Friday, June 22, 2018

Uffizi Gallery by Tadao Ando?

>>>the restoration work of Uffizi Gallery in Florence, based on the project of Tadao Ando

Friday, June 8, 2018

Milovan Farronato coinvolto nella lobby-archivio ITALIAN AREA - MUSEO SENZA CENTRO?


E' un post in progress - testo e correzioni in via di stesura

Cosa sono le lobby dell'arte?
Il critico Demetrio Paparoni ne svela la natura in un interessante intervento (che riporto in calce a questo post) precisando che  "nel mondo dell'arte più che delle mafie esistono delle lobbies...": utilizza senza reticenze il termine mafia.
Le lobby dell'arte, quando arrivano a controllare un'istituzione pubblica, non solo favoriscono la carriera degli artisti della propria scuderia, ma contemporaneamente avviano la cinica prassi di danneggiare la carriera di quei soggetti (curatori, artisti ecc...) esterni ad essa.
Chi si ricorda il boicottaggio dell'esposizione "Open" orchestrato dall'allora neoassessore alla cultura del Comune di Venezia, Angela Vettese? Giunse persino a negare il patrocinio del Comune a quelle manifestazioni estranee al suo circuito di interessi suscitando reazioni che arrivarono sulle pagine dei quotidiani locali, mentre utilizzava le riunuini a Ca' Farsetti per pubblicizzre i suoi protetti. La logica nefasta dell'amico/nemico prevede una sorta di cancellazione dell'alterità che quando viene effettuata da istituzioni pubbliche si trasforma in una effettiva censura di stato.
Sottolineo che Milovan Farronato fu il curatore di quell'operazione-boomerang (voluta dal Comune in risposta alla Biennale di Sgarbi) che si concretizzò in una mostra talmente piatta e conformista da risultare imbarazzante, laddove invece doveva rappresentare la sfida ideologicamente politically corret alla geniale provocazione sgarbiana.

Non deve stupire che Angela Vettese sostenga la nomina di Milovan Farronato a curatore del Padiglione Italia della Biennale Arte di Venezia 2019: egli fa parte a pieno titolo del suo gruppo di potere/lobby, una lobby che ha tentato, attraverso la spregiudicata operazione Italian Area - Museo Senza Centro, di dare alla loro scuderia di artisti-pedine un accesso privilegiato nelle istituzioni d'arte italiane.
Leggete attentamente la pagina di presentazione del progetto e troverete il nome di Farronato insieme a Vettese, Scardi, Bertola: la consueta strategia orchestrata dalle penne del Domenicale - Sole 24 Ore.
Nell'intervista al quotidiano Il Gazzettino, Vettese non rinuncia di dar prova della sua rozzezza teorica quando definisce "più tradizionali" forme espressive precedenti alla performance a all'installazione, confondendo e sovrapponendo come di consueto pratiche, generi e tecniche artistiche. La pittura e la scultura sono di per sé solo delle tecniche applicabili a tutte le pratiche artistiche, performance e installazioni incluse.

E' un post in progress - testo e correzioni in via di stesura

Demetrio Paparoni:

" ... nel mondo dell'arte più che delle mafie esistono delle lobbies, cioè dei gruppi che lavorano con dei criteri leciti ma non etici. Mi spiego meglio. Una volta il critico sceglieva un artista dopo di che c'era un sistema fatto dai musei, dalle gallerie, dalle riviste che confermavano se questa scelta era valida o non valida. Quello che succede adesso è che un gruppo ristretto di persone si mettono d'accordo fra di loro, cioè un gallerista importante, un critico di riferimento con una certa visibilità, qualche direttore di museo, qualcuno che ha una fondazione; queste persone si mettono d'accordo e decidono di puntare su un artista per cui alla fine ognuno dirà "Avevo ragione, quell'artista è bravo. Guarda, il critico ha detto la stessa cosa, la galleria ha detto la stessa cosa".  In realtà si sono già messi d'accordo prima"

Sunday, February 18, 2018

"HOME"

“HOME”
>>>undoubtedly the computer has changed design practice and has become increasingly important but it is interesting to observe an inverse process, the influence of the metaphorical use of architecture in the language of the web. The “HOME” icon presents a metaphorical variation of the notion of a building just as some postmodern architecture.
http://archinect.com/kosscarpakos/project/home

Tuesday, January 9, 2018

>>>furto a Palazzo Ducale

>>>ostregheta
i ga ciavà
i gioiei del Marajà

Thursday, December 21, 2017

LUCA VISMARA ANCH'IO (con o senza Rudy Zerbi?)

Rudy Zerbi + Luca Vismara
Luca Vismara anch'io. Sì, perché che sia AMICI 2017 - 2018, BIENNALE D'ARTE, Premio dei Premi o Talent dei Talent, la questione non cambia poi tanto quando c'è di mezzo il rispetto per noi artisti.
Il cantante, durante la trasmissione televisiva AMICI 2017, ha evidenziato i numerosi errori di valutazione commessi da Rudy Zerbi nel giudicare altri partecipanti al talent. Quando dalla posizione di insegnante-critico si colpisce con una stroncatura spietata un artista-allievo che per arrivare dov'è ha già superato casting e audizioni di massa non si può di certo aspettarsi sempre in risposta il piagnucolamento sottomesso di "una lacrima sul viso". Il mondo musicale di Luca evidentemente prende a modello certe operazioni discografiche revival del Nord Europa che citano l'Italo Disco '80 ed i Novanta (di Italo Disco il blog Tranqui2 ne sa qualcosa...); Zerbi non le conosce o non le apprezza, ma ritengo giusto che dia più tempo all'allievo.
Sarà interessante, in ogni caso, verificare se Luca riuscirà a trasformare il suo mondo musicale verso quel qualcosa d'altro che il contesto gli richiede, e come.
Ma c'è chi usa il suo ruolo per giocare al gatto col topo con gli artisti come accaduto anche al sottoscritto con quella "critica d'arte" Angela Vettese che non perde occasione di disprezzare gli artisti italiani a cui deve tutto e di attaccarmi (perfino nel forum di una istituzione pubblica) solo perché ho espresso pubblicamente e liberamente delle opinioni sulla Bevilacqua La Masa da lei diretta, cosa che altri artisti hanno il timore di fare.
Alè! Ogni tanto qualcuno sa rispondere a tono e questo non può fare che piacere... Chapeau!
Italo Disco Luca

Friday, December 15, 2017

GUIDA a TRANQUI2

Consiglio ai lettori che visitano per la prima volta TRANQUI2  i post che ritengo essenziali: i due su Giovanni Matteucci e la recensione di "L'arte contemporanea" di Vettese edito da Il Mulino. I punti fondamentali risiedono nella terminologia manipolata e nel metodo antistorico da loro utilizzati per descrivere i fenomeni artistici.

http://tranqui2.blogspot.it/2013/03/il-saggio-groviera-larte-contemporanea.html

http://tranqui2.blogspot.it/2015/06/giovanni-matteucci-2-i-salvagenti.html

http://tranqui2.blogspot.it/2013/04/giovanni-matteucci-la-critica-darte-e.html

Monday, December 11, 2017

>>> Alessandro Michele >>>Michele Danieli >>>Daniele K: caso GUCCI - PITTI

 Nel blog di Michele Danieli sul caso Gucci - Pitti...

DSK ha detto:
Alessando + Michele + Michele + Danieli? >>> considerando l’ironia e la jeunesse che si respira in questo blog sarebbe stato lecito aspettarsi una lettura un po’ meno ovvia professorale dell’evento Palazzo Pitti che va visto con uno sguardo allenato alle subculture giovanili e al fashion design. Gli orrori della cultura contemporanea stanno da tutt’altra parte, nelle lobby dell’arte, nelle pretestuose iperspecializzazioni, nella mancata valorizzazione dei talenti, nei musei d’arte contemporanea usati per far politica. Quindi ben venga la collezione Gucci (con le cautele necessarie, naturalmente, e senza le luci roventi che già nello studio di qualche fotografo han fatto squagliare i quadri) che è costata quanto la moda è sempre stata pagata in ogni epoca comprese quelle “fotografate” nelle cornici a foglia oro di Pitti che ogni tanto un pochino di stile “siglo de oro” Dolce&Gabbana l’hanno pure loro. C’è un termine per capire il pensiero dietro il lavoro di Alessandro Michele – Gucci: fluidità. La fluidità del fashionista accanito le manca, caro Danieli, ma impegnandosi potrà recuperare >>>difficult not to feel a little bit disappointed

micheledanieli ha detto:
Gentilissimo,
ma si figuri se io ho qualcosa contro Alessandro Michele o contro Gucci.
Se legge bene vedrà che mi fanno un po’ impressione, ma niente di più.
Certo, “capire il pensiero dietro il lavoro di Alessandro Michele” è fuori dalla mia portata, questo lo ammetto.
E ammetto anche più di una deriva D&G nelle cornici Pitti, giustissima osservazione.
Cercherò allora di essere più chiaro: mi sembra incredibile che il direttore di uno dei più importanti Musei del mondo sia ansioso di trasformare gli Uffizi in un “marchio”, in modo da poterlo svendere a una sedicente upper class che dimostra il massimo disinteresse per gli oggetti ivi contenuti (che sono poi il motivo per il quale il Museo esiste).
Questo è il punto.
Poi ci sarebbe la questione delle nomine dei direttori, dei veri motivi eccetera.
Ma questo sarebbe davvero un discorso di poca jeunesse.
MD

Sunday, December 10, 2017

>>>Angela Vettese e l'artista che defeca in pubblico e si accoppia con i cani: il gusto di chi disprezza gli artisti italiani (su Arte Fiera Bologna)


>>>caricature of Vettese as Pinocchia spitting on Italian artists

>>>Con l'ipocrisia che sembra essere il suo marchio di fabbrica o forse condizionata dall'estetica dell'inautentico di cui è una delle italiche promotrici, Vettese rilascia un'ultima intervista (nel suo ruolo di direttrice ARTEFIERA) per esternare disprezzo come di consueto non verso le falle del sistema ed i poteri forti, ma puntando verso il basso contro il segmento più debole, gli artisti italiani.

Ogni esternazione di Lady V. va tradotta tenendo conto del vocabolario mentale lobbista: quando parla di "artisti italiani" lei sta pensando al circolo dei creativi suoi protegé ed in effetti cita la Biscotti che figura nella lista della lobby-archivio Italian Area di cui V. è una delle piazziste ufficiali.
In quanto al genericissimo "noi siamo classici" mai "convinti fino in fondo" (sempre riferito agli artisti italiani), anche questo punto richiede un chiarimento, soprattutto per chi non conosca i pregiudizi ed i dogmatismi del suo percorso di """critica d'arte""" (tra molte virgolette). Per i parametri di gusto di Vettese che interpertano il senso del tragico con un sensazionalismo assolutamente gratuito come in quel performer da lei magnificato (ma molto amato anche da C. B.) che per realizzare metafore artistiche si fa fotografare accoppiato con i cani, rilascia escrementi in pubblico e si fa chiudere in gabbia naked, qualsiasi operazione intellettuale non condizionata da una preoccupazione dimostrativa attraverso l'iperbole (in addizione o in sottrazione), qualsiasi opera che presenti un certo grado di raffinatezza intellettuale suggerita e non urlata non viene nemmeno presa in considerazione oppure bollata come "classica" in quanto mancante di eccessi pretestuosi e giullareschi (anche quando vorrebbe proporsi stilisticamente rigorosa). Tale preoccupazione didascalico-dimostrativa loro la chiamano thinking art.
Sono quindi artisti multiuso, i suoi: non solo li spostano come pedine sulla scacchiera, ma all'occorrenza fanno anche da bersaglio di malumori e lune storte. Se Vettese pensa che gli artisti siano tutti disposti a fare i cani e defecare in pubblico per compiacere il suo cinismo e cattivo gusto... lo vada a fare lei (e certi suoi colleghi) all'università, alle fiere d'arte e il titolo glielo trovo io, o dinnazi alle lobby politiche. Esclamare come fa lei alle sue conferenze "strumentalizzateci!" è cosa indegna. Questa è l'etica che trasmette ai suoi studenti.

Lei ed un Riccardo Caldura incentivano i creativi a pratiche di facile sensazionalismo, mantenendo al contempo verso il pubblico una perpetua attitudine manipolatoria: quando V. nel contesto dell'intervista cita la Biscotti vuole trasferire nell'interlocutore l'implicito messaggio che sia accettabile far collimare la sua scuderia di artisti-pedine con l'arte italiana tout court; quando dice "classici" riferendosi alla produzione attuale, intende in realtà spostare la nostra nozione del termine, farci credere cioè  che "essere convinti fino in fondo" sia adeguarsi al suo aberrante cattivo gusto, accettare di fornicare "fino in fondo" con i cani, vederci espellere le feci in diretta per uno sguardo critico che non prevede identificazione con l'opera e l'artista ma una fruizione puramente cerebrale.
L'abbiamo ben capito di vivere un momento tragico, tragicissimo: io ne sono pienamente consapevole. Fintanto che personaggi così strumentalizzeranno a fini ideologici l'arte italiana come nei periodi più bui della storia del nostro Paese...

Dall'intervista di Roberta Scorranese:

È innegabile però che il discorso sull' arte abbia finito per prendere (o quasi) il sopravvento sulle opere e sugli artisti. Forse sono gli stessi creativi che convincono poco, con poetiche deboli? 

«Credo che gli artisti italiani oggi non abbiano ben capito di vivere un momento tragico. In fondo, la famiglia, anche se ammaccata, regge bene come stato sociale; la maggior parte dei giovani, pur se tra mille difficoltà, ha una casa di famiglia e può ancora contare sul sostegno dei genitori. Questo li porta a usare un linguaggio rassicurante, o nel tema o nella forma. Anche quando ci sono esperienze più dirompenti (penso per esempio a Rossella Biscotti che ha realizzato bei lavori come quello sul caso Moro), trovo sempre una componente criptica, come se non si fosse convinti fino in fondo. Diceva un vecchio adagio cinese: Dannato è chi vive un tempo interessante . E questo è un tempo molto interessante. Ma noi siamo classici. Io non amo l' arte dionisiaca, però giro il mondo e vedo esperienze molto più entusiasmanti laddove i problemi enormi (che sono ovunque, lo ripeto, anche da noi) sono percepiti come tali».


Le questioni della terminologia spostata ed il metodo antistorico utilizzati da V per descrivere i fenomeni artistici sono messi a fuoco con più precisione nel post recensione del saggio "L'arte contemporanea"edito da Il Mulino.
http://tranqui2.blogspot.it/2013/03/il-saggio-groviera-larte-contemporanea.html


Sunday, November 5, 2017

Sunday, July 30, 2017

La virgola di Wilde

Quella che c'è tra "nascere, rinascere"
Quella che c'è tra "scrittore, pittore"
Quella che c'è tra "Jeanne, Modigliani"
tra "Vriesendorp, Koolhaas"
tra "Verlaine, Rimbaud"
Quella che c'è tra "Savinio, De Chirico"
tra "Kahlo, Rivera"
tra "Wilde, C.3.3."
tra "Sebastian Melmoth, C.3.3."
Quella che c'è tra tra "veglia, sonno"
tra "inspirare, espirare"
tra  "certo, dubbio".
Quella che c'è tra "io, tutti"
Quella che c'è tra "... , ..."
tra "Bakargiev, curator porn"
Quella che c'è tra "Adamo, Eva"
Quella che c'è tra "amici, amanti"
tra "nemici, amanti"
tra "nemici, amici"
tra "amici, nemici"
tra "mm, km".
Quella che c'è tra "fratelli, van Gogh"
Quella che c'è tra "fotografo, artista"
Quella che c'è tra "A, Z"
Quella che c'è tra "grande, architetto"
Quella che c'è tra "maluccio, benino"
Quella che c'è tra "quindi, dunque"
Quella che c'è tra "così, è"

 “Ho trascorso tutta la mattina a correggere le bozze di una mia poesia, e ho tolto una virgola. Nel pomeriggio, l'ho rimessa” O. Wilde

Wednesday, May 3, 2017

Sunday, April 30, 2017

Beatrice Merz è è è è è è è è... figliadimarioemarisamerz - il CV horror


>>>andate a dare un'occhiata al sito sito della Fondazione Merz. Da quanto è scritto Beatrice Merz non è più sotto la label figliadimarioemarisamerz = figlia di Mario e Marisa Merz! Def'ezzere succezzo un qualkoza! Sono preokkupatizzimo!

... http://fondazionemerz.org/beatrice-merz/


Ecco qui il precedente curriculum da me anche fotografato in cui ci viene spiegato (nel sito dell'omonima fondazione) che Beatrice è senza ombra di dubbio figliadimarioemarisamerz:
Beatrice Merz, figlia di Mario e Marisa Merz, è nata in Svizzera il 5 agosto 1960. Vive e lavora a Torino. Accanto a esperienze curatoriali (due retrospettive, una dedicata a Gilberto Zorio e l’altra a Giovanni Anselmo, una mostra sull’Arte Povera a Oslo e alcune rassegne di giovani artisti), l’attività principale è stata sempre quella editoriale. Ha fondato nel 1986, e tuttora dirige, la casa editrice hopefulmonster specializzata in libri e cataloghi d’arte contemporanea. Nel 2005 inaugura la Fondazione Merzun progetto fortemente voluto insieme al padre. Dal 2010 è direttore del Castello di Rivoli.
Sottolineo che grazie a questo curriculum della figliadimarioemarisamerz (CV su cui ogni commento è superfluo), la figliadimaioemarisamerz è riuscita persino ad avere un'influenza sulla Muve, la Fondazione Musei Civici di Venezia, conseguentemente alla posizione della figiadimarioemarisamerz interna al "gruppo d'influenza" dell'AMACI. Hai capito la figliadimarioemarisamerz! Lo dice anche a Repubblica che lei ha uno spirito nomade come il suo papà, lo chiama proprio il papà, la figliadimarioemarisamerz. Questa è l'arte italiana di oggi. E, per chi conosce i retroscena, con gli artisti succede di peggio!

Monday, August 8, 2016

Should Bauhaus be considered an Order of Architecture?

Should Bauhaus (and modern architecture) be considered an architectural order?



http://archinect.com/forum/thread/36407294/should-bauhaus-be-considered-an-order-of-architecture


from the forum :
>>>Frank your remarks are interesting and supported by what we can read in architecture's history books, but... the present is not a history book...

>>>i would overturn the question: what if the present would rather suggest us to review and widen our notion of "architectural order"? The line - Bauhaus - Mies van der Rohe - less is more - etc... has, in the course of time, codified 1 (anti-order) style that, in the end, became an architectural order itself, and the proofs are its duration, permanence, constancy.

Friday, August 5, 2016

Il boomerang di Carolyn Christov-Bakargiev & Co contro il Volksbühne staff

>>>anche Carolyn Christov Bakargiev firma lo sprezzante appello contro lo staff del berlinese teatro Volksbühne e a sostegno del neodirettore Dercon, figura a lungo alla guida dalla Tate Modern.
Sottolineo che Bakargiev per la seconda volta e pochi anni dopo la “figlia di Mario e Marisa Merz” (artisti di una corrente del secolo scorso denominata Arte Povera) a Torino gestisce un'istituzione d’arte pubblica come se fosse la galleria del suo limitato gusto personale e il mausoleo di stato dell'Arte Povera. Evidentemente è proprio tale deriva di estremo personalismo censorio di ogni altra visione, prospettiva, approccio, contesto in nome di una delega dettata dalla politica e da “modelli precostituiti” imposti su scala globale che i lavoratori del teatro tedesco temono, quindi quella perdita di autorevolezza che riduce un'istituzione pubblica alla compiaciuta autoreferanzialità di un unica figura, prassi che invece di elaborare conflitti e posizioni differenti, li omette.
Se alcune istituzioni artistiche torinesi hanno accettato di entrare in una sorta di coma pilotato da decenni, tale scelta ha costi culturali e professionali altissimi e pretendere da altri di inseguire tale deriva è semplicemente assurdo. Giusto e corretto il timore del Volksbühne staff quando in una densa e lapidaria nota osserva il rischio che the artistic processing of social conflict is displaced in favor of a globally extended consensus culture with uniform presentation and sales patterns.

 La casta della cultura gerarchizzata e globalizzata dei firmatari dell’appello parla finanche di “colpo di stato”, si trincera con toni minacciosi dietro l’investitura ricevuta da Dercon dalla politica, quindi introduce implicitamente tra il neodirettore ed i dipendenti del teatro 
(90 staff members e 80 freelancers) quella sfida che mira ad ottenere il silenzio di ogni alterità di pensiero attraverso l’autocensura. 
Gli stessi metodi strumentali da essi solitamente attuati con la categoria professionale degli artisti. 
Tutto ciò in nome della “Berlin’s global stature”, quasi che la “Berlin’s global stature” si alimenti di disprezzo per ogni confronto, dibattito, discussione. 

Il passaggio "at its crudest, the open letter is about power, and the abuse of the privilege conferred by public employment to defeat an individual’s vision" sposta il centro della questione che invece va individuato nella collisione di due modelli differenti di intendere autorevolezza nell'istituzione pubblica, quindi la cultura come elaborazione dei conflitti; ad una strategia divenuta prassi centrata sulla sua restituzione simulata ed estetizzata nell'omissione di ogni elemento non conforme a modelli prestabiliti e uniformati su scala globale se ne contrapone una seconda, impersonificazione catartica di posizioni antitetiche attraverso le nozioni di "personaggio", "scena", "narrazione" in un confronto assoluto con la parola.  
E che dire della "tactic of public denunciation undertaken by Mr. Dercon’s detractors to damage his professional credibility and impugn his personal integrity"? Gli intellettuali del Volksbühne contestano (più che la persona) il modello di cui Dercon è portatore, in cui la "visionary leadership in the museum field" divine alibi per fare censura di stato. GLI attori-clown alla Bakargiev che si atteggiano a pensatori radicali al vertice gerarchico di ricche istituzioni di stato sono un portato del tardo postmodernismo: un'idea di avanguardia e ricerca completamente finzionale, la loro.
 
Ecco il testo dell'aggressiva risposta, senz'altro un effetto boomerang per gli argomenti utilizzati, i toni allarmistici completamente fuori misura in quanto rivolti anche (oltre che al potere politico) a quelli che dovrebbero essere i futuri collaboratori del neo-direttore; suona come un chiaro alibi dato a Dercon di scavalcare già l'influenza dello staff del teatro i cui timori risultano ancor più fondati e dimostra la difficoltà di intavolare una discussione con figure che ad ogni divergenza fanno pesare il proprio ruolo gerarchico.

Open Letter from Concerned Cultural Actors about Recent Discussions Surrounding the Directorship of Volksbühne in Berlin
Dear Mayor Michael Müller,
Last week we read with interest and dismay the open letter authored by 90 staff members and 80 freelancers of the Volksbühne in Berlin in opposition to the appointment of Chris Dercon as the incoming director of the theater. In normal circumstances of employment-related dispute between members of management and staff, we would have taken a more circumspect view of this letter.

However, because the main goal of the open letter was intended as a mechanism to reverse the directorial mandate vested in Mr. Dercon by the Berlin Senate, we did not want to stand aside and witness a miscarriage of justice being perpetrated. Nor did we want to sanction, without public comment, the tactic of public denunciation undertaken by Mr. Dercon’s detractors to damage his professional credibility and impugn his personal integrity.
Indeed, one can grant the authors of the open letter the fact that Mr. Dercon comes from the museum world and not the theater field. That is not in dispute. Nevertheless, for signatories of this letter to make the claim that his association with museums is liable to bring to Volksbühne “a global consensus culture with uniform presentation and sales patterns” is risible, as is the claim that there is one single truth presided over by those who signed the open letter. Given its derisive tone and the a priori judgment of a cultural programme that has not yet been realized, the substance of the open letter makes it clear that there is a different agenda at work.
A cursory reading of the complaints and the charges leveled within the letter reveals clearly that the motive is not about jobs or the defense and protection of the legacy of the Volksbühne; nor is it about art and the fearless engagement with ideas. At its crudest, the open letter is about power, and the abuse of the privilege conferred by public employment to defeat an individual’s vision. In the single-minded pursuit of an agenda of public co-optation, the signatories of the letter have bypassed all objective standards for serious debate and have descended to employing fear and censorship to oppose ideas they may not support.
The concerted public circus that surrounds the appointment of Mr. Dercon, the lack of decorum in the reception of his appointment, and, above all, the inability of his detractors to accord him even the most minimal courtesy, should be professionally embarrassing and damaging to a city of Berlin’s global stature. If the city accedes to a narrow-minded and self-interested coup d’etat, it will have succumbed to cheap innuendo and failed to defend the professional basis upon which Mr. Dercon was appointed. Berlin will also relinquish all claims to being an open city, a cosmopolitan place where professionals can accept an appointment in good faith with the freedom to think adventurously and create beyond the conventional bounds of institutional structures.
At the risk of restating the obvious, Chris Dercon brings with him to Berlin strong record of visionary leadership in the museum field over three decades. He has built and skillfully managed strong and thriving institutions, and has a global view of the importance of art and ideas in instigating change. As a highly respected figure in the field of contemporary art he has supported, nurtured, and realized the critical visions of artists; he has relentlessly demonstrated a commitment to experimentation and risk-taking; and in so doing earned the trust and admiration of peers.
In lending our support to Chris Dercon, it is our hope that common sense will prevail over alarmist sensationalism. We also wish to note that every change of leadership by definition is a vote for creative rupture. To bring excellence and vitality to culture we must constantly dare to appoint new stewards of institutions, who are charged to challenge and reimagine their place in our cultural, political, and moral reality. Given his record of accomplishment over the last three decades, we believe that Mr. Dercon is not only eminently positioned to lead the Volksbühne; he is also a bold and inspired choice. We applaud the Berlin Senate for inviting him to Berlin. Furthermore, we are convinced that Mr. Dercon will leverage his prior experience in some of the world’s most respected and renowned museums to reinforce and enhance the deserved reputation of the Volksbühne.
Okwui Enwezor
Director, Haus der Kunst, München, München

Hans Ulrich Obrist
Director, Serpentine Gallery, London

Hortensia Völckers
Executive Board / Artistic Director, Kulturstiftung des Bundes, Halle

David Chipperfield Architect
Thomas Weski Curator
Ulrich Wilmes
Chief Curator, Haus der Kunst,

Rem Koolhaas, Architect
Jacques Herzog, Architect
Bernd Scherer
Director, Haus der Kulturen der Welt, Berlin

Richard Sennett
Professor of London School of Economics

Alexander Kluge Filmmaker and Author
Manthia Diawara
Professor, New York University

Peter Saville Designer
Christine Macel
Chief Curator, Centre Pompidou, Paris

Konstantin Grcic Designer
Sabine Breitwieser
Director, Musuem der Moderne, Salzburg

Anne Teresa de Keersmaeker Choreographer
Carolyn Christov-Bakargiev Director, Castello di Rivoli, Torino
Adam Szymczyk Director, Documenta 14
Dirk Snauwaert Director, Wiels, Brussels
Matthias Mühling
Director, Lenbachhaus, Munich

Phillipe Parreno Artist
Susanne Gaensheimer Director, Museum für Moderne Kunst, Frankfurt a. Main
Friedrich Meschede
Director, Kunsthalle, Bielefeld

Kasper König
Curator, former Director Museum Ludwig, Cologne