzione di indirizzo sulle istituzioni pubbliche veneziane che si occupano di cultura".
Voi capite bene gli effetti che avrebbe comportato l'avverarsi di tale ipotesi in una situazione spaventosa come quella veneziana. Senz'altro sarebbe riuscita a mettere la mani persino sulla Biennale.

L'inchiesta Mose sta chiarendo numerosi rebus irrisolti della Venezia attuale.
In pratica una città dove esiste una casta assolutamente trasversale abilissima a non far uscire  dal loro recinto dorato nemmeno un euro di risorse, compresi quei cento milioni di euro...

Thursday, April 24, 2014

Lives of the most excellent designers >>> Vasari


>>> Lives of the most excellent designers >>> by Vasari

Thursday, April 10, 2014

Limiti & errori de "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" di Walter Benjamin

Attenzione: post in progress, testo in via di stesura.

>>>I lettori che seguono il blog possono facilmente supporre quali siano le mie obiezioni alle tesi di Benjamin esposte nel suo celebre saggio. Egli inciampa in errori assai comuni in quei teorici privi di una conoscenza diretta delle tecniche artistiche.

>>>Mi limito a poche osservazioni. L'opera è sempre stata riproducibile e riprodotta tecnicamente anche su larghissima scala. Le prove più persuasive di tale evidenza le troviamo già nell'arte antica, dalla ritrattistica statuaria fino alle repliche romane di modelli ellenistici. Non va dimenticato che pittura e scultura vanno di per sé intese quali tecniche, non generi artistici; il percorso che dalla tecnica conduce al genere (ed oltre) è un tracciato lungo, articolato. Quindi la "copia" di una scultura ne rappresenta la "riproduzione tecnica" più che una "copia artistica". 
La copia artistica differisce dal modello originale, ne crea un d'apres interpretativo.

D'altro canto, la riproducibilità tecnica precede quella meccanica e tecnologica; il dato manuale - o di relazione tra corpo e strumenti/medium - che corrisponde all'intenzionalità di chi sceglie un soggetto da dipingere, fotografare o riprodurre permane (frazionata in impercettibili, minimi passaggi) financo nelle tecnologie contemporanee più sofisticate, nel clic di un computer o di una macchina fotografica.

Analoghe considerazioni si prospettano allorché prendiamo in esame il concetto di aura. 
Errato addebitarla alla fruizione devozionale/cultuale che essa avrebbe avuto in origine - l'opera d'arte sacra rimane tra le più riprodotte su larga scala. L'opera sacra infatti, tranne quei casi riconducibili ad eventi ritenuti miracolosi od alla devozione popolare, presenta aura (come nelle icone) in quanto fedele e metodica "riproduzione" di una matrice, oppure essendo fruita ed utilizzata quale inerte supporto materiale di una dimensione trascendente. 

Viene così a delinearsi una conclusione opposta a quella di Benjamin: l'aura laica stigma di originalità ideativa trova, attraverso numerosi passaggi, una sua definitiva precisazione nel Rinascimento parallelamente all'emergere del ruolo sociale dell'artista divo pop, artifex "firma", mente ideativa, depositario della paternità creativa del proprio "stile", quello leonardesco, michelangiolesco, giorgionesco, ecc.... 
Il riconoscimento sociale dell'invenzione in quanto evento laico/numinoso della scoperta accompagna la consapevolezza che la corretta lettura formale di tale "evento ideativo" non verbale può avvenire in presenza del suo supporto materiale originario, fattore non eludibile come elemento integrante di un processo percettivo prima, interpretativo e conoscitivo poi, correlato appunto ad una fruizione di linguaggi non verbali. 
L'aura deriva dalla corretta lettura dell'opera nelle sue evidenze formali all'interno del sistema binario dettaglio + insieme. Quando il sistema binario interno viene interrotto (come in talune pratiche installative) il linguaggio verbale torna ad essere egemonico rispetto a quello visivo supplendo la funzione "dettaglio" o quella "insieme"...


"L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità meccanica/tecnologica" ("The Work of Art in the Age of Mechanical Reproduction (or Reproducibility)" suggeriscono le traduzioni inglesi) potrebbe essere una correzione utile al titolo che tuttavia anche in questa formula presenta delle (...)

Thursday, April 3, 2014

Lost Treasures Of Italo Disco – Vol.2!!!!!!!!!!!


Lost Treasures Of Italo Disco – Vol.2!!!!!!!!!!!

Flemming Dalum - Filippo Bachini - Mothball Record


https://www.youtube.com/watch?v=QYa_0AvuN2I

Friday, February 14, 2014

Pietro Longhi: la pittura nella pittura





>>>un tema sottovalutato per comprendere l'opera di Longhi risiede nella miniaturizzazione della realtà percettiva.
Nelle tele di Longhi il lume dello spazio pittorico si accende intorno alla mimica delle figure centrali addensandosi laddove i contrasti chiaroscurali, ordinati per strutture semplificate, minimali, spesso geometrizzate, vengono utilizzati per accentuare la suddivisione in piani.
Le sue scene di vita comune prevedono, incastonati sulla tappezzeria di un interno o immersi nella penombra dello sfondo, densi tasselli che raffigurano cartigli, cartelli, fedeli riproduzioni di opere pittoriche a lui contemporanee o talora stampe di ritratti di famiglia come nel quadro Le sorelle Sagredo.  A confermare una parentela stilistica con Chardin è il gesto pittorico - il ductus - in cui la densità della materia coincide con il dettaglio formale assumendo così un valore più espressivo che descrittivo: questa senz'altro la ragione di una produzione che, benché annoveri alcuni grandi formati, predilige le ridotte dimensioni. Il gesto pittorico scrive e struttura più che descrivere...
(post in via di stesura...)

Tuesday, January 28, 2014

Artribune contro la community #2: "segnalati alle autorità competenti"?


In calce riporto il copy/paste delle "Norme per la community" apparse nel sito. Inutile cercarvi un ringraziamento per chi, tra i lettori, partecipa attivamente al loro progetto editoriale di cui il commentario è parte essenziale (e solo la pagina web Progetto contiene un misero "grazie"). La "libertà" di intervenire ce la fanno pagare paventando "segnalazioni alle autorità"! La censura evidentemente non basta, sembra quasi vogliano intimorirci (proprio loro che da anni criticano tutto e tutti con articoli spesso grotteschi per l'eccessivo catastrofismo). Scrivo in altri siti dove la community viene valorizzata con citazioni dei commenti più interessanti e link sulla homepage, mentre ad Artribune mi son visto cancellare innocui post in gergo dialettale, a dei paradossi scherzosi ho ricevuto risposte dai toni inquisitoriali. Se si decide di occuparsi di artisti bisognerebbe essere capaci di una certa tolleranza; assurdo pretendere da essi un linguaggio da burocrati in carriera. 
Ma la loro durezza verso i lettori riflette un più generale clima del sistema dell'arte italiano dove ormai sono troppi i problemi tabuizzati di cui "bisogna tacere". Insomma, sembra che Artribune abbia già deciso cosa farà da grande: la grancassa al servizio del contemporaneo di stato, delle ricche fondazioni, delle "autorità competenti", del finto no-profit e dell'idea di arte contemporanea ad essi funzionale; qualche scaramuccia e il commentario servono da preliminari per rendere ancor più amorevole e totalizzante l'abbraccio finale con il Potere Unico Indiscutibile il cui fine primo è far fuori l'autentica alterità: gli artisti non cortigiani, il libero pensiero.



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Le linee guida per il commentario di Artribune.com
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Monday, January 27, 2014

L'assessore Vettese e le manipolatorie argomentazioni a L'OPERA PARLA - Punta della Dogana



L'opera tace.
Ero presente alla conferenza "I sistemi dell'arte" del ciclo "L'Opera Parla", tenuta a Punta della Dogana (sede collezione Pinault) dall'assessore alla Cultura del Comune di Venezia, A. Vettese: un ennesimo show manipolatorio che ha restituito all'auditorio una versione datatissima del tema "Sistemi dell'arte" chiaramente al fine di non intaccare lo status quo che le attribuisce prestigio e autorevolezza.

Lo schematismo puerile dell'artista baby, dog (cioè l'escluso dal sistema), cow (quello da sfruttare economicamente) e star (nemmeno i ruoli di una stellina tv potrebbero essere spiegati così rozzamente) la comunità composta dall'artista e dai suoi pari che riconoscerebbero ancora il valore del talento (come nelle belle fiabe), i sistemi "maggiore" e "minore" sono un teatrino oggi inesistente.

Nuovi attori l'hanno stravolto: il finto no-profit, le fondazioni private, l'ingerenza sempre più pressante del controllo politico, le lobby sfrenate, gli archivi/database e i loro burocrati travestiti da curatori, il rinato zdanovismo in salsa radical chic, i faraonici "musei" del presente con intricate gerarchie interne a schema piramidale (Rivoli, Maxxi ecc...), la conseguente gerarchizzazione di ogni passaggio di valore condiviso, l'assenza di processi decisionali partecipati, il curator-porn, le spinte esterne di globalizzazione - colonialismo culturale - omologazione, il web. Tutto è cambiato. E' vietato dirlo? Perché quando si parla di arte bisogna mentire sempre?
Il controllo dall'alto sulla selezione dei talenti si avvale di meccanismi ormai oliati come gli "archivi", dispositivi che riducono l'autonomia intellettuale degli artisti a zero sostituendosi al vero underground e alle forme autentiche di controcultura che nello schemino di Vettese sembrano assenti.
L'arte per lei è una corsia unica verso fama, soldi, successo e potere: l'unica strategia possibile sembra quella di conformarsi nel miglior (o peggior) modo possibile. Le conferenze di Vettese non insegnano i fatti ma come essi vanno strumentalizzati e manipolati.

E perché, oltre alle conferenze sui "radicali Anni Settanta" (trattasi di secondo Novecento, 40 anni fa), a Punta Dogana - Opera Parla non invitano l'underground di oggi (quello vero e non quello di stato) i blogger ecc...? Perché nell'arte contemporanea quando si tratta di discutere di qualsivoglia argomento le scelte sono sempre iperconservatrici?

Ricordo qui che l'assessore Vettese fa parte del "comitato scientifico" di Punta Dogana, in pratica si è autoivitata. Il consueto delirio di autoreferenzialità. Vi compare anche il contestatissimo Giandomenico Romanelli, trentennale ex direttore dei Musei Civici, e Marino Folin! Sempre gli stessi!

Voglio smentire le false e diffamatorie (con corredo di minacce "avrei potuto denunciarla") dichiarazioni dirette alla mia persona fatte dall'assessore durante il dibattito finale, dipingendomi come una specie di stalker. In dodici anni è solo la seconda volta che intervengo al dibattito di una sua conferenza. Qualcuno, in questa città, le ha impedito di fare carriera o l'ha ostacolata in alcun modo? Nessuno, che io sappia. I miei blog non costano nulla alla collettività e trattano gli argomenti più disparati, dall'architettura alla letteratura; se sono molto letti non dipende da me o da un ufficio stampa. Siti d'arte che parlan di lei ce ne sono a centinaia, evidentemente i miei sono più letti di altri perché offrono una controinformazione che altrove manca. L'assessore la finisca di approfittare della sua posizione per diffondere notizie completamente inventate su di me in quanto artista e sul mio lavoro, di attuare in ogni confronto la tattica della delegittimazione dell'interlocutore, del boicottaggio di chi fa controinformazione sulla sua lobby, cosa che è già accaduta (per questo cerco di difendermi qui) a cominciare da attacchi personali che mi hanno causato un gravissimo danno professionale. Se una artista cerca uno scambio dialettico culturale viene immediatamente fatto bersaglio di una macchina di fango spropositata, fatta di insulti, minacce, derisioni e quant'altro, in un clima intimidatorio completamente fuori misura.

Attenzione: la conferenza di Vettese in quest'occasione ha toccato punte da avanspettacolo quando, in risposta a chi le ha rinfacciato la sua rete di potere da conflitto d'interessi, ha affermato di "non contare nulla" perché (sintetizzo la risposta) chi conta davvero sono critici come Gioni chiamati a collaborazioni internazionali, non lei.
Sarebbe come se io, che sono un artista, sostenessi di non contar nulla perché non sono stato chiamato dal Metropolitan di New York. 


Il "comitato scientifico" di Punta della Dogana: Carlos Basualdo - Giuseppe Barbieri - Achille Bonito Oliva - Marino Folin - Giandomenico Romanelli - Angela Vettese