Thursday, June 18, 2020

Tommaso Labranca, Claudio Giunta e la mostra MTV ANATOMY


Edito da Il Mulino, un omaggio a Tommaso Labranca: Le alternative non esistono, libro di Claudio Giunta.
Mi piace ricordare che, nel 2004, Labranca volle con entusiasmo partecipare alla mostra MTV - ANATOMY con un testo. Lo potete trovare ancora interamente nel comunicato stampa...

https://www.exibart.com/evento-arte/mtv-anatomy/



Sunday, June 14, 2020

Angela Vettese bocciata, un atto corretto. Malgrado Nicolas Ballario, Pierluigi Panza e gli altri...


>>>caricatura by DSK

La nomina a professore ordinario di Angela Vettese è stata bocciata per la terza volta con motivazioni correttamente argomentate, in quanto non meritevole perché non presenta articoli di fascia A nell'Arte, superficialità e tendenza divulgativa, mancata maturità metodologica. 
Non possiede elevata maturità artistica e appare troppo sbilanciata sul piano delle curatele di mostre e personali di artisti e sulla divulgazione scientifica. 

Il giudizio, ancorché negativo, risulta oltremodo benevolo, tralascia gli aspetti più sconcertanti della figura in questione: la dichiarata strumentalizzazione ideologica dei fenomeni, il conflitto d'interessi conseguente al suo ruolo nel database "Italian Area" (lista di artisti che per anni sono stati "promossi" nelle istituzioni d'arte italiane), gli articoli e saggi in cui lo scrittore Gore Vidal viene etichettato regista, Alberto Arbasino un provinciale ridanciano, i bizzarri spostamenti terminologici e la prospettiva antistorica sono una costante, gli "alzi la mano chi non si è annoiato nei musei di arte antica" si sprecano, il superficiale sensazionalismo giornalistico e la ricerca dell'iperbole vengono utilizzati in funzione dimostrativa come per il performer che defeca in pubblico, presentato quale contributo artistico metafora della sottomissione alle culture dominanti.

Va detto che Tranqui2 è stato tra i primi a segnalare le tante incongruenze di testi dalle tesi irricevibili anche in un'ottica di semplice giornalismo d'arte divulgativo, quando una schiera di penne compiacenti le attribuiva grandi meriti, circondata da un'aura quasi sacrale da grande intellettuale, al contempo bollando me quale artista inutilmente polemico, se non peggio. Finalmente è arrivata una conferma autorevole alle mie osservazioni, checché ne pensi Riccardo Caldura.

Sono invece piuttosto scettico sulla durata di questo vero e proprio atto di giustizia, c'è da chiedersi se le coraggiose e meritevoli commissioni sapranno resistere a un blocco che allinea nella stessa posizione la stampa specializzata, i "colleghi" dell'università, i "no profit" in carriera, i marchi della moda, l'informazione accomunata dalla medesima appartenenza.
Già ora sentiamo alzarsi di tono lo strillare di coloro per i quali, evidentemente, alcuni sottili snodi teorici propri della disciplina in questione siano risolvibili in piazza con gli appelli (si parla di una denuncia al Ministro dell'Università Gaetano Manfredi). Li vediamo additare come sistema obsoleto e insostenibile la scrupolosità accademica che premia il rigore.

L'effetto-piazza? "Meglio mandare i figli all'estero", "La star delle curatrici bocciata", "Una gaffe imbarazzante"... slogan di fantasia poco inerenti al nucleo della questione: le evidenti assurdità presenti nei testi critici dell'autrice. Pur di spingere un nome tra i tanti, si vuole disinnescare quel filtro che preserva la ricerca e lo studio dalle spinte di un'attualità contaminata da manipolazioni selvagge, inquinando anche la sfera accademica con il veleno delle strumentalizzazioni, le volgari approssimazioni sia teoriche che terminologiche, le strategie studiate a tavolino dalle lobby.

I tre no appaiono un implicito invito a non confondere piani molto distanti, averne data eco nella piazza delle news non fa altro che aggravarne la portata.
Una conferma involontaria ce la suggerisce Nicolas Ballario - "Una gaffe imbarazzante" - Il Giornale dell'Arte.
Dire presidente o curatore di questo o quello, dire Parkett, Giornale dell'Arte, Domus, Sole 24 Ore, sigle sinonimi di prestigio e autorevolezza, non significa affermare certezze assodate. Esistono passaggi successivi di verifica, passaggi che possono riservare alcune sorprese.

Nell'intervista di Pierluigi Panza - Corriere della Sera, Vettese ammonisce "Ci proverò nel biennio 2020-2022". In quell'occasione la piazza sarà nuovamente mobilitata?
Spero davvero che le commissioni non si faranno intimidire da tale cancan e la strategia, letale e senza appello quando rivolta contro noi artisti, trovi un argine contenitivo. 

La sovraesposizione mediatica

Del resto, la vicenda va inserita in un quadro più ampio, conseguente all'espandersi negli ultimi decenni del circuito del contemporaneo in una rete di incarichi, poltrone e occasioni di carriera prima, e nella divulgazione in ambito mainstream poi. 
I presidenti, i direttori, i curatori, i giornalisti hanno trovato sovraesposizione mediatica in un corridoio preferenziale che dai loro ruoli, già amplificati dalla stampa specializzata, arriva direttamente all'informazione generalista e alle news, ai canali tematici televisivi ecc...
Non si contano le interviste a scadenza settimanale, i servizi fotografici dei vernissage mondani, i panegirici adulatori, i risibili gossip sui girotondi d'incarichi.
Per ognuno di loro, dopo anni di sovraesposizione mediatica nelle news, scatta una sorta di promozione sul campo per cui, d'improvviso, sentiamo parlare di "celebre critico", "autore della resurrezione del museo", "la star", la curatrice "famosa in tutto il mondo", il "direttore dell'anno", meriti dei quali risulta difficilissimo trovare riscontri oggettivi al di fuori della cerchia del giornalismo che ragiona con il "noi".
Quando, per qualche elemento di pluralismo esterno a quei circuiti, la cortina fumogena si dirada, appare una realtà assai diversa, alquanto chiusa e autoreferenziale.
Non sono quindi le idee innovative a fare notizia, non è il pluralismo di voci molteplici che concorre ad attribuire valore; conta di più la sovraesposizione mediatica con le sue regole che sono e restano giornalistiche.
Be', per essere precisi, quando Ballario scrive "Le pagine che ospitano questa lettera non sono solite usare questo tono, ma questa ingiusta decisione suona come un no, sonoro e oltraggioso, a tutta l’arte contemporanea, è un’umiliazione di un intero settore e non solo la mortificazione della professoressa Vettese", "castigata perché riesce a vendere i suoi libri meglio di quasi tutti i suoi colleghi", ci troviamo esattamente sotto l'ospitale portone che dal corridoio preferenziale immette alla piazza grande delle news. Non è certo il luogo dove fare distinguo e attardarsi in inutili sofismi; Vettese è una della piazza delle news, quindi deve essere promossa (secondo Ballario, Panza e gli altri). Su un punto bisogna convenire con Ballario. La bocciatura potrebbe essere interpretata anche come indirizzata a quel milieu che, con l'ennesima auto-premiazione sul campo, si definisce arte contemporanea italiana. Attenti, sembra dire la commissione, l'arte italiana va cercata altrove. 

Adriana Polveroni scrive "Angela Vettese la conosciamo e l'apprezziamo tutti". Appunto. Possibile che quei tutti non si siano accorti di tante e tante approssimazioni? Con un'acrobatica giravolta, fa un parallelismo tra la bocciatura e "indifferenza verso l’arte e, direi, più o meno tutta la cultura" in Italia: trucchi di chi utilizza a proprio favore i problemi reali di un intero Paese, uno di quei classici articoli in cui contano solo gli argomenti omessi, gretto e ottuso nel classificare un contributo esterno alla "corsia preferenziale giornalistica" quale dato di malcostume.

E, sempre Vettese, sulle commissioni esaminatrici: "E' un mondo che crede di essere più importante di quello che è, ora conta poco", quasi che "contare" fosse sinonimo di apparire. Si vorrebbe che quel corridoio che intercorre tra certo giornalismo d'arte e la sovraesposizione mediatica esaurisse in sé tutte le posizioni, esautorando sapere accademico, comunità degli artisti, mercato e gallerie, controculture, subculture, underground, ricerca teorica.

Quindi, ben oltre il "caso bocciatura", possiamo osservare come si vorrebbe attribuire legittimità accademica ad un linguaggio giornalistico di categorie stereotipate, unicamente in virtù della visibilità mediatica che detiene, linguaggio che è divenuto tale per comodità d'uso e di divulgazione in alcuni circuiti, tuttavia privo di una solida giustificazione teorica. L'atteggiamento sprezzante-denigratorio riservato a soggetti indipendenti costituisce parte fondante della loro faziosità nel pensarsi e pensare.
>>>testo e correzioni in via di stesura


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È

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>>>Angela Vettese, Nicolas Ballario, Pierluigi Panza, caricatura DSK


Caricature of Nicolas Ballario

Sunday, May 17, 2020

>>>the circus al Castello di Rivoli



Gli artisti han salvato il mondo.
Intendo i 5 che piacciono a me.
Tutti gli altri schifo.

 

D: Scusi Carolyn Christov Bakargiev, ma Viliani non è quello con il virus della strumentalizzazione degli artisti?
 R: A Rivoli siamo già più infetti di una RSA!
 

Al mercato di Rialto.
D: Bakargiev, cossa xe sto pesse morto?
R: Dagli occhi sembrerebbe un Leonardo da Vinci.

>>>vignette satiriche testo + disegni by DSK

Saturday, April 4, 2020

Arte visiva: codice binario dettaglio/insieme

>>>post in progress >>>testo e correzioni in via di stesura

>>> alcune riflessioni sul codice binario dettaglio/insieme nelle arti visive.

Punti da sviluppare:

1- http://tranqui2.blogspot.com/2015/04/walter-benjamino-loppera-datte.html

2- Arte, nome "collettivo"

3- 1 e 101

4- pattern, percorso, mappa (dentro e fuori la mappa)

>>> i "punto, a capo" della quarantena (ad uso e consumo personale)


Nel matrimonio tra un assassino e un crudele, chi dei due per primo ucciderà l'altro?
Il crudele.

La via più rapida per sconfiggere il nemico?  Non considerarlo tale.

Il vero "segreto" è quello che, svelato e risolto, ne fa intravedere degli altri.

L'atto d'eroismo è determinato (oltre che dal coraggio) da una psicologia che non teme il ridicolo.

Quando tutto diviene costoso è segno che il senso di gratuità ha perso di valore. 

Statisticamente, anche l’incontro tra due estranei risulta un evento eccezionale.

Si sa che gentilezza e cortesia sono spesso le armi dei traditori. Quante volte fu il più burbero a "salvarci"?

Sei tu che entri o esci da una porta a farne l'entrata o l'uscita.

Anche Cristo ha la sua foto ricordo. 

Quando la bellezza fisica si accompagna alla grande intelligenza, ne risulta un Amleto ambulante.

Prendiamo alcune frasi dal frigo, altre dalla scarpiera, alcune dalla cassaforte, altre da noi stessi.

Il male è uguale per tutti?

Esiste una pena per il male compiuto, non può esistere una pena per il male metafisico.

La felicità non entra in casa dalla porta principale, ma da quella di servizio.

Non sempre “scoprendo” si vede meglio. Talvolta si vede meglio a cose coperte.

Incrociare la folla: incontro a quattrocchi.

Per salvarsi dalle selezioni dei campi di sterminio, i prigionieri internati fingevano quanto più possibile un aspetto salutare.

In momenti di eccezionale gravità, trucchi, maschere, finzioni, gag, possono rivelarsi salvifiche.

Truccarsi per non morire.

Avere degli scheletri nell'armadio dimostra indubitabilmente che, almeno, un armadio c'è.

Vi sono culture che espandono, altre che sintetizzano.

Tante e tante persone restano per noi solo un curioso fenomeno di ombre cinesi. Sono quelle a cui più facilmente applichiamo delle etichette.

L'altra "persona" non è un Daniele con delle varianti. L'altro è altra cosa.

Tutti diversi, con diritti uguali per tutti.

Anche la verità in persona, a volte, deve raccontare qualche menzogna.

Quante matriosche ci sono? Per cominciare, una semplicità contiene una complessità che contiene un'altra semplicità...

La vera forza? Il saper controllare la forza.

Milano. Sfilate collezioni Autunno-Inverno arte contemporanea. D.S.K. non c'è

Nella corrente d'acqua, per arrivare ad un punto, non remi seguendo una linea retta.

I performer degli Anni Settanta scrivevano "Rivoluzione!". Quelli di adesso "Signor Presidente"

Anche il cane, anche il gatto possono essere i nostri salvatori.

Farmazia. Zia consiglia in famiglia.

L'alterità va considerata individualmente: ognuno ha la propria.

Si scrive Settanta non Tettanta

Ad un certo punto ho capito che non sono uno smemorato o un distratto: ho una percezione del tempo differente da quella comune.

Quanti più dati numerici ricevo su di una persona (età  ecc...),  maggiormente fatico a farmi un'idea di essa.

Non di rado, rallentando l'arrivo, vai più  lontano.

Quel momento in cui il gioielliere preleva le gemme dalla cassaforte per esporle in vetrina.

Per quanto ne sappiamo, Cristo fu performer e fotografo, non pittore (sulla sabbia) e scrittore.

Sì, concordo: saper ascoltare rappresenta una posizione attiva, un "fare".

Sono le maschere ad aver reso immortale Goldoni, non la sua riforma.
Meglio: Sono le maschere ad aver reso immortale le riforma di Goldoni.

Troppi Caravaggi, troppi Leonardi, troppi Raffaelli, troppi! O troppo pochi?

Sono sempre d'accordo con chi mi critica, per qualche ragione hanno sempre ragione.

Non chiedetemi di fare l'avvocato di D.S.K., per favore.

Cornici d'acciaio imbullonate per non far esplodere la bellezza.

E quella cornice abbandonata sulla spiaggia? Il dipinto é affogato nel mare dell'arte.

Quacchio. Un quadro del cacchio

Non il male compiuto, non il male metafisico: unicamente il male minore conta davvero.

All'atto pratico, l'ateo, più che un "senza  Dio", è persona alla quale non vengono settimanalmente riepilogate le virtù cardinali e teologali.

Cornici: delimitano le isole dell'arcipelago pittura.

Cornici: vestono i nudi dipinti.

Non ha nulla da nascondere. Infatti non ha nulla da mostrare.

Si sa che il sublime, rivisto a mente fredda, può apparire ridicolo. Cionondimeno, il ridicolo non sarà sublime.

La bellezza dei giovani? L'unica difesa che hanno.

La Sindone di Torino? Un selfie fatto da Dio.

I punto a capo:
1 ri-re-ri-re-riflexioni,
2 sacrosante ovvietà (da non dimenticare)
3 pellaccia pelliccia sintetica
4 souvenir de famille
>>>post in progress

Monday, March 16, 2020

Renato Barilli sulle lobby dell'arte in Italia


Interessantissimo intervento di Renato Barilli sulle lobby dell'arte in Italia.
Come antidoto alla loro influenza, il noto critico ci suggerisce di "immunizzarci", sottintendendo quindi un'analogia lobby - virus, e in effetti il contagio informativo (o meglio dis-informativo) e la replicazione parassitaria sono i meccanismi con cui esse si estendono e proliferano attraverso le istituzioni d'arte pubbliche.

https://www.informazionesenzafiltro.it/litalia-dellarte-litalia-delle-lobby/


Friday, February 14, 2020

Thursday, February 13, 2020

Osservatorio Difesa Artisti

Tranqui2 è blog di riflessione e documentazione dell'Osservatorio Difesa Artisti

Saturday, February 1, 2020

Saturday, October 19, 2019

Comedy cur-actor iconology: the Audrey Irmas Award and Carolyn Christov Bakargiev

>>>è un post in progress, testo in via di stesura







UEFA Cup




>>>comedy cur-actor iconology: Carolyn Christov-Bakargiev and the Audrey Irmas Award for Curatorial Excellence - Bard College.

Attenzione, post in progress: testo e correzioni in via di stesura...

>>>il processo di creazione di opere d'arte simulate (che ho definito "simulacra-azione") aggrega composti estremamente compressi in un'unica cornice: materiali ibridi di molteplice provenienza tratti da ambiti che potremmo ritenere inconciliabili. Riferimenti highbrow e citazioni colte dalla storia dell'arte vengono sovrapposte, fatte collidere con matrici formali proprie del mainstream, fino ad accenti trash e kitsch dei quali non è difficile rintracciare l'originale derivazione.

Si può osservare come la semplice documentazione di "Audrey Irmas Award for Curatorial Excellence - Bard College" assuma tinte parodistiche nella costante preoccupazione dimostrativa che predispone un racconto visivo adatto ad accreditarsi come autorevole, alludendo a un implicito assenso proveniente dall'ambiente accademico, per ottenere nel giornalismo d'arte della stampa specializzata una diffusione dell'evento Nobel della curatela, arricchito di uno scintillio glamour in quanto hollywoodianamente Oscar della curatela, e persino il termine "excellence" mutuato da una accezione riferibile alla divulgazione delle "eccellenze ricerca scientifica" appare, nella sua pretesa assertiva fuori contesto, indiretta conseguenza di altre "eccellenze", reverenziale titolo onorifico delle poltrone delle istituzioni pubbliche d'arte ordinate a schema piramidale o, più prosaicamente, le "eccellenze" da acquolina in bocca degli itinerari slow food, prodotti tipici ecc...

In quanto (soprattutto se artisti) spettatori ectoplasmatici di un'agguerrita macchina di consenso, siamo catapultati, attraverso una seduttiva malia visiva che ripristina in noi gli schemi mentali più retrivi dell'ovvio e del banale (e privi di quella mediazione ironica consapevole e dichiarata postulata dal postmodernismo) nel loro tunnel Troll2: dopo il trono, il castello, il cagnolino e  l'Ecce Yeti non poteva mancare il Gran Premio, la Coppa delle Coppe.

Per l'occasione C.C.B. risfodera quel sorriso a 365 denti, il sorriso assoluto (vedi il press-kit di Documenta - ma già ci erano stati mitragliati dal Vernissage-Giornale dell'Arte) chiara sintomatologia di un'euforia allucinata nella sua aggressività persuasiva, molto più advertising pasta dentifricia che arte di propaganda; oltre a esso vediamo in scena ancora i gesti di un lessico visivo da tela secentesca, una mano poggiata sul petto mentre l'altra sorregge l'attributo iconografico che la qualifica.

L'estirpazione dei malintesi che proliferano nelle stanze dell'arte di stato appare una sfida contro l'Idra del successo che crea successo auto-generando consenso: il premio award della nomenclatura viene a sua volta promosso dal Castello di Rivoli la cui mission sembra sia far pubblicità a C.C.B.
E non si capisce perché sia scritto in terza persona considerando che, in concreto, Rivoli è utilizzato come fosse il suo Instagram:
https://www.castellodirivoli.org/carolyn-christov-bakargiev-to-receive-the-2019-audrey-irmas-award-for-curatorial-excellence/

"Not art", categorie generali

Il ping pong tra attori prevede continui rilanci di prolissità vedi l'articolo + intervista di Artnet firmato Naomi Rea: "Super-Curator", "presides over her kingdom", "topped ArtReview's annual Power list". 
Qui ritroviamo la classica gragnuola di risposte che se lette con lenti non appannate risultano senza attenuanti, argomenti ricorrenti nei filosofi mancati che inquinano l'arte italiana da decenni con le lacune intellettuali che li hanno resi tali: la preoccupazione dimostrativa, l'aver sostituito il metodo critico con una cattiva letteratura addolcita da pillole di Pensieri Perugina rubati ad altre discipline, la prospettiva storica rovesciata (e una mooooooooooooolto personale opinione sugli art historians), soprattutto quel pernicioso nucleo di pensiero unico maschile determinate nel negare una possibile negoziazione con approcci e visioni diverse. "L'arte è filosofia empirica", afferma Bakargiev, e i "critici, curatori, collezionisti, riviste" addirittura "storici dell'arte" che non capiscono questo sono i corifei della non-arte: "amount of stuff (...) is not art". 

Argomenti da sempre alibi capziosi per un arbitrio assoluto nella gestione delle istituzioni pubbliche, possiamo immaginarci con quale pluralismo viste le premesse.
In un'opera che, Leonardo o non Leonardo, resta pur sempre, al minimo sindacale, testo visivo di  una eccezionale sostenutezza formale, genesi della nostra stessa nozione attuale di arte, documento di un capolavoro perduto, Bakargiev non vede altro che due occhi da "pesce morto - dead fish". Grande acume critico.
Da assiduo frequentatore del pensiero femminile, dal mio mito letterario Virginia Woolf in poi, mi dispiace dire che fatico a ritrovarne qui elementi davvero pregnanti al di là delle dichiarazioni di facciata atte a imbellettare un esasperato individualismo fallocentrico.  
"Amount of stuff - is not art", afferma Bakargiev: metodo per sottrazioni ed esclusioni (tuttavia sempre assertivo nel linguaggio) che prevede l'omissione di "amount of stuff", l'ignorare posizioni di alterità rispetto ai propri paradigmi, e al tempo stesso sistematizza argomenti che ne neghino l'esistenza. 
Quell'enorme "amount of stuff - not art" che sembrerebbe ignorato, resta tuttavia centrale nella sua elaborazione teorica, infatti sarebbe incorretto affermare che venga ritenuto da C.C.B. poco rilevante o poco significativo; poiché viene rubricato nella categoria della "non-arte", ne costituisce un termine generale di riferimento fondamentale in un quadro di rigidità classificatoria per categorie generali. 
Perché il nucleo motore che informa una così spiccata vocazione al paradigma negativo (la not art) possa sopravvivere, è necessaria una continua presa di distanza dai fenomeni osservati; l'intervista di Artnet affastella dubbi demolitivi su "artificial intelligence","critics, curators", "art historians, collectors, magazines", "scientific and technological revolution",  "the art market", "the pseudo-Leonardo" etc etc... E' critica d'arte o teologia medievale? Un derivato critico della "cancel culture"?


Hate sociale + lo scacco teorico

In definitiva, viene pagata dalle istituzioni italiane per diffondere nuovi pregiudizi e hate sociale verso gli artisti, dato che la produzione da lei non stimata ed esposta  - l'amount of stuff corrisponde al  99,99% - dovrebbe essere considerata "non arte": implicitamente sta tacciando d'impostura e di frode ciò che esula dai suoi schemi teorici, l'arte visiva non a target museale, scarsamente funzionale alla sua posizione di potere, inclusa quella che, in una prospettiva controculturale, di subculture, underground, ha un ruolo sociale imprescindibile. Prassi, questa, che continua da decenni. Gli artisti che operano nel territorio sanno bene quale veleno di pregiudizi e disprezzo tali funzionari dell'arte di stato siano riusciti a instillare nel pubblico, utilizzando la cabina di regia delle istituzioni.
Se un'istituzione pubblica d'arte contemporanea rinuncia pregiudizialmente all'inclusione di nuovi modelli teorici non può veramente definirsi tale; contemporaneità non è divulgazione midcult di pratiche e stili riconoscibili perché assimilabili a ricerche artistiche già ampiamente acquisite.

Se dovessimo registrare graficamente le connessioni interne del suo apparato teorico ne risulterebbe un continuo rimbalzo tra paradigma negativo e linguaggio assertivo, formulazioni di per sé irrisolte che tuttavia le consentono di far approdare l'attenzione dello spettatore (che ne abbia accettato i presupposti) in uno spazio di epifanie visive aderenti alla sua visionarietà.

Meno visionaria Vettese, ma scaltra e condizionata da una fortissima attitudine manipolatoria, adotta strumenti teorici direi mimetici. Il paradigma negativo permane ma viene occultato spezzandolo in una miriade di spostamenti terminologici, come ho cercato d'indicare nel commento a "Arte contemporanea" edito da Il Mulino. Prevedendo che enunciare not-art equivale a predisporsi a subire uno scacco teorico, non tocca pezzi pesanti, muove i pedoni.

La "Super-Curator" sfodera, a corredo dell'intervista, l'ennesimo sorriso a 365 denti, quindi s'avventura sul territorio dell'etica per riflessioni di elevato contenuto morale. 
Tuttavia omette di spiegarci quale ruolo avrà nel CRRI l'Andrea Viliani, sostenitore della strumentalizzazione politica dell'arte per sua stessa ammissione, uno che da Rivoli "viene e va".
 Another question. Rivoli è ancora "promotore" del database Italian Area? Sembrerebbe di sì verificando i nomi italiani invitati negli ultimi anni  e i componenti del comitato  artistico consultivo.

La pubblicità del premio nel sito del Castello di Rivoli, quasi webpage della direttrice (e con l'avallo di Regione Piemonte e Città di Torino); sfrontatezza nel farsi i fatti propri sulla pelle di una categoria di lavoratori completamente priva di diritti.


A seguire il comunicato-stampa in italiano, anch'esso con foto.
https://www.castellodirivoli.org/wp-content/uploads/2018/10/Carolyn-Christov-Bakargiev_CCS-Bard-Award-for-Curatorial-Excellence_ITA.pdf

Inoltre, sull'incarico di Viliani a Rivoli, ecco cosa dichiara Bakargiev, come riportato dalla stampa:
"Andrea Viliani è tra le figure più competenti, precise e creative del nostro panorama culturale italiano. 
Stimato   internazionalmente,   il   suo   rientro   a   Torino   dopo   molti   anni   segna   un importante momento di sviluppo per il nostro Museo”.

Chi siano i nomi "internazionali" che condividono la sua visione strumentalizzata dell'arte non ce lo dice, in quanto "internazionale" vuol dire tutto e niente.
Nessuna presa di distanza dalle teorie del Viliani.
Io credo che si dovrà prima o poi arrivare a un chiarimento. Un'istituzione pubblica non può sostenere figure che propugnano programmaticamente la strumentalizzazione politica dell'arte.

Su ARTFORUM, sezione NEWS, articolo non firmato datato December 09, 2019 at 1:04pm...

"Andrea Viliani is among the most competent, precise, and creative figures in our Italian cultural panorama,” said Castello di Rivoli director Carolyn Christov-Bakargiev. “Esteemed internationally, his return to Turin after many years marks an important moment of development for our museum.” 

Il sorriso a 365 denti?
Sì, certo, tableau vivant citazionista (come per il press-kit di Documenta) sorriso + ad + premio + Award + 1600, funzionale a diminuire le distanze tra contemporaneo di stato e cultura mainstream; nel tentativo di avvicinare posizioni così lontane diventa difficile mantenere il sorvegliato controllo insito nelle loro narrazioni sull'arte, che, spossessate della loro centralità, tornano a essere permeabili dal contesto che le ridefinisce; interferenze "orizzontali" vanno a interrompere quella linea unica di sapere "verticale" alto/basso che rappresenta il primo e più grande limite del loro modello di contemporaneità.

Punti da sviluppare:
 1 sorriso assoluto - arte propaganda - adv
2 sublime e mainstream
3 controllo sociale artista - persuasione/dimostrazione
4 l'opera premio - la coppa - award - premiazione 
5 gerarchia dei ruoli e gerarchia delle idee
6 narrazione finzionale e manipolazione idee
7 alte pressioni di pensiero: formazione minerali
8 annullamento adulatorio: "super-curator", "presides over her kingdom", "topped ArtReview's annual Power list".

9 Il Castello di Rivoli "promuove" ancora il database Italian Area?
 

Wednesday, April 24, 2019

Museo Madre - area parcheggio area pandeggio


>>>Andrea Viliani >>>Museo Madre  >>>area parcheggio - area pandeggio


Viliani: "condivido che l'arte dovrebbe essere più implicata dalla politica e più strumentalizzata dalla politica, effettivamente, perché vorrebbe dire che la politica riconosce all'arte quel ruolo simbolico straordinario che ha sempre avuto".

Informa il dizionario: "Strumentalizzare: servirsi di una persona o di una cosa o anche di un fatto o di un evento solamente come mezzo per perseguire un proprio fine non dichiarato ed estraneo alla natura propria di ciò di cui ci si serve"

Dichiarazioni sconcertanti condite da gesti-caricatura in coppia con i nomi che contano; dichiarazioni per le quali Viliani sembra non sia tenuto a darci un chiarimento...


Il mio commento ad un articolo de Il Mattino di Napoli :
>>>l'articolo non evidenzia le criticità. Non si capisce che perdita possa essere per Napoli un direttore per il quale l'arte deve essere "strumentalizzata" dalla politica. Da un intervento di Viliani: "condivido che l'arte dovrebbe essere più implicata dalla politica e più strumentalizzata dalla politica, effettivamente, perché vorrebbe dire che la politica riconosce all'arte quel ruolo simbolico straordinario che ha sempre avuto". E' vero che in quell'inferno di lobbismo che sono le istituzioni italiane d'arte non ci si stupisce più di nulla, ma suggerisco più cautela nel magnifiacare meriti che andrebbero valutati con meno faciloneria. Già lo sappiamo: istituzioni pubbliche d'arte utilizzate per strategie reazionarie. Incubatori delle peggiori derive arte/ideologia del Novecento. Chi tutela, al Museo Madre, i diritti, il punto di vista, la dignità professionale e morale di chi l'arte la fa davvero: gli artisti? Gli artisti vengono selezionati dal dal Museo Madre non per la qualità intrinseca delle opere ma per la presenza in esse di elementi passibili di una calcolata strumentalizzazione? Teniamo conto che Andrea Viliani ha collaborato con la Bakargiev, figura appartenente al circolo di critici d'arte contemporanea passati per le pagine del Sole 24 Ore, circolo assai coeso ed organizzato da fitti rapporti, il cui scopo è cristallizzare l'arte italiana ad una eterna ripetizione dell'Arte Povera e suoi derivati (ed alle sperimentazioni del secondo Novecento) con punte di neo-zdanovismo molto aggressivo come la signora V. Le lodi che Viliani attribuisce alla V. e al suo sfacciato neo-zdanovismo vanno lette come un omaggio reverenziale diretto al gruppo di potere (economico) che ha dietro, quello che ha cercato di attuare il disgustoso progetto di far coincidere la loro lobby con l'arte italiana e alla sua influenza che non ci risparmia nemmeno una scuderia di mariti e protegé men che mediocri.





Sunday, February 18, 2018

"HOME"

“HOME”
>>>undoubtedly the computer has changed design practice and has become increasingly important but it is interesting to observe an inverse process, the influence of the metaphorical use of architecture in the language of the web. The “HOME” icon presents a metaphorical variation of the notion of a building just as some postmodern architecture.
http://archinect.com/kosscarpakos/project/home

Tuesday, January 9, 2018

>>>furto a Palazzo Ducale

>>>ostregheta
i ga ciavà
i gioiei
del Marajà

Thursday, December 21, 2017

LUCA VISMARA ANCH'IO (con o senza Rudy Zerbi?)


Rudy Zerbi + Luca Vismara
Luca Vismara anch'io. Sì, perché che sia AMICI 2017 - 2018, BIENNALE D'ARTE, Premio dei Premi o Talent dei Talent, la questione non cambia poi tanto quando c'è di mezzo il rispetto per noi artisti.
Il cantante, durante la trasmissione televisiva AMICI 2017, ha evidenziato i numerosi errori di valutazione commessi da Rudy Zerbi nel giudicare altri partecipanti al talent. Quando dalla posizione di insegnante-critico si colpisce con una stroncatura  un artista-allievo che per arrivare dov'è ha già superato casting e audizioni non si può di certo aspettarsi sempre in risposta il piagnucolamento sottomesso di "una lacrima sul viso". Il mondo musicale di Luca evidentemente prende a modello certe operazioni discografiche revival del Nord Europa che citano l'Italo Disco '80 (di Italo Disco il blog Tranqui2 ne sa qualcosa...). Zerbi non le conosce o non le apprezza, ma ritengo giusto che dia più tempo all'allievo.
Sarà interessante, in ogni caso, verificare se Luca riuscirà a trasformare il suo mondo musicale verso quel qualcosa d'altro che il contesto gli richiede, e come.
Ma c'è chi usa il suo ruolo per giocare al gatto col topo con gli artisti come accaduto anche al sottoscritto con quella "critica d'arte" Angela Vettese che non perde occasione di disprezzare gli artisti italiani a cui deve tutto e di attaccarmi (perfino nel forum di una istituzione pubblica) perché ho espresso pubblicamente e liberamente delle opinioni.
Alè! Ogni tanto qualcuno sa rispondere a tono e questo non può fare che piacere... chapeau!


Italo Disco Luca

Friday, December 15, 2017

GUIDA a TRANQUI2

Consiglio ai lettori che visitano per la prima volta TRANQUI2  i post che ritengo essenziali: i due su Giovanni Matteucci e la recensione di "L'arte contemporanea" di Vettese edito da Il Mulino. I punti fondamentali risiedono nella terminologia manipolata e nel metodo antistorico da loro utilizzati per descrivere i fenomeni artistici.

http://tranqui2.blogspot.it/2013/03/il-saggio-groviera-larte-contemporanea.html

http://tranqui2.blogspot.it/2015/06/giovanni-matteucci-2-i-salvagenti.html

http://tranqui2.blogspot.it/2013/04/giovanni-matteucci-la-critica-darte-e.html

Monday, December 11, 2017

>>> Alessandro Michele >>>Michele Danieli >>>DSK: caso GUCCI - PITTI

 Nel blog di Michele Danieli sul caso Gucci - Pitti...

DSK ha detto:
Alessando + Michele + Michele + Danieli? >>> considerando l’ironia e la jeunesse che si respira in questo blog sarebbe stato lecito aspettarsi una lettura un po’ meno ovvia professorale dell’evento Palazzo Pitti che va visto con uno sguardo allenato alle subculture giovanili e al fashion design. Gli orrori della cultura contemporanea stanno da tutt’altra parte, nelle lobby dell’arte, nelle pretestuose iperspecializzazioni, nella mancata valorizzazione dei talenti, nei musei d’arte contemporanea usati per far politica. Quindi ben venga la collezione Gucci (con le cautele necessarie, naturalmente, e senza le luci roventi che già nello studio di qualche fotografo han fatto squagliare i quadri) che è costata quanto la moda è sempre stata pagata in ogni epoca comprese quelle “fotografate” nelle cornici a foglia oro di Pitti che ogni tanto un pochino di stile “siglo de oro” Dolce&Gabbana l’hanno pure loro. C’è un termine per capire il pensiero dietro il lavoro di Alessandro Michele – Gucci: fluidità. La fluidità del fashionista accanito le manca, caro Danieli, ma impegnandosi potrà recuperare >>>difficult not to feel a little bit disappointed

micheledanieli ha detto:
Gentilissimo,
ma si figuri se io ho qualcosa contro Alessandro Michele o contro Gucci.
Se legge bene vedrà che mi fanno un po’ impressione, ma niente di più.
Certo, “capire il pensiero dietro il lavoro di Alessandro Michele” è fuori dalla mia portata, questo lo ammetto.
E ammetto anche più di una deriva D&G nelle cornici Pitti, giustissima osservazione.
Cercherò allora di essere più chiaro: mi sembra incredibile che il direttore di uno dei più importanti Musei del mondo sia ansioso di trasformare gli Uffizi in un “marchio”, in modo da poterlo svendere a una sedicente upper class che dimostra il massimo disinteresse per gli oggetti ivi contenuti (che sono poi il motivo per il quale il Museo esiste).
Questo è il punto.
Poi ci sarebbe la questione delle nomine dei direttori, dei veri motivi eccetera.
Ma questo sarebbe davvero un discorso di poca jeunesse.
MD

Sunday, December 10, 2017

>>>Angela Vettese e l'artista esibizionista: il gusto di chi disprezza gli artisti italiani (su Arte Fiera Bologna)



>>>caricature of Vettese as Pinocchia spitting on Italian artists

>>> Forse condizionata dall'estetica dell'inautentico di cui è una delle italiche promotrici, Vettese rilascia un'ultima intervista (nel suo ruolo di direttrice ARTEFIERA) colpendo verso il basso contro il segmento più debole, gli artisti italiani.

Ogni esternazione di Lady V. va tradotta tenendo conto del suo vocabolario mentale: quando parla di "artisti italiani", lei sta pensando al circolo dei creativi suoi Protegé e, infatti, cita la B. che figura nella lista Italian Area.
In quanto al genericissimo "noi siamo classici" mai "convinti fino in fondo" (sempre riferito agli artisti italiani), anche questo punto richiede un chiarimento, soprattutto per chi non conosca i pregiudizi e i dogmatismi del suo percorso. Per i parametri di gusto di Vettese che interprertano il senso del tragico con un sensazionalismo assolutamente gratuito come in quel performer da lei magnificato (ma amatissimo anche da Chiara B.) che per realizzare metafore artistiche rilascia escrementi in pubblico, si fa fotografare accoppiato con i cani e si chiude in gabbia naked, qualsiasi operazione intellettuale non condizionata da una preoccupazione dimostrativa attraverso l'iperbole (in addizione o in sottrazione), qualsiasi opera che presenti un certo grado di raffinatezza intellettuale suggerita e non urlata non viene nemmeno presa in considerazione oppure bollata come "classica" in quanto mancante di eccessi pretestuosi e giullareschi (anche quando vorrebbe proporsi stilisticamente rigorosa). Loro, tale preoccupazione didascalico-dimostrativa, la chiamano thinking art.

Quando V. nel contesto dell'intervista cita la B******* vuole trasferire nell'interlocutore l'implicito messaggio che sia accettabile far collimare la sua scuderia di artisti con l'arte italiana tout court; quando dice "classici" riferendosi alla produzione attuale, intende in realtà spostare la nostra nozione del termine, farci credere cioè  che "essere convinti fino in fondo" sia adeguarsi al suo bad taste.

Dall'intervista di Roberta Scorranese:

È innegabile però che il discorso sull' arte abbia finito per prendere (o quasi) il sopravvento sulle opere e sugli artisti. Forse sono gli stessi creativi che convincono poco, con poetiche deboli? 

«Credo che gli artisti italiani oggi non abbiano ben capito di vivere un momento tragico. In fondo, la famiglia, anche se ammaccata, regge bene come stato sociale; la maggior parte dei giovani, pur se tra mille difficoltà, ha una casa di famiglia e può ancora contare sul sostegno dei genitori. Questo li porta a usare un linguaggio rassicurante, o nel tema o nella forma. Anche quando ci sono esperienze più dirompenti (penso per esempio a Rossella Biscotti che ha realizzato bei lavori come quello sul caso Moro), trovo sempre una componente criptica, come se non si fosse convinti fino in fondo. Diceva un vecchio adagio cinese: Dannato è chi vive un tempo interessante . E questo è un tempo molto interessante. Ma noi siamo classici. Io non amo l' arte dionisiaca, però giro il mondo e vedo esperienze molto più entusiasmanti laddove i problemi enormi (che sono ovunque, lo ripeto, anche da noi) sono percepiti come tali».


Le questioni della terminologia spostata ed il metodo antistorico utilizzati da V per descrivere i fenomeni artistici sono messi a fuoco con più precisione nel post recensione del saggio "L'arte contemporanea"edito da Il Mulino.
http://tranqui2.blogspot.it/2013/03/il-saggio-groviera-larte-contemporanea.html